martedì 3 febbraio 2026

Largimi nga Italia mund të kushtojë lejen e qëndrimit

 Largimi nga Italia mund të kushtojë lejen e qëndrimit

Në të drejtën italiane të emigracionit, mungesa nuk është kurrë një fakt neutral. Largimi nga territori italian ndërkohë që një procedurë administrative për lejen e qëndrimit është ende në zhvillim mund të ketë pasoja vendimtare, deri në refuzimin e vetë lejes. Nuk bëhet fjalë për një rrezik teorik, por për një realitet të konfirmuar gjithnjë e më shpesh nga praktika administrative dhe nga jurisprudenca.

Leja e qëndrimit nuk është thjesht një dokument burokratik. Ajo përfaqëson një lidhje juridike të vazhdueshme midis shtetasit të huaj dhe shtetit italian, e bazuar në praninë reale dhe të qëndrueshme në territorin kombëtar. Kur kjo vazhdimësi ndërpritet, themelet juridike të së drejtës për të qëndruar në Itali dobësohen ndjeshëm.

Autoritetet italiane e interpretojnë në mënyrë konstante mungesën e zgjatur ose të parregulluar si një ndërprerje të qëndrimit. Në praktikë, kjo do të thotë se edhe kur kërkesa për rinovim është paraqitur në mënyrë të rregullt, largimi nga Italia — veçanërisht në mungesë të një kuadri të qartë për rikthim të rregullt — mund ta çojë administratën në përfundimin se kushtet ligjore për lejen e qëndrimit nuk ekzistojnë më.

Jurisprudenca administrative e kohëve të fundit e ka konsoliduar këtë qasje. Gjykatat kanë konfirmuar se, kur një shtetas i huaj qëndron jashtë Italisë për një periudhë të konsiderueshme dhe nuk kthehet brenda afatit të vlefshmërisë së vizës së rikthimit, refuzimi i lejes së qëndrimit është juridikisht i ligjshëm. Në këto raste, administrata nuk ushtron diskrecion, por zbaton ligjin në mënyrë detyruese, duke konstatuar mungesën e një kushti thelbësor.

Ajo që e bën këtë çështje veçanërisht delikate është fakti se garancitë procedurale kanë një ndikim të kufizuar sapo mungesa të jetë konstatuar. Kur refuzimi bazohet në mungesën objektive të kushteve të kërkuara — si vazhdimësia e qëndrimit ose rikthimi i rregullt — akti shpesh konsiderohet i detyrueshëm. Si pasojë, mangësitë procedurale ose arsyetimet e vona rrallëherë arrijnë të ndryshojnë rezultatin.

Mesazhi është i qartë dhe nuk duhet nënvlerësuar. Largimi nga Italia ndërkohë që një procedurë administrative është ende pezull është një vendim me rrezik të lartë. Edhe një mungesë e përkohshme, nëse nuk vlerësohet siç duhet ose nuk justifikohet në mënyrë adekuate, mund të vërë në rrezik vite të tëra qëndrimi të ligjshëm dhe integrimi.

Në të drejtën e emigracionit, prania ka peshë. Koha ka peshë. Territori ka peshë. Dhe ndonjëherë, edhe një mungesë e vetme mjafton për ta shndërruar një situatë të rregullt në një refuzim përfundimtar.

Publikimi i plotë është i disponueshëm në Calaméo në lidhjen e mëposhtme:
https://www.calameo.com/books/0080797759e6d98d60004

Avv. Fabio Loscerbo

La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione (articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)

 

La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione

(articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)



La disciplina della presentazione della domanda di protezione internazionale nell’Unione europea, così come delineata dai regolamenti (UE) 2024/1348 e 2024/1351, segna un deciso superamento dell’impostazione previgente fondata sulla direttiva 2013/32/UE e sul regolamento Dublino III. Con l’adozione di questi regolamenti, il legislatore europeo non si limita a uniformare le procedure di esame delle domande di asilo, ma trasferisce all’interno del nucleo stesso del procedimento una serie di obblighi precisi e vincolanti a carico del richiedente, finalizzati a garantire la correttezza procedurale, la cooperazione con le autorità competenti e il rispetto dei criteri di attribuzione di competenza tra Stati membri.

L’articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 inserisce nel regime procedurale di protezione internazionale (cioè nella disciplina che regola l’esame di merito e la revoca degli status) una sezione dedicata agli obblighi del richiedente ai fini della presentazione della domanda e dello svolgimento della procedura stessa. Pur non essendo qui riprodotto il testo integrale, il contenuto normativo è esplicitamente pensato per tradurre in obblighi giuridici quello che, in passato, veniva talora percepito come un dovere generico di “cooperazione”. Il regolamento afferma che il richiedente deve presentare la domanda di protezione internazionale nello Stato membro individuato secondo i criteri di competenza (con specifico richiamo all’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351) e deve cooperare in modo pieno e continuativo con le autorità competenti. La cooperazione qui descritta non è meramente formale: include la produzione tempestiva e completa di dati personali, documenti di identità e ogni elemento utile rilevante ai fini della procedura; l’accettazione di modalità di comunicazione tra autorità e richiedente; l’obbligo di rendersi disponibile per il colloquio personale e per ogni atto procedurale necessario; nonché la permanenza nel territorio dello Stato competente salvo diversa indicazione dell’autorità. Il regolamento, quindi, esplicita la intima connessione tra la presentazione della domanda e l’adesione consapevole del richiedente al sistema procedurale europeo, con l’obiettivo di rendere l’esame uniforme e coerente tra gli Stati membri .

Parallelamente, l’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351 – Obligations of the applicant and cooperation with the competent authorities – incarna il pilastro normativo che disciplina la presentazione della domanda nel quadro della determinazione dello Stato membro responsabile dell’esame e della cooperazione con le autorità. La norma prevede innanzitutto che la domanda di protezione internazionale debba essere effettivamente fatta e registrata nello Stato membro di primo ingresso (art. 17(1)); tale obbligo è formulato senza possibilità di deroga se non nei casi tassativi previsti al comma 2, che autorizzano la presentazione nello Stato membro che ha rilasciato un documento di soggiorno o un visto valido. Se il documento è scaduto o stato revocato, la domanda deve essere presentata nello Stato membro in cui il richiedente è presente al momento della domanda. Tale formulazione sostanzia un principio di ordine di ingresso che, combinato con i criteri di attribuzione di responsabilità, costituisce il nuovo sistema europeo comune di competenza, volto a limitare i cosiddetti movimenti secondari e a garantire una responsabilità statale chiara e prevedibile .

L’articolo 17 prosegue definendo l’obbligo di cooperare pienamente con le autorità competenti nella raccolta dei dati biometrici in conformità al regolamento 2024/1358 e nella comunicazione di tutti gli elementi e informazioni disponibili utili ai fini della determinazione dello Stato membro responsabile, con particolare riguardo alla produzione tempestiva di documenti di identità e alla partecipazione alle interviste. La cooperazione non riguarda solo la fase di attribuzione di competenza, ma si estende alla obbligatoria presenza nel territorio dello Stato membro competente nel corso della procedura di determinazione e, ove applicabile, nell’implementazione di un trasferimento verso lo Stato responsabile e, successivamente, nello Stato responsabile stesso. Infine, qualora sia notificata una decisione di trasferimento, l’articolo impone al richiedente di cooperare per l’esecuzione della decisione stessa .

La disciplina è quindi funzionale a ottenere una cooperazione procedurale effettiva: non si tratta di enunciare un principio astratto, ma di legare la presentazione della domanda alle concrete fasi del procedimento, dalla registrazione alla determinazione della responsabilità, fino all’effettiva esecuzione delle decisioni di trasferimento. In tal modo, lo Stato membro in cui il richiedente presenta la domanda di protezione non solo apre la procedura di merito (come previsto dal regolamento 2024/1348), ma acquisisce anche il ruolo di primo Stato membro coinvolto nel sistema di responsabilità delineato dal regolamento 2024/1351. Il patto così costituisce un’unica architettura normativa in cui la presentazione della domanda e la cooperazione con le autorità diventano momenti giuridici pregnanti e collegati, prodromici all’esame sostanziale e all’attribuzione di competenza nel sistema europeo comune di asilo .

In ultima analisi, quindi, la novità più significativa dei due articoli risiede nell’aver trasformato l’atto di presentare la domanda di protezione internazionale da un momento amministrativo di mera presa in carico da parte dell’ente statale a un atto procedurale caricato di obblighi giuridici specifici, verificabili e sanzionabili, connessi alla cooperazione, alla corretta attribuzione dello Stato responsabile e al rispetto delle regole del sistema comune europeo. Nell’orizzonte delineato dal legislatore europeo, il diritto di chiedere protezione internazionale non è più svincolato da doveri di corresponsabilità procedurale: esso si esercita entro confini giuridicamente costituenti del sistema di competenza e cooperazione tra gli Stati membri.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 31 gennaio 2026

La conversione del permesso di soggiorno per cure mediche dopo il decreto-legge 20 del 2023: disciplina transitoria, affidamento e limiti dell’azione amministrativa

 

Abstract

Il contributo esamina la disciplina della conversione del permesso di soggiorno per cure mediche in permesso di soggiorno per motivi di lavoro alla luce delle modifiche introdotte dal decreto-legge 20 del 2023, convertito dalla legge 50 del 2023. L’analisi si concentra sulla portata della disciplina transitoria e sul ruolo svolto dalla giurisprudenza amministrativa nel ricondurre l’azione delle Questure entro i limiti imposti dai principi di irretroattività, certezza del diritto e tutela dell’affidamento dello straniero. Particolare attenzione è dedicata alla recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, che offre un contributo chiarificatore di rilevante impatto sistemico.

1. Il quadro normativo di riferimento

Il decreto-legge 20 del 2023 ha inciso in modo significativo sulla disciplina dei permessi di soggiorno convertibili, modificando l’articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo 286 del 1998. Tra gli effetti più rilevanti della riforma vi è stata l’eliminazione del permesso di soggiorno per cure mediche dall’elenco dei titoli convertibili in permessi per motivi di lavoro.

Tale intervento normativo ha sollevato fin da subito questioni interpretative di rilievo, soprattutto con riferimento alle situazioni giuridiche già in essere e ai procedimenti amministrativi avviati prima dell’entrata in vigore della riforma. In questo contesto assume un ruolo centrale la disciplina transitoria prevista dall’articolo 7 del decreto-legge 20 del 2023, il cui ambito applicativo è stato oggetto di letture divergenti.

2. La disciplina transitoria e il problema del criterio temporale

Il nodo interpretativo principale riguarda l’individuazione del momento temporalmente rilevante ai fini dell’applicazione del regime previgente: se la data della domanda di conversione oppure la data di presentazione dell’istanza originaria di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche.

Le prassi amministrative hanno frequentemente privilegiato la prima opzione, ritenendo irricevibili le domande di conversione presentate dopo l’entrata in vigore della riforma, anche quando il titolo originario fosse stato richiesto in epoca antecedente. Questa impostazione ha determinato una compressione significativa delle posizioni giuridiche degli interessati, spesso aggravata da ritardi procedimentali non imputabili agli stessi.

3. L’orientamento della giurisprudenza amministrativa

La giurisprudenza amministrativa ha progressivamente ricondotto l’interpretazione della disciplina transitoria entro coordinate più coerenti con i principi generali dell’ordinamento. In particolare, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, con sentenza numero 58 del 20 gennaio 2026, ha affermato che il criterio temporale dirimente è rappresentato dalla data di presentazione dell’istanza originaria di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche.

Secondo il giudice amministrativo, qualora tale istanza sia stata presentata prima dell’entrata in vigore della riforma, continua a trovare applicazione la disciplina previgente, comprensiva della possibilità di conversione del titolo in permesso per motivi di lavoro. Tale lettura valorizza una interpretazione letterale e sistematica dell’articolo 7 del decreto-legge 20 del 2023 e risulta coerente con la funzione di garanzia propria delle norme transitorie.

4. Tutela dell’affidamento e assenza di termini decadenziali

La pronuncia del TAR Liguria si segnala anche per l’attenzione dedicata alla tutela dell’affidamento dello straniero, inteso come legittima aspettativa maturata sulla base della normativa vigente al momento dell’avvio del procedimento amministrativo. In questa prospettiva, la conversione del permesso di soggiorno non può essere preclusa per effetto di sopravvenienze normative quando il procedimento originario sia stato correttamente instaurato sotto il regime previgente.

La sentenza affronta inoltre il tema della presunta tardività delle domande di conversione, ribadendo un principio già consolidato: in assenza di una espressa previsione legislativa, la domanda di rinnovo o di conversione del permesso di soggiorno non è soggetta a termini decadenziali. Ne deriva un ulteriore ridimensionamento delle prassi amministrative fondate su criteri non previsti dalla legge.

5. Considerazioni conclusive

La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria si inserisce in un orientamento giurisprudenziale volto a ristabilire un corretto equilibrio tra potere amministrativo e tutela delle situazioni giuridiche soggettive nel diritto dell’immigrazione. In un contesto segnato da riforme frequenti e da una crescente rigidità applicativa, la riaffermazione dei principi di certezza del diritto, irretroattività e affidamento assume un valore sistemico.

La conversione del permesso di soggiorno per cure mediche, nei casi disciplinati dal regime transitorio, emerge così come uno spazio di legalità che non può essere compresso da interpretazioni amministrative restrittive o da circolari interne prive di forza normativa. La giurisprudenza amministrativa conferma, ancora una volta, il proprio ruolo di presidio dei principi fondamentali dell’ordinamento.

Riferimento alla pubblicazione

La sentenza oggetto di analisi è pubblicata integralmente su Calaméo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a
(link diretto: https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a)


Avv. Fabio Loscerbo

Italy Recognises Complementary Protection: When Integration Becomes a Legal Shield

 Italy Recognises Complementary Protection: When Integration Becomes a Legal Shield

In a significant administrative decision, Italy has once again confirmed that integration into society can play a decisive role in protecting migrants from removal. On 18 December 2025, the Territorial Commission for the Recognition of International Protection of Genoa granted complementary protection to a foreign national, acknowledging that forced return would result in a disproportionate violation of fundamental rights.

The full decision has been published and is publicly available here:
https://www.calameo.com/books/00807977586f4b5d40bb2

Complementary protection is a specific form of legal protection under Italian law, regulated by Article 19 of the Immigration Act (Legislative Decree No. 286/1998). It applies in cases where a person does not qualify as a refugee or for subsidiary protection, but where expulsion or deportation would nonetheless breach core human rights obligations, including the right to private and family life.

In this case, the Genoa Commission rejected refugee status and subsidiary protection, yet carried out a separate and autonomous assessment of the applicant’s personal situation. The decisive factor was the individual’s effective integration in Italy, particularly in social and employment terms. The Commission recognised that the applicant had built stable personal and professional ties and that removal would cause serious and irreversible harm to those relationships.

What makes this decision especially relevant is the legal reasoning behind it. Integration was not treated as a “reward” for good behaviour, but as a legally relevant element of private life, protected under European human rights standards. The Commission concluded that returning the individual to the country of origin would amount to a disproportionate interference with those rights.

This approach reflects a broader trend in Italian administrative practice, where complementary protection is increasingly understood as a substantive safeguard, not a marginal or residual measure. It confirms that immigration control must be balanced against the obligation to protect human dignity and fundamental freedoms.

For migrants living in Italy, the decision sends a clear message: building real and documented ties to the country can have concrete legal consequences. Work, social relationships, and long-term residence are not merely factual circumstances; they may become decisive elements in preventing removal.

For lawyers and practitioners, the Genoa decision offers an important example of how complementary protection operates in practice. It shows that even when international protection is denied, Italian law still provides mechanisms to ensure that no one is returned in violation of fundamental rights.

As debates on migration continue across Europe, this case highlights a key principle: integration matters, not only socially, but also legally.

Avv. Fabio Loscerbo

venerdì 30 gennaio 2026

Rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo: il TAR Liguria ribadisce il requisito reddituale come presupposto indefettibile

 Rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo: il TAR Liguria ribadisce il requisito reddituale come presupposto indefettibile

Con una sentenza depositata nel gennaio 2026, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria ha confermato la legittimità del diniego di rinnovo di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, fondato sulla mancanza di un reddito adeguato e continuativo in capo al richiedente.

La decisione si colloca nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che attribuisce al requisito reddituale una funzione sostanziale e non meramente formale. Il reddito, secondo il Collegio, non rappresenta un dato astratto o burocratico, ma è espressione della concreta capacità dello straniero di mantenersi autonomamente, di inserirsi stabilmente nel tessuto economico e sociale e di non gravare sul sistema pubblico.

Nel caso esaminato, l’Amministrazione aveva accertato, attraverso le banche dati dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, la percezione di redditi estremamente esigui e discontinui, ampiamente inferiori alla soglia minima prevista dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. A fronte di tali risultanze, il TAR ha ritenuto correttamente applicato l’art. 26 del d.lgs. 286/1998, escludendo la possibilità di una lettura “elastica” del parametro reddituale in assenza di elementi oggettivi idonei a dimostrare una reale autosufficienza economica.

Particolarmente significativa è la motivazione con cui il giudice amministrativo richiama la giurisprudenza più recente del Consiglio di Stato, ribadendo che la prova della disponibilità di un reddito lecito e sufficiente incombe sul cittadino straniero e costituisce un requisito non eludibile ai fini del rinnovo del titolo di soggiorno. In tale prospettiva, il lavoro autonomo non può essere valutato in astratto, ma deve tradursi in un effettivo e stabile sostentamento economico.

La sentenza offre dunque un chiarimento netto su un punto spesso oggetto di contenzioso: il rinnovo del permesso di soggiorno non può prescindere da una verifica rigorosa della capacità reddituale, anche quando il titolo sia fondato su un’attività autonoma formalmente avviata. Il dato decisivo resta quello della sostenibilità economica reale e documentata nel tempo.

Il testo integrale della decisione è disponibile nella pubblicazione su Calaméo, consultabile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775bc1086ff5b3e

Avv. Fabio Loscerbo

Résidence élective : pas de refus automatique pour absence de visa


 

giovedì 29 gennaio 2026

تصريح الإقامة طويل الأمد للاتحاد الأوروبي صالح في جميع أنحاء أوروبا


 

Le titre de séjour UE de longue durée est valable dans toute l’Europe


 

Refuzimi i autorizimit të punës: punëtori i huaj nuk ka të drejtë ankimi Një vendim italian sqaron kush ka legjitimitet në procedurat e emigracionit për punë

 

Refuzimi i autorizimit të punës: punëtori i huaj nuk ka të drejtë ankimi

Një vendim italian sqaron kush ka legjitimitet në procedurat e emigracionit për punë

Një vendim i fundit i drejtësisë administrative italiane ka sjellë një sqarim të rëndësishëm në një nga fushat më të debatueshme të së drejtës së emigracionit: kush ka të drejtë të kundërshtojë refuzimin e një autorizimi pune kur bëhet fjalë për hyrjen e një punëtori të huaj që banon jashtë Italisë.

Çështja lidhet me nenin 22 të Tekstit të Unifikuar Italian për Emigracionin, i cili rregullon hyrjen e shtetasve jo të Bashkimit Evropian për punë të varur. Procedura është e ndërlikuar dhe e strukturuar në disa faza të njëpasnjëshme, duke filluar nga kërkesa e paraqitur nga punëdhënësi dhe duke përfunduar vetëm më vonë me lëshimin e vizës së hyrjes dhe lejes së qëndrimit për punëtorin.

Sipas gjykatës administrative, ky dallim midis fazave të ndryshme të procedurës është vendimtar.

Në fazat fillestare, që lidhen me kërkesën, konfirmimin ose refuzimin e autorizimit të punës, interesi juridikisht i mbrojtur i përket ekskluzivisht punëdhënësit. Është punëdhënësi ai që nis procedurën, komunikon me Sportelin e Vetëm për Emigracionin dhe mban përgjegjësitë ligjore dhe afatet e parashikuara nga ligji.

Në këtë fazë, punëtori i huaj nuk gëzon ende një pozitë juridike të mbrojtur. Gjykata është e qartë: punëtori ka vetëm një interes faktik për përfundimin pozitiv të procedurës, i cili nuk mjafton për të justifikuar një ankim gjyqësor. Si pasojë, në rast refuzimi ose revokimi të autorizimit të punës, punëtori i huaj nuk ka të drejtë të paraqesë ankim. Legjitimiteti për të vepruar i takon vetëm punëdhënësit që ka paraqitur kërkesën.

Ky orientim gjyqësor analizohet në mënyrë të detajuar në një publikim të disponueshëm në Calaméo, i aksesueshëm në lidhjen e mëposhtme:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(lidhje direkte: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

Publikimi vë në dukje pasojat praktike të këtij interpretimi, veçanërisht në lidhje me strategjitë gjyqësore që ende përdoren gjerësisht në praktikë. Ankime të paraqitura vetëm nga punëtorët e huaj, pa përfshirjen e drejtpërdrejtë të punëdhënësit, janë të destinuara të shpallen të papranueshme, me pasoja të qarta në kohë, kosto dhe efektivitet të mbrojtjes juridike.

Vetëm në fazat e mëvonshme të procedurës, që lidhen me lëshimin e vizës së hyrjes dhe lejes së qëndrimit, lindin të drejta juridike drejtpërdrejt të atribuueshme punëtorit dhe të mbrojtshme në mënyrë autonome para gjykatës. Përpara këtij momenti, rendi juridik italian i jep përparësi interesit publik për kontrollin e flukseve migratore dhe interesit privat të punëdhënësit.

Ky vendim përfaqëson një lexim klasik dhe të strukturuar të së drejtës së emigracionit, duke theksuar nevojën për të ndarë qartë rolet dhe përgjegjësitë në procedurat e emigracionit për punë. Njëkohësisht, ai dërgon një mesazh të qartë për profesionistët e së drejtës dhe për subjektet e interesuara: në këtë fushë, të dish kush ka të drejtë të veprojë në gjykatë është po aq e rëndësishme sa të dish cilin akt mund të kundërshtosh.

Publikimi në Calaméo përbën një mjet të dobishëm për të kuptuar kufijtë aktualë të mbrojtjes gjyqësore në fushën e emigracionit për punë në Itali.

Avokat Fabio Loscerbo

Elective Residence: no automatic refusal for lack of visa


 

mercoledì 28 gennaio 2026

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

 

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Liguria has clarified a key issue in Italian immigration law: under certain conditions, residence permits issued for medical treatment can still be converted into work permits, even after the restrictive reforms introduced in 2023.

The case involved a foreign national who had applied for a medical residence permit before the entry into force of the so-called Cutro Decree. After securing a permanent employment contract, he requested the conversion of his permit into a work-related residence permit. The police authorities rejected the application, claiming that such conversions were no longer allowed under the current legal framework.

The Court rejected this interpretation. According to the judges, the decisive factor is not the date on which the conversion request is submitted, but the date of the original application for the medical residence permit. If that application was filed before the reform came into force, the previous legal regime continues to apply, including the possibility of conversion for employment purposes.

The ruling also addresses a recurring administrative argument: the alleged late filing of conversion requests. The Court reaffirmed that Italian law does not impose a strict forfeiture deadline for applications to renew or convert residence permits, unless such a deadline is explicitly established by statute.

This decision strengthens legal certainty for migrants and curbs restrictive administrative practices that have proliferated since the 2023 reform. It also confirms the corrective role of administrative courts in ensuring that transitional rules are applied consistently and in line with fundamental legal principles.

The full judgment and a detailed legal commentary are available on Calaméo at the following link:
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a


Avv. Fabio Loscerbo

رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن قرار إيطالي يوضح من يملك الصفة القانونية في إجراءات الهجرة المرتبطة بالعمل

 

رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن

قرار إيطالي يوضح من يملك الصفة القانونية في إجراءات الهجرة المرتبطة بالعمل

أصدرت العدالة الإدارية الإيطالية مؤخرًا قرارًا مهمًا يضع حدًا لإشكال طالما أثار الجدل في قانون الهجرة، ويتمثل في تحديد من يملك الصفة القانونية للطعن في قرارات رفض تصريح العمل عندما يتعلق الأمر بعامل أجنبي مقيم خارج إيطاليا.

تندرج هذه المسألة ضمن الإطار الذي تنظمه المادة 22 من القانون الإيطالي الموحد للهجرة، والتي تحكم دخول المواطنين من خارج الاتحاد الأوروبي لغرض العمل التابع. ويُعد هذا المسار إجراءً إداريًا معقدًا، يتكون من عدة مراحل متتالية، تبدأ بطلب يقدمه صاحب العمل ولا تنتهي إلا لاحقًا بإصدار تأشيرة الدخول وتصريح الإقامة للعامل.

وترى المحكمة أن هذا التقسيم المرحلي للإجراء هو عنصر حاسم لفهم من يملك الحق في اللجوء إلى القضاء.

ففي المراحل الأولى، أي تلك المتعلقة بطلب تصريح العمل أو تأكيده أو رفضه، تكون المصلحة القانونية المحمية حصرًا لصالح صاحب العمل. فهو من يتقدم بالطلب، ويتعامل مع مكتب الهجرة الموحد، ويتحمل الالتزامات القانونية والمواعيد المحددة بموجب التشريع.

أما العامل الأجنبي، ففي هذه المرحلة، فلا يتمتع بعدُ بمركز قانوني محمي. وتؤكد المحكمة بوضوح أن وضعه لا يتجاوز كونه صاحب مصلحة واقعية في نجاح الإجراء، وهي مصلحة لا ترقى إلى مستوى الحق القابل للطعن القضائي. وبناءً على ذلك، لا يملك العامل الأجنبي حق الطعن في قرار رفض أو إلغاء تصريح العمل، وتبقى الصفة في رفع الدعوى حصرًا بيد صاحب العمل الذي قدم الطلب.

وقد جرى تحليل هذا التوجه القضائي بشكل مفصل في منشور متاح على منصة Calaméo، يمكن الاطلاع عليه عبر الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(الرابط المباشر: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

ويبرز هذا المنشور الآثار العملية المهمة لهذا التفسير، لا سيما فيما يتعلق بالممارسات القضائية التي لا تزال شائعة، حيث تُرفع دعاوى من قبل العمال الأجانب وحدهم، من دون إشراك أصحاب العمل. مثل هذه الدعاوى تكون مآلها عدم القبول، مع ما يترتب على ذلك من إهدار للوقت، وزيادة في التكاليف، وتضليل للتوقعات القانونية.

وتؤكد المحكمة أن الحقوق القانونية القابلة للحماية القضائية بالنسبة للعامل الأجنبي لا تنشأ إلا في المراحل اللاحقة، المرتبطة بإصدار تأشيرة الدخول ثم تصريح الإقامة. أما قبل ذلك، فإن النظام القانوني الإيطالي يوازن بين المصلحة العامة في ضبط تدفقات الهجرة والمصلحة الخاصة لصاحب العمل، دون الاعتراف للعامل بحق مستقل في التقاضي.

ويأتي هذا القرار في سياق قراءة تقليدية ومنهجية لقانون الهجرة، تشدد على ضرورة الفصل الواضح بين الأدوار والمسؤوليات داخل إجراءات الهجرة المهنية. كما يبعث برسالة واضحة للممارسين القانونيين وللمعنيين بالأمر: في قضايا الهجرة المرتبطة بالعمل، فإن معرفة من يملك حق اللجوء إلى القضاء لا تقل أهمية عن معرفة القرار الذي يمكن الطعن فيه.

ويمثل منشور Calaméo المشار إليه أداة مفيدة لفهم الحدود الحالية للحماية القضائية في مجال الهجرة المهنية في إيطاليا، سواء للمهنيين القانونيين أو للمهتمين بهذا المجال.

المحامي فابيو لوتشيربو

Denegación de la autorización de trabajo: el trabajador extranjero no puede recurrir Una decisión italiana aclara quién tiene legitimación en los procedimientos de inmigración laboral

 

Denegación de la autorización de trabajo: el trabajador extranjero no puede recurrir

Una decisión italiana aclara quién tiene legitimación en los procedimientos de inmigración laboral

Una reciente decisión de la justicia administrativa italiana ha aportado una aclaración importante en uno de los ámbitos más controvertidos del derecho de la inmigración: quién está legitimado para impugnar la denegación de una autorización de trabajo cuando se trata de la entrada de un trabajador extranjero residente en el extranjero.

La cuestión se encuadra en el artículo 22 del Texto Único italiano de Inmigración, que regula la entrada de ciudadanos no comunitarios para trabajo por cuenta ajena. Se trata de un procedimiento complejo, estructurado en varias fases sucesivas, que comienza con la solicitud presentada por el empleador y solo concluye, en una fase posterior, con la expedición del visado de entrada y del permiso de residencia a favor del trabajador.

Según el tribunal administrativo, esta distinción entre las distintas fases del procedimiento resulta decisiva.

En las fases iniciales, relativas a la solicitud, confirmación o denegación de la autorización de trabajo, el interés jurídicamente protegido pertenece exclusivamente al empleador. Es el empleador quien inicia el procedimiento, se relaciona con la Ventanilla Única de Inmigración y asume las obligaciones y plazos previstos por la normativa.

En este momento, el trabajador extranjero no dispone todavía de una posición jurídica protegida. El tribunal es claro al respecto: el trabajador solo tiene un interés de hecho en el resultado favorable del procedimiento, insuficiente para fundamentar una acción judicial. En consecuencia, en caso de denegación o revocación de la autorización de trabajo, el trabajador extranjero no puede interponer recurso. La legitimación para recurrir corresponde únicamente al empleador que presentó la solicitud.

Este enfoque jurisprudencial se analiza de forma detallada en una publicación disponible en Calaméo, accesible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(enlace directo: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

La publicación pone de relieve las consecuencias prácticas de esta interpretación, especialmente en relación con estrategias contenciosas que aún son frecuentes en la práctica. Los recursos presentados exclusivamente por trabajadores extranjeros, sin la participación directa del empleador, están destinados a ser declarados inadmisibles, con evidentes repercusiones en términos de tiempo, costes y efectividad de la tutela jurídica.

Solo en las fases posteriores del procedimiento, relativas a la expedición del visado de entrada y del permiso de residencia, surgen derechos directamente atribuibles al trabajador y susceptibles de protección judicial autónoma. Antes de ese momento, el ordenamiento jurídico italiano prioriza el interés público en el control de los flujos migratorios y el interés privado del empleador.

Esta decisión se inscribe en una interpretación clásica y estructurada del derecho de la inmigración, que subraya la necesidad de distinguir con claridad los roles y las responsabilidades en los procedimientos de inmigración laboral. Al mismo tiempo, envía un mensaje claro a operadores jurídicos y a los propios interesados: en este ámbito, saber quién puede acudir a los tribunales es tan importante como saber qué acto puede ser impugnado.

La publicación en Calaméo constituye, por tanto, una herramienta útil para comprender los límites actuales de la protección judicial en materia de inmigración laboral en Italia.

Avv. Fabio Loscerbo

When a Work Permit Is Denied, the Foreign Worker Cannot Appeal An Italian court clarifies who has legal standing in employment-based immigration procedures

 

When a Work Permit Is Denied, the Foreign Worker Cannot Appeal

An Italian court clarifies who has legal standing in employment-based immigration procedures

A recent ruling by the Italian administrative courts has drawn a clear line in one of the most controversial areas of immigration law: who is entitled to challenge the denial of a work authorization for a foreign worker residing abroad.

The issue arises within the framework of Article 22 of Italy’s Consolidated Immigration Act, which governs the entry of non-EU nationals for subordinate employment. The procedure is complex and involves several stages, starting with the employer’s request for authorization and ending, only later, with the issuance of a visa and a residence permit to the worker.

According to the court, this distinction between procedural phases is decisive.

In the early stages—those concerning the request for a work authorization and its possible confirmation or revocation—the legally relevant interest belongs exclusively to the employer. It is the employer who applies for the authorization, interacts with the Immigration One-Stop Shop, and bears the responsibility of confirming the request within the statutory deadlines.

The foreign worker, at this point, does not yet hold a legally protected position. The court makes it explicit: the worker has only a factual interest in the success of the procedure, not a subjective right capable of judicial protection. As a result, when a work authorization is denied or revoked at this stage, the foreign worker has no standing to appeal. Any legal challenge must be brought by the employer.

This principle has been examined in detail in a recent publication available on Calaméo:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(link: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

The publication highlights how this interpretation significantly affects litigation strategies that are still widespread in practice. Appeals filed solely by foreign workers—often in the hope of accelerating or salvaging stalled procedures—are destined to be declared inadmissible, leading to wasted time, costs, and false expectations.

Only in later phases of the process, when the procedure moves to the issuance of an entry visa and subsequently a residence permit, does the foreign national acquire a legal position that may be independently protected before the courts. Until then, Italian law prioritizes the public interest in managing migration flows and the private interest of the employer, without extending procedural rights to the worker.

From a broader perspective, this ruling reinforces a traditional and structured approach to immigration law, one that avoids blurring the roles of employers and workers and insists on a strict reading of legal standing. It also sends a clear message to legal practitioners and applicants alike: in employment-based immigration procedures, knowing who can go to court is just as important as knowing what can be challenged.

The Calaméo publication offers a concise and accessible analysis of this development, making it a useful resource for lawyers, employers, and anyone seeking to understand the practical limits of judicial protection in Italian work-related immigration procedures.

Avv. Fabio Loscerbo

بيان صحفي – نشر حلقات جديدة من بودكاست «قانون الهجرة»

 بيان صحفي – نشر حلقات جديدة من بودكاست «قانون الهجرة»

تم نشر حلقات جديدة من بودكاست «قانون الهجرة»، مخصصة لموضوع ذي أهمية عملية وقانونية بالغة، يتمثل في العلاقة بين السوابق الجنائية وتجديد تصريح الإقامة، وحدود السلطة التقديرية للإدارة العامة.

تنطلق هذه الحلقات من قرار حديث صادر عن القضاء الإداري، وتتناول، بلغة واضحة مع الحفاظ على الدقة القانونية، مسألة محورية في عمل مقرات الشرطة وفي المنازعات المتعلقة بالهجرة، وهي استحالة رفض تصريح الإقامة على أساس آلي أو تلقائي، في غياب تقييم فعلي، وحالي، وفردي لما يُدعى من خطورة اجتماعية تتعلق بالشخص المعني.

وقد نُشر المحتوى بعدة لغات، بهدف الوصول إلى جمهور واسع يشمل المواطنين الأجانب، والمهنيين القانونيين، والباحثين المتخصصين في هذا المجال.

🔗 الاستماع إلى الحلقات:

🇬🇧 اللغة الإنجليزية
Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion
https://www.spreaker.com/episode/residence-permit-and-criminal-records-the-limits-of-administrative-discretion--69219203

🇸🇦 اللغة العربية
تصريح الإقامة والسوابق الجنائية: حدود السلطة التقديرية للإدارة
https://www.spreaker.com/episode/tsryh-alaqamt-walswabq-aljnayyt-hdwd-alsltt-altqdyryt-lladart--69219204

🇪🇸 اللغة الإسبانية
Permiso de residencia y antecedentes penales: los límites de la discrecionalidad administrativa
https://www.spreaker.com/episode/permiso-de-residencia-y-antecedentes-penales-los-limites-de-la-discrecionalidad-administrativa--69219206

🇫🇷 اللغة الفرنسية
Titre de séjour et antécédents pénaux : les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration
https://www.spreaker.com/episode/titre-de-sejour-et-antecedents-penaux-les-limites-du-pouvoir-discretionnaire-de-l-administration--69219205

🇦🇱 اللغة الألبانية
Leja e qëndrimit dhe precedentët penalë: kufijtë e diskrecionalitetit administrativ
https://www.spreaker.com/episode/leja-e-qendrimit-dhe-precedentet-penale-kufijte-e-diskrecionalitetit-administrativ--69219202

ويواصل بودكاست «قانون الهجرة» من خلال هذه الحلقات مسيرته في نشر الثقافة القانونية، بهدف جعل المبادئ الأساسية لقانون الهجرة في متناول الجميع، دون التخلي عن الصرامة التقنية أو عن التحليل النقدي للممارسة الإدارية.

الأستاذ المحامي فابيو لوسيربو
محامٍ مسجل لدى نقابة محامي بولونيا
خبير في قانون الهجرة واللجوء

Conversión del permiso de residencia: una decisión clave del juez administrativo


 

Residence Permit Conversion: A Key Court Ruling


 

Conversion du titre de séjour : une décision clé du juge administratif


 

تحويل تصريح الإقامة: قرار أساسي من القضاء الإداري


 

martedì 27 gennaio 2026

Çalışma izninin reddi: Yabancı işçi itiraz hakkına sahip değildir İtalyan mahkemesinden, çalışma temelli göç prosedürlerinde kimin dava açabileceğine dair netlik

 

Çalışma izninin reddi: Yabancı işçi itiraz hakkına sahip değildir

İtalyan mahkemesinden, çalışma temelli göç prosedürlerinde kimin dava açabileceğine dair netlik

İtalya’daki idari yargı mercileri tarafından yakın zamanda verilen bir karar, göç hukukunun en tartışmalı alanlarından birine açıklık getirdi: Yurt dışında yaşayan yabancı bir işçi adına talep edilen çalışma izni reddedildiğinde, bu karara karşı kim dava açabilir?

Konu, Avrupa Birliği üyesi olmayan yabancıların ücretli çalışma amacıyla İtalya’ya girişini düzenleyen İtalyan Göç Mevzuatının 22. maddesi çerçevesinde ele alınıyor. Söz konusu prosedür oldukça karmaşık olup, işveren tarafından yapılan başvuruyla başlamakta ve ancak daha sonraki bir aşamada işçiye giriş vizesi ile oturma izni verilmesiyle tamamlanmaktadır.

İdari mahkemeye göre, bu aşamalar arasındaki ayrım belirleyici niteliktedir.

Çalışma izninin talep edilmesi, onaylanması veya reddedilmesine ilişkin ilk aşamalarda hukuken korunmaya değer menfaat yalnızca işverene aittir. Başvuruyu yapan, Göç için Tek Durak Ofisi ile iletişim kuran ve kanuni süreler ile yükümlülükleri üstlenen taraf işverendir.

Bu aşamada yabancı işçi henüz korunmuş bir hukuki statüye sahip değildir. Mahkeme bu noktada açıktır: İşçinin yalnızca prosedürün olumlu sonuçlanmasına yönelik fiili bir menfaati vardır ve bu menfaat yargısal koruma için yeterli değildir. Dolayısıyla, çalışma izninin reddi veya iptali halinde yabancı işçi tek başına dava açma hakkına sahip değildir. Dava açma ehliyeti yalnızca başvuruyu yapan işverene aittir.

Bu yargısal yaklaşım, Calaméo platformunda yayımlanan ve aşağıdaki bağlantıdan erişilebilen bir çalışmada ayrıntılı biçimde ele alınmaktadır:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(doğrudan bağlantı: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

Söz konusu yayın, bu yorumun pratik sonuçlarını özellikle vurgulamaktadır. Uygulamada hâlen sıkça görülen, yalnızca yabancı işçi tarafından açılan davalar, işverenin doğrudan katılımı olmadığında kabul edilemezlik kararıyla sonuçlanmaktadır. Bu durum zaman kaybına, maliyet artışına ve hukuki beklentilerin boşa çıkmasına yol açmaktadır.

Mahkeme ayrıca, yabancı işçinin yargısal olarak korunabilir haklarının ancak daha sonraki aşamalarda, yani giriş vizesi ve oturma izninin verilmesi sürecinde doğduğunu açıkça belirtmektedir. Bu aşamaya kadar İtalyan hukuk sistemi, göç akışlarının kontrolüne ilişkin kamu yararı ile işverenin özel menfaatini öncelemekte, işçiye bağımsız bir dava hakkı tanımamaktadır.

Bu karar, göç hukukuna ilişkin geleneksel ve sistematik bir yaklaşımı yansıtmakta; çalışma temelli göç prosedürlerinde rollerin ve sorumlulukların net biçimde ayrılması gerektiğini bir kez daha ortaya koymaktadır. Aynı zamanda hukukçular ve ilgililer için açık bir mesaj içermektedir: Bu alanda, kimin dava açabileceğini bilmek, hangi idari işlemin dava konusu edilebileceğini bilmek kadar önemlidir.

Calaméo’da yayımlanan çalışma, İtalya’da çalışma temelli göç alanında yargısal korumanın mevcut sınırlarını anlamak isteyenler için önemli bir başvuru kaynağı niteliğindedir.

Avukat Fabio Loscerbo

Press Release – Publication of New Episodes of the Podcast “Immigration Law”

 Press Release – Publication of New Episodes of the Podcast “Immigration Law”

New episodes of the podcast “Immigration Law” have been released, focusing on a topic of significant practical and legal relevance: the relationship between criminal records and the renewal of residence permits, and the limits of administrative discretion.

The episodes draw inspiration from a recent administrative court decision and address, with clear yet legally rigorous language, a central issue in the practice of Police Headquarters and in immigration-related litigation: the impossibility of denying a residence permit on the basis of automatic mechanisms, in the absence of a concrete, current, and individualized assessment of the alleged social dangerousness of the individual concerned.

The content has been published in multiple languages, with the aim of reaching a broad audience, including foreign nationals, legal practitioners, and scholars in the field.

🔗 Listen to the episodes:

🇬🇧 English
Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion
https://www.spreaker.com/episode/residence-permit-and-criminal-records-the-limits-of-administrative-discretion--69219203

🇸🇦 Arabic
تصريح الإقامة والسوابق الجنائية: حدود السلطة التقديرية للإدارة
https://www.spreaker.com/episode/tsryh-alaqamt-walswabq-aljnayyt-hdwd-alsltt-altqdyryt-lladart--69219204

🇪🇸 Spanish
Permiso de residencia y antecedentes penales: los límites de la discrecionalidad administrativa
https://www.spreaker.com/episode/permiso-de-residencia-y-antecedentes-penales-los-limites-de-la-discrecionalidad-administrativa--69219206

🇫🇷 French
Titre de séjour et antécédents pénaux : les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration
https://www.spreaker.com/episode/titre-de-sejour-et-antecedents-penaux-les-limites-du-pouvoir-discretionnaire-de-l-administration--69219205

🇦🇱 Albanian
Leja e qëndrimit dhe precedentët penalë: kufijtë e diskrecionalitetit administrativ
https://www.spreaker.com/episode/leja-e-qendrimit-dhe-precedentet-penale-kufijte-e-diskrecionalitetit-administrativ--69219202

The podcast “Immigration Law” thus continues its path of legal dissemination, aiming to make the fundamental principles of immigration law accessible without sacrificing technical rigor or critical engagement with administrative practice.

Avv. Fabio Loscerbo

الإقامة الاختيارية: لا يجوز الرفض التلقائي بسبب غياب التأشيرة


 

lunedì 26 gennaio 2026

The EU long-term residence permit is valid across Europe


 

La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail

 

La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail

Une récente décision du Tribunal administratif régional de Ligurie a apporté une clarification importante en matière de droit de l’immigration en Italie : dans certaines conditions, un titre de séjour délivré pour soins médicaux peut encore être converti en titre de séjour pour travail, malgré les restrictions introduites par la réforme de 2023.

L’affaire concernait un ressortissant étranger ayant présenté une demande de titre de séjour pour soins médicaux avant l’entrée en vigueur du décret dit « Cutro ». Après avoir obtenu un contrat de travail à durée indéterminée, il avait demandé la conversion de son titre en titre de séjour pour travail salarié. La Questure avait rejeté la demande, estimant que la législation actuelle n’autorisait plus ce type de conversion.

Le Tribunal a écarté cette interprétation. Selon les juges, l’élément déterminant n’est pas la date de la demande de conversion, mais celle de la demande initiale de délivrance du titre de séjour pour soins médicaux. Lorsque cette demande initiale est antérieure à la réforme, le régime juridique précédent continue de s’appliquer, y compris la possibilité de conversion à des fins professionnelles.

La décision aborde également un autre argument fréquemment invoqué par l’administration : la prétendue tardiveté des demandes de conversion. Le Tribunal rappelle que le droit italien ne prévoit pas de délai de forclusion strict pour les demandes de renouvellement ou de conversion d’un titre de séjour, en l’absence d’une disposition législative expresse.

Cette décision renforce la sécurité juridique des étrangers concernés et limite les pratiques administratives excessivement restrictives développées après la réforme de 2023. Elle confirme également le rôle essentiel du juge administratif dans l’application cohérente des règles transitoires et dans la protection des principes fondamentaux tels que la sécurité juridique et la confiance légitime.

Le texte intégral de la décision et un commentaire juridique détaillé sont disponibles sur Calaméo au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a


Avv. Fabio Loscerbo

Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours Une décision italienne clarifie la question de la qualité pour agir en matière d’immigration professionnelle

 

Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours

Une décision italienne clarifie la question de la qualité pour agir en matière d’immigration professionnelle

Une récente décision de la justice administrative italienne a apporté une clarification nette sur un point souvent source de confusion dans le droit de l’immigration : qui peut contester le refus d’une autorisation de travail lorsqu’il s’agit de l’entrée d’un ressortissant étranger résidant à l’étranger.

La question s’inscrit dans le cadre de l’article 22 du Texte unique italien sur l’immigration, qui régit l’entrée des citoyens non européens pour travail salarié. La procédure est structurée en plusieurs phases distinctes, allant de la demande d’autorisation présentée par l’employeur jusqu’à la délivrance, à un stade ultérieur, du visa d’entrée et du titre de séjour au travailleur.

Selon le juge administratif, cette distinction entre les différentes phases de la procédure est déterminante.

Dans les phases initiales, celles relatives à la demande, à la confirmation ou au refus de l’autorisation de travail, l’intérêt juridiquement protégé est exclusivement celui de l’employeur. C’est l’employeur qui initie la procédure, qui dialogue avec le Guichet unique pour l’immigration et qui est tenu de respecter les délais et obligations prévus par la loi.

Le travailleur étranger, à ce stade, ne dispose pas encore d’une position juridique protégée. La juridiction administrative est explicite : il ne bénéficie que d’un intérêt de fait à l’issue favorable de la procédure, insuffisant pour fonder un recours juridictionnel. En conséquence, en cas de refus ou de révocation de l’autorisation de travail, le travailleur étranger ne peut pas saisir le juge. La qualité pour agir appartient uniquement à l’employeur.

Cette orientation jurisprudentielle est analysée en détail dans une publication récemment mise en ligne sur Calaméo, accessible à l’adresse suivante :
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(lien direct : https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

L’étude met en évidence les effets pratiques de cette interprétation, notamment sur les stratégies contentieuses encore fréquemment utilisées. Les recours introduits uniquement par les travailleurs étrangers, sans l’implication directe de l’employeur, sont voués à l’irrecevabilité, avec des conséquences concrètes en termes de délais, de coûts et de protection juridique effective.

Ce n’est que dans les phases ultérieures, relatives à la délivrance du visa d’entrée et du titre de séjour, que naissent des droits directement rattachables au travailleur et susceptibles d’un contrôle juridictionnel autonome. Avant ce moment, le droit italien privilégie l’intérêt public à la gestion des flux migratoires et l’intérêt privé de l’employeur.

Cette décision s’inscrit dans une lecture classique et structurée du droit de l’immigration, rappelant que, dans les procédures d’entrée pour travail, il est essentiel de distinguer clairement les rôles et les responsabilités. Elle adresse également un message clair aux praticiens et aux intéressés : dans ce domaine, savoir qui peut agir en justice est aussi important que de savoir quel acte peut être contesté.

La publication Calaméo constitue, à cet égard, un outil utile pour comprendre les limites actuelles de la protection juridictionnelle en matière d’immigration professionnelle en Italie.

Avv. Fabio Loscerbo

Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion

https://ift.tt/OkfrH2u https://www.youtube.com/watch?v=PGUEigaQhb4

Italia reconoce la protección complementaria: cuando la integración se convierte en un escudo jurídico

 Italia reconoce la protección complementaria: cuando la integración se convierte en un escudo jurídico

En una decisión administrativa de gran relevancia, Italia ha confirmado una vez más que la integración efectiva en la sociedad puede desempeñar un papel decisivo en la protección de las personas extranjeras frente a la expulsión. El 18 de diciembre de 2025, la Comisión Territorial para el Reconocimiento de la Protección Internacional de Génova concedió la protección complementaria a un ciudadano extranjero, al considerar que su retorno forzoso al país de origen habría supuesto una violación desproporcionada de sus derechos fundamentales.

La decisión íntegra ha sido publicada y está disponible para consulta pública en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/00807977586f4b5d40bb2

La protección complementaria es una forma específica de protección prevista por el derecho italiano, regulada por el artículo 19 del Decreto Legislativo n.º 286/1998 (Ley de Inmigración). Se aplica cuando no concurren los requisitos para el estatuto de refugiado ni para la protección subsidiaria, pero la expulsión o devolución resultaría contraria a las obligaciones de tutela de los derechos fundamentales, en particular al derecho a la vida privada y familiar.

En este caso, la Comisión de Génova rechazó el reconocimiento del estatuto de refugiado y de la protección subsidiaria, pero realizó una evaluación autónoma e individualizada de la situación personal del solicitante. El elemento decisivo fue el grado de integración real en Italia, especialmente en los ámbitos social y laboral. La Comisión reconoció que el interesado había construido vínculos personales y profesionales estables y que su expulsión habría causado un perjuicio grave e irreversible.

La importancia de esta decisión radica en su razonamiento jurídico. La integración no fue considerada como una recompensa o un factor accesorio, sino como un elemento jurídicamente relevante de la vida privada, protegida por las normas europeas de derechos humanos. La Comisión concluyó que el retorno forzoso constituiría una injerencia desproporcionada en dichos derechos.

Este enfoque refleja una tendencia creciente en la práctica administrativa italiana, que concibe la protección complementaria como una garantía sustantiva y no como una medida residual. Confirma que el control de la inmigración debe equilibrarse con la obligación de respetar la dignidad humana y los derechos fundamentales.

Para las personas extranjeras que residen en Italia, esta decisión transmite un mensaje claro: la construcción de vínculos reales y documentados con el país puede tener consecuencias jurídicas concretas. El trabajo, las relaciones sociales y la estabilidad a largo plazo no son meros datos de hecho, sino que pueden convertirse en elementos determinantes para evitar la expulsión.

Para los abogados y profesionales del sector, la decisión de Génova constituye un ejemplo significativo del funcionamiento práctico de la protección complementaria y demuestra que, incluso cuando se deniega la protección internacional, el ordenamiento italiano prevé mecanismos para impedir expulsiones contrarias a los derechos fundamentales.

En un contexto de debate permanente sobre la migración en Europa, este caso reafirma un principio esencial: la integración importa, no solo desde el punto de vista social, sino también jurídico.

Avv. Fabio Loscerbo

إيطاليا تعترف بالحماية التكميلية: عندما يصبح الاندماج درعًا قانونيًا

 إيطاليا تعترف بالحماية التكميلية: عندما يصبح الاندماج درعًا قانونيًا

في قرار إداري مهم، أكدت إيطاليا مرة أخرى أن الاندماج الفعلي في المجتمع يمكن أن يلعب دورًا حاسمًا في حماية الأجانب من الإبعاد. ففي 18 ديسمبر 2025، منحت اللجنة الإقليمية للاعتراف بالحماية الدولية في جنوة الحماية التكميلية لأحد المواطنين الأجانب، معتبرة أن إعادته القسرية إلى بلده الأصلي ستؤدي إلى انتهاك غير متناسب لحقوقه الأساسية.

وقد نُشر القرار كاملًا وهو متاح للاطلاع العام على الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/00807977586f4b5d40bb2

الحماية التكميلية هي شكل خاص من أشكال الحماية المنصوص عليها في القانون الإيطالي، وتحديدًا في المادة 19 من قانون الهجرة (المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998). وتُمنح في الحالات التي لا تتوافر فيها شروط صفة اللاجئ أو الحماية الفرعية، ولكن يكون فيها الطرد أو الترحيل مخالفًا للالتزامات المتعلقة بحماية الحقوق الأساسية، ولا سيما الحق في الحياة الخاصة والعائلية.

في هذه القضية، رفضت لجنة جنوة منح صفة اللاجئ والحماية الفرعية، لكنها أجرت تقييمًا مستقلًا ومحددًا للوضع الشخصي لصاحب الطلب. وقد تمثّل العنصر الحاسم في درجة الاندماج الحقيقي في المجتمع الإيطالي، وخاصة على الصعيدين الاجتماعي والمهني. واعترفت اللجنة بأن الشخص المعني بنى علاقات مستقرة وعميقة في إيطاليا، وأن إبعاده سيؤدي إلى ضرر جسيم وغير قابل للإصلاح.

وتكمن أهمية هذا القرار في منطقه القانوني؛ إذ لم يُنظر إلى الاندماج باعتباره مكافأة أو عنصرًا شكليًا، بل كجزء جوهري من الحياة الخاصة للشخص، وهي حياة محمية بموجب المعايير الأوروبية لحقوق الإنسان. وخلصت اللجنة إلى أن الترحيل في هذه الحالة سيشكل تدخّلًا غير متناسب في هذه الحقوق.

ويعكس هذا القرار توجهًا متزايدًا في الممارسة الإدارية الإيطالية، حيث تُفهم الحماية التكميلية على أنها ضمانة قانونية جوهرية وليست إجراءً ثانويًا أو استثنائيًا. وهو تأكيد على أن سياسات ضبط الهجرة يجب أن تُوازن دائمًا مع واجب احترام الكرامة الإنسانية والحقوق الأساسية.

بالنسبة للأجانب المقيمين في إيطاليا، يحمل هذا القرار رسالة واضحة: بناء روابط حقيقية وموثقة مع المجتمع الإيطالي يمكن أن تكون له آثار قانونية ملموسة. فالعمل، والعلاقات الاجتماعية، والاستقرار طويل الأمد ليست مجرد وقائع حياتية، بل قد تصبح عناصر حاسمة في منع الإبعاد.

أما بالنسبة للمحامين والمهنيين في هذا المجال، فيُعد قرار جنوة مثالًا عمليًا مهمًا على كيفية تطبيق الحماية التكميلية، ويُظهر أن القانون الإيطالي يوفّر أدوات حماية حتى في الحالات التي يُرفض فيها طلب الحماية الدولية.

وفي ظل استمرار الجدل الأوروبي حول الهجرة، يؤكد هذا القرار مبدأً أساسيًا: الاندماج مهم، ليس فقط من الناحية الاجتماعية، بل من الناحية القانونية أيضًا.

Avv. Fabio Loscerbo

domenica 25 gennaio 2026

El permiso de residencia UE de larga duración es válido en toda Europa


 

Episod i ri shumëgjuhësh i podkastit “E Drejta e Emigracionit” tani i disponueshëm: konvertimi i lejes sezonale dhe kontrolli administrativ

 Episod i ri shumëgjuhësh i podkastit “E Drejta e Emigracionit” tani i disponueshëm: konvertimi i lejes sezonale dhe kontrolli administrativ

Një episod i ri i podkastit E Drejta e Emigracionit është tashmë online, i kushtuar një teme me rëndësi të lartë juridike dhe praktike: konvertimi i lejes së qëndrimit për punë sezonale, kufijtë e vonesës në paraqitjen e kërkesës dhe kontrolli gjyqësor mbi veprimtarinë administrative, në dritën e jurisprudencës më të fundit të Gjykatës Administrative Rajonale të Emilia-Romanjës.

Episodi analizon një vendim gjyqësor që sjell sqarime thelbësore mbi praktikën e Sporteleve Unike të Emigracionit, me fokus të veçantë te garancitë procedurale, verifikimi i kriterit të 39 ditëve pune dhe koncepti i “arsyeshmërisë” në paraqitjen e kërkesës për konvertim. Vendimi përjashton shprehimisht refuzimet automatike dhe interpretimet thjesht formaliste nga ana e administratës.

Për të garantuar akses maksimal dhe shpërndarje sa më të gjerë, episodi është publikuar në disa gjuhë, të gjitha të disponueshme në Spreaker përmes lidhjeve të mëposhtme:

Versioni në gjuhën arabe
https://www.spreaker.com/episode/thwyl-tsryh-alaqamt-ll-ml-almwsmy-altakhyr-fy-tqdym-altlb-walrqabt-aladaryt-twdyhat-almhkmt-aladaryt-alaqlymyt-laymylya-rwmanya--69217318

Versioni në gjuhën frënge
https://www.spreaker.com/episode/conversion-du-titre-de-sejour-pour-travail-saisonnier-tardivete-et-controle-administratif--69217336

Versioni në gjuhën angleze
https://www.spreaker.com/episode/conversion-of-a-seasonal-residence-permit-late-filing-and-administrative-review--69217338

Versioni në gjuhën spanjolle
https://www.spreaker.com/episode/conversion-del-permiso-de-residencia-por-trabajo-estacional-extemporaneidad-y-control-administrativo--69217335

Versioni në gjuhën shqipe
https://www.spreaker.com/episode/konvertimi-i-lejes-se-qendrimit-per-pune-sezonale-vonesa-ne-paraqitjen-e-kerkeses-dhe-kontrolli-administrativ--69217337

Kjo nismë bën pjesë në një aktivitet të vazhdueshëm të divulgimit juridik, me qëllim që e drejta e emigracionit të bëhet e kuptueshme për një publik të gjerë dhe shumëgjuhësh, duke vënë në pah ndikimin konkret të praktikave administrative mbi të drejtat e personave të huaj.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 24 gennaio 2026

Comunicato – Nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”

 Comunicato – Nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”

Sono disponibili nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”, con contributi dedicati a profili critici e attuali del diritto dell’immigrazione, con linguaggio chiaro ma rigoroso nei riferimenti di diritto sostanziale e processuale.


1. Diniego del nulla osta al lavoro e legittimazione al ricorso

Una serie di puntate in lingua italiana e in versioni multilingue affronta il principio giuridico secondo cui il lavoratore straniero non è titolare di un autonomo diritto di impugnare il diniego del nulla osta ai fini dell’ingresso e soggiorno per motivi di lavoro.


2. Permesso di soggiorno per cure mediche e conversione in titolo di lavoro

Approfondimenti sulle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche e per la sua conversione in titolo di soggiorno per motivi di lavoro:


3. Residenza elettiva e annullamento del diniego basato sulla mancanza di visto

Analisi di una pronuncia del Tribunale amministrativo della Campania che ha annullato un provvedimento di diniego della residenza elettiva fondato unicamente sull’assenza del visto di ingresso:


Invito all’ascolto
Ti invitiamo ad ascoltare e condividere questi contributi, utili per giuristi, operatori degli Sportelli Unici per l’Immigrazione e cittadini interessati ai profili più recenti del diritto dell’immigrazione.