sabato 11 aprile 2026

Protezione speciale, convertibilità e disciplina transitoria dopo il Decreto Cutro

 Protezione speciale, convertibilità e disciplina transitoria dopo il Decreto Cutro

Abstract
La recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, numero 702 del 2026, si inserisce nel complesso dibattito relativo alla convertibilità del permesso di soggiorno per protezione speciale a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge numero 20 del 2023, convertito con modificazioni nella Legge numero 50 del 2023. L’analisi della decisione evidenzia come la disciplina transitoria continui a rappresentare uno spazio normativo rilevante, idoneo a garantire la sopravvivenza della convertibilità nei casi in cui la domanda originaria di protezione sia stata presentata anteriormente alla riforma. Il contributo esamina il quadro normativo e giurisprudenziale, valorizzando la funzione sistematica della protezione complementare quale strumento di equilibrio tra esigenze di controllo e tutela dei diritti fondamentali.

La pronuncia oggetto della presente analisi, pubblicata su Calameo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775f3dbbc30cfe4
offre un chiarimento particolarmente significativo in ordine all’ambito applicativo della disciplina transitoria prevista dall’articolo 7 del Decreto Legge numero 20 del 2023.

Il Collegio amministrativo è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità di un provvedimento con cui l’Amministrazione aveva dichiarato l’improcedibilità di un’istanza di conversione del permesso di soggiorno per protezione speciale in permesso per motivi di lavoro, ritenendo applicabile la nuova disciplina restrittiva introdotta dal cosiddetto Decreto Cutro. La decisione si fonda su una ricostruzione rigorosa del dato normativo, alla luce anche dell’interpretazione fornita dal Consiglio di Stato, ed assume come criterio dirimente la data di presentazione della domanda originaria di protezione.

In tale prospettiva, la sentenza afferma un principio di particolare rilievo: la disciplina transitoria deve essere interpretata nel senso di garantire l’ultrattività del regime previgente per tutte le situazioni giuridiche già avviate prima dell’entrata in vigore della riforma. Ciò implica che la possibilità di conversione non può essere esclusa nei casi in cui la domanda di protezione internazionale sia stata presentata in epoca anteriore, indipendentemente dal momento in cui viene proposta l’istanza di conversione.

Questa impostazione si colloca in linea con i principi generali dell’ordinamento, in particolare con il divieto di retroattività in senso sfavorevole e con la tutela dell’affidamento legittimo. L’interpretazione accolta dal TAR Toscana evita che il mutamento normativo incida in modo irragionevole su posizioni giuridiche già consolidate, impedendo che l’esito della procedura amministrativa sia condizionato esclusivamente dalla durata dei procedimenti e dalle tempistiche dell’azione amministrativa.

Sotto il profilo sistematico, la decisione contribuisce a ridefinire il ruolo della protezione speciale nel contesto successivo al Decreto Cutro. Pur a fronte di un intervento legislativo volto a restringere gli spazi di regolarizzazione, la giurisprudenza amministrativa riconosce la permanenza di ambiti di operatività della convertibilità, soprattutto in presenza di situazioni radicate nel tempo. In questo senso, la protezione complementare continua a rappresentare uno strumento flessibile, capace di adattarsi alle esigenze concrete e di garantire un bilanciamento tra interessi pubblici e diritti individuali.

La pronuncia assume, inoltre, un valore operativo rilevante, offrendo indicazioni utili per l’attività difensiva sia in sede amministrativa sia in sede giurisdizionale. In particolare, essa consente di fondare strategie difensive incentrate sulla valorizzazione della data di presentazione della domanda originaria, quale elemento determinante ai fini dell’applicazione della disciplina previgente.

In conclusione, la sentenza in esame rappresenta un tassello importante nel processo di assestamento interpretativo successivo al Decreto Cutro. Essa conferma che la portata innovativa della riforma non può essere letta in termini assoluti, ma deve essere coordinata con le disposizioni transitorie e con i principi generali dell’ordinamento, al fine di evitare applicazioni distorsive e garantire una tutela effettiva dei diritti fondamentali.

Dichiarazione di trasparenza: il presente contributo si basa sull’analisi diretta della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana numero 702 del 2026 e sulla normativa vigente, con particolare riferimento al Decreto Legge numero 20 del 2023, convertito nella Legge numero 50 del 2023. La coerenza normativa e l’attualità delle fonti sono state verificate alla data di redazione.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoratori distaccati tra formalismo amministrativo e prevalenza della sostanza: nota a TAR Marche, sentenza 2 aprile 2026, numero ruolo generale 454 del 2025

 Il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoratori distaccati tra formalismo amministrativo e prevalenza della sostanza: nota a TAR Marche, sentenza 2 aprile 2026, numero ruolo generale 454 del 2025

Abstract
La pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche del 2 aprile 2026 affronta una questione centrale nel diritto dell’immigrazione contemporaneo: il rapporto tra formalismo procedimentale e tutela sostanziale dello straniero regolarmente inserito nel tessuto lavorativo. Il contributo analizza il percorso argomentativo del giudice amministrativo, evidenziando come la decisione si collochi in un orientamento volto a ridimensionare il rilievo di irregolarità meramente formali, quando non imputabili al richiedente, in favore di una valutazione sostanziale della posizione giuridica dello straniero.

La vicenda trae origine dal rigetto, da parte della Questura, della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno di un lavoratore straniero distaccato in Italia nell’ambito di un rapporto di lavoro altamente qualificato. Il diniego era fondato esclusivamente sull’assenza della proroga del nulla osta al distacco rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione, senza che fossero rilevati ulteriori elementi ostativi di natura sostanziale.

Il TAR Marche, investito della questione, accoglie il ricorso, ritenendo illegittimo il provvedimento impugnato. La decisione si fonda su una lettura sistematica della normativa di riferimento, in particolare dell’articolo 27 del decreto legislativo n. 286 del 1998 e dell’articolo 40 del DPR n. 394 del 1999, evidenziando come il meccanismo del distacco di lavoratori stranieri debba essere interpretato alla luce delle esigenze concrete dell’impresa e della continuità del rapporto lavorativo.

Particolarmente rilevante è il passaggio motivazionale in cui il giudice valorizza la stabilità del rapporto di lavoro, nel caso di specie consolidato in un contratto a tempo indeterminato, nonché il mancato superamento del limite massimo quinquennale previsto dalla normativa regolamentare. Tali elementi vengono considerati idonei a dimostrare la piena legittimità sostanziale della permanenza dello straniero sul territorio nazionale.

La pronuncia si inserisce, inoltre, nel solco dei principi generali dell’azione amministrativa, con specifico riferimento ai canoni di leale collaborazione e di semplificazione. Il TAR sottolinea come l’amministrazione non possa limitarsi a rilevare l’assenza di un atto formale, quando questo sia acquisibile nell’ambito del circuito amministrativo, imponendo così un obbligo di attivazione in capo alla pubblica amministrazione.

Di particolare interesse è anche il richiamo al divieto di integrazione postuma della motivazione del provvedimento amministrativo. Nel caso di specie, l’amministrazione aveva tentato di giustificare il diniego introducendo, in sede processuale, ulteriori motivi non presenti nell’atto originario. Il giudice respinge tale impostazione, ribadendo un principio consolidato secondo cui la legittimità dell’atto deve essere valutata esclusivamente sulla base della motivazione originaria.

La decisione assume un rilievo sistematico in quanto contribuisce a rafforzare un approccio sostanzialistico nella valutazione delle condizioni di soggiorno dello straniero, in linea con i principi costituzionali e sovranazionali di tutela della vita privata e lavorativa. In tale prospettiva, il permesso di soggiorno non può essere considerato un mero titolo formale, ma rappresenta l’espressione di una posizione giuridica fondata su elementi concreti di integrazione sociale e lavorativa.

Il caso in esame evidenzia, dunque, come il diritto dell’immigrazione si trovi sempre più al centro di un processo evolutivo volto a bilanciare le esigenze di controllo amministrativo con la tutela effettiva dei diritti fondamentali dello straniero, imponendo una lettura delle norme orientata alla realtà sostanziale dei rapporti giuridici.

La pubblicazione integrale della sentenza è disponibile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775c3fae5c6fc91


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

TEMA: Conversione del permesso di soggiorno, limiti del formalismo amministrativo e sindacato giurisdizionale

 TEMA: Conversione del permesso di soggiorno, limiti del formalismo amministrativo e sindacato giurisdizionale

Abstract
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sezione terza, numero 386 del 2026 (ricorso numero ruolo generale 347 del 2026), offre un contributo rilevante in materia di conversione del permesso di soggiorno, delineando con chiarezza i limiti del formalismo amministrativo e riaffermando la centralità di un’istruttoria aderente alla realtà dei fatti. Il presente contributo analizza la decisione alla luce dei principi generali dell’azione amministrativa e del diritto dell’immigrazione, evidenziandone le implicazioni sistematiche.

Il provvedimento oggetto di analisi è consultabile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775b1c03cd369cb
(link completo: https://www.calameo.com/books/008079775b1c03cd369cb)

La vicenda trae origine dalla revoca del nulla osta alla conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato, disposta dalla Prefettura sulla base di presunte incongruenze nella documentazione relativa all’alloggio del cittadino straniero. In particolare, l’amministrazione aveva ritenuto inattendibile il contratto di locazione per la presenza di difformità nelle firme apposte su diverse copie del documento.

Il Tribunale amministrativo, con una motivazione lineare ma incisiva, ha ritenuto tale impostazione viziata sotto plurimi profili, ravvisando carenza di istruttoria, difetto di motivazione e travisamento dei fatti. In un passaggio centrale della decisione, il giudice valorizza un dato di esperienza comune: la presenza di più copie di un contratto di locazione, ciascuna sottoscritta separatamente, rappresenta una prassi negoziale ordinaria e non può essere assunta quale indice di inattendibilità del documento.

L’affermazione assume rilievo non solo nel caso concreto, ma anche sul piano generale, poiché delimita il perimetro entro il quale l’amministrazione può esercitare il proprio potere valutativo. Il formalismo, infatti, non può trasformarsi in un criterio autonomo di decisione, svincolato dalla verifica sostanziale della realtà fattuale.

Sotto il profilo sistematico, la decisione si colloca nel solco dei principi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa, imponendo una lettura dell’attività istruttoria orientata alla concretezza e alla proporzionalità. In materia di immigrazione, tale esigenza si intensifica, in quanto i provvedimenti incidono direttamente su diritti fondamentali della persona, quali il diritto al soggiorno e al lavoro, nonché sulla continuità dei percorsi di integrazione sociale.

Di particolare interesse è anche il passaggio in cui il Tribunale, pur annullando il provvedimento impugnato, precisa che restano salvi gli ulteriori poteri dell’amministrazione. Tale affermazione evidenzia la natura non sostitutiva del sindacato giurisdizionale amministrativo, che interviene a rimuovere il vizio dell’atto senza sostituirsi integralmente all’amministrazione nella valutazione dei presupposti sostanziali.

La pronuncia conferma, dunque, un equilibrio tradizionale ma essenziale: da un lato, il giudice garantisce il rispetto della legalità e dei principi dell’azione amministrativa; dall’altro, preserva lo spazio decisionale dell’amministrazione, purché esercitato nel rispetto delle regole procedimentali e dei criteri di ragionevolezza.

In conclusione, la sentenza in esame rappresenta un significativo richiamo contro derive formalistiche nell’ambito delle procedure amministrative in materia di immigrazione. Essa ribadisce che l’accertamento dei requisiti non può prescindere da una valutazione concreta e contestualizzata dei fatti, pena la compromissione dell’effettività dei diritti coinvolti e della stessa legittimità dell’azione amministrativa.


Dichiarazione di trasparenza sulle fonti
Il presente contributo si basa sull’analisi diretta della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sezione terza, numero 386 del 2026 (ricorso numero ruolo generale 347 del 2026), consultabile tramite la pubblicazione indicata. I riferimenti normativi richiamati sono coerenti con il quadro vigente alla data di redazione. Non sono state utilizzate massime non ufficiali né fonti non verificabili.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

venerdì 10 aprile 2026

When Integration Is Not Enough: The Quiet Erosion of “Special Protection” in Italy

 When Integration Is Not Enough: The Quiet Erosion of “Special Protection” in Italy

In Italy’s immigration system, one of the most consequential – and increasingly contested – legal tools is the so-called “special protection” permit. Designed to safeguard fundamental rights when traditional forms of asylum do not apply, it was meant to reflect a simple principle: a person who has built a life in Italy should not be uprooted without a serious and proportionate reason.

Yet, in practice, that principle is being steadily narrowed.

Across the country, administrative authorities are adopting a restrictive approach, often denying protection to individuals whose stories are deemed “economic” in nature. The reasoning is familiar: poverty, unemployment, and lack of opportunities in the country of origin are not, by themselves, sufficient grounds to remain in Italy.

Formally, this is correct. But substantively, it risks missing the point.

The real legal question is not whether a person left their country for economic reasons. It is whether, after years in Italy, they have developed a level of social, professional, and personal integration that would make forced return a disproportionate interference with their fundamental rights.

This is where the system shows its fractures.

Many applicants today present clear evidence of integration: stable housing, regular employment, vocational training, and social ties within their communities. They pay taxes, contribute to the economy, and participate in daily life. In every meaningful sense, they are no longer “temporary” presences.

And yet, these elements are often treated as secondary – or worse, irrelevant.

The underlying problem lies in how “vulnerability” is interpreted. Administrative decisions tend to reserve protection for extreme cases: serious illness, family dependency, or risk of inhuman treatment. Integration, by contrast, is seen as insufficient unless accompanied by additional hardship.

But this approach clashes with European human rights standards.

The European Court of Human Rights has long held that “private life” includes not only personal identity, but also the network of social and professional relationships that individuals build over time. Work, in particular, is not just a source of income – it is a space where people form connections, develop skills, and define their place in society.

Removing someone from that context is not a neutral administrative act. It is a disruption of a life that has already taken shape.

This is why the law requires a comparative assessment: authorities must weigh the individual’s level of integration in Italy against the conditions they would face upon return. It is not enough to say that the country of origin is “generally safe.” The real issue is whether the person can realistically reintegrate there without suffering a significant regression in their dignity and living conditions.

Too often, this comparative analysis remains superficial.

Decisions rely on standardized formulas, emphasizing the absence of conflict or persecution, while overlooking the concrete reality of the individual’s life in Italy. The result is a growing gap between the legal framework – which is grounded in constitutional and human rights principles – and its actual application.

Courts are increasingly called upon to bridge this gap.

Judicial review plays a crucial role in ensuring that administrative decisions are not only lawful, but also reasonable and proportionate. Judges are required to look beyond formal categories and assess the full picture: the person’s work history, social ties, and prospects in both countries.

In many cases, this leads to a different outcome.

The broader issue, however, remains unresolved. Italy is facing a structural question: what does it mean, today, to “belong” to a society? Is legal status the only criterion, or should integration – in its real, lived dimension – carry decisive weight?

The answer will shape not only immigration law, but the social fabric of the country.

If integration is encouraged but ultimately ignored, the system risks sending a contradictory message: participate, work, adapt – but do not expect recognition.

A legal framework that fails to account for the human reality of integration does more than deny protection. It undermines the very idea of a rules-based system grounded in fairness, proportionality, and respect for fundamental rights.

And in the long run, that is a cost no legal system can afford.


Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Student visa refusal must be properly assessed


 

giovedì 9 aprile 2026

العنوان: رفض تأشيرة الدراسة يتطلب تقييمًا دقيقًا


 

Protezione del minore straniero e conversione del permesso di soggiorno: limiti dell’azione amministrativa e obblighi istruttori ex articolo 32 del decreto legislativo 286 del 1998

 Protezione del minore straniero e conversione del permesso di soggiorno: limiti dell’azione amministrativa e obblighi istruttori ex articolo 32 del decreto legislativo 286 del 1998

Abstract
Il contributo analizza la recente giurisprudenza amministrativa in materia di conversione del permesso di soggiorno per minore età, con particolare riferimento alla corretta interpretazione dell’articolo 32 del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286. L’analisi prende le mosse dalla pubblicazione disponibile su Calaméo (https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a), che consente di esaminare integralmente il provvedimento e di ricostruire i principali nodi interpretativi emersi nella prassi amministrativa e nel contenzioso.

La questione giuridica centrale concerne la delimitazione dei presupposti richiesti per la conversione del titolo di soggiorno rilasciato ai minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età. In particolare, si pone il problema della corretta distinzione tra le due ipotesi normative previste dall’articolo 32: da un lato, quella relativa ai minori affidati o sottoposti a tutela; dall’altro, quella concernente i minori inseriti in un progetto di integrazione sociale e civile per un periodo non inferiore a due anni.

L’analisi evidenzia come la prassi amministrativa tenda frequentemente a sovrapporre tali presupposti, richiedendo cumulativamente condizioni che il legislatore ha invece configurato in termini alternativi. Tale impostazione determina un illegittimo aggravamento dell’onere probatorio a carico dello straniero e si traduce, non di rado, in provvedimenti di diniego fondati su una lettura distorta della norma.

Un ulteriore profilo di rilievo concerne la natura del parere rilasciato dal Comitato per i minori stranieri, oggi incardinato presso la Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione. La ricostruzione sistematica conferma che si tratta di un atto endoprocedimentale obbligatorio ma non vincolante, la cui mancata acquisizione non può essere imputata al richiedente né costituire, di per sé, motivo legittimo di rigetto dell’istanza.

In tale prospettiva, assume centralità il principio, di matrice generale, secondo cui spetta all’Amministrazione attivarsi per l’acquisizione degli elementi istruttori necessari alla decisione, in applicazione dell’articolo 6 della legge 7 agosto 1990, numero 241. Il procedimento amministrativo in materia di immigrazione non può essere configurato come un sistema di ostacoli formali, ma deve essere orientato alla verifica sostanziale dei presupposti per il riconoscimento del diritto al soggiorno.

La pubblicazione su Calaméo consente di apprezzare in modo diretto il percorso argomentativo del giudice amministrativo, che si inserisce in un orientamento giurisprudenziale volto a contenere le derive formalistiche e a riaffermare i limiti dell’azione amministrativa, imponendo un esercizio del potere fondato su criteri di ragionevolezza, proporzionalità e completezza dell’istruttoria.

In conclusione, la decisione esaminata si colloca nel solco di una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina, valorizzando il principio di effettività della tutela e riaffermando che le inefficienze dell’apparato amministrativo non possono tradursi in un pregiudizio per la posizione giuridica dello straniero.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

mercoledì 8 aprile 2026

Cuando el formalismo administrativo falla: un tribunal italiano anula la denegación de un permiso de residencia por búsqueda de empleo

 Cuando el formalismo administrativo falla: un tribunal italiano anula la denegación de un permiso de residencia por búsqueda de empleo

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Calabria ha puesto en evidencia un problema estructural en la gestión administrativa de la inmigración: el exceso de formalismo frente a la realidad concreta de las personas.

El caso se refiere a un trabajador extranjero que entró legalmente en Italia en el marco del sistema de cuotas de entrada para trabajo (decreto flussi). Sin embargo, entre la concesión del visado y su llegada al país, el empleador que había solicitado su contratación cesó su actividad. Sobre esta base, la Prefectura denegó la solicitud de un permiso de residencia por búsqueda de empleo (attesa occupazione).

Desde un punto de vista estrictamente formal, la decisión podría parecer coherente. Pero el tribunal adoptó una perspectiva distinta.

En su sentencia de 25 de febrero de 2026, el TAR Calabria anuló la decisión administrativa, señalando que la autoridad no llevó a cabo una instrucción adecuada ni ofreció una motivación suficiente. En particular, el tribunal subrayó que la administración no evaluó los efectos reales de la situación del solicitante, recordando la obligación de analizar “los efectos que los hechos expuestos por el recurrente tienen sobre el procedimiento administrativo” .

El trabajador había cumplido con todas las exigencias legales: entrada regular en el territorio, actuación diligente para regularizar su situación y voluntad concreta de incorporarse al mercado laboral. A pesar de ello, la administración rechazó su solicitud sin considerar posibles alternativas, como la posibilidad de encontrar un nuevo empleo, incluso en continuidad con la actividad empresarial original.

La sentencia pone de relieve un principio fundamental: el derecho de extranjería no puede aplicarse como un sistema rígido y automático. Su finalidad no es solo regular el acceso al territorio, sino también favorecer la integración laboral efectiva de quienes han ingresado legalmente.

El tribunal critica así una visión burocrática que ignora la evolución de los hechos y sanciona al trabajador por circunstancias ajenas a su voluntad. Por el contrario, exige una actuación administrativa basada en una evaluación concreta, razonable y proporcionada.

Esta decisión se inscribe en una tendencia más amplia de la jurisprudencia italiana, que busca limitar los excesos del formalismo administrativo en materia migratoria. Los jueces están reafirmando la necesidad de una administración más flexible, capaz de adaptarse a la realidad y de garantizar una tutela efectiva de los derechos.

Las implicaciones son relevantes. Para los trabajadores extranjeros, la sentencia representa una mayor protección frente a decisiones arbitrarias. Para la administración, constituye un claro recordatorio: no basta con aplicar las normas de manera mecánica, es necesario comprender y valorar cada caso en su contexto real.

En definitiva, el mensaje es claro: la gestión de la inmigración no puede reducirse a una lógica burocrática. Debe responder a criterios de racionalidad, justicia y efectividad.

Leer la publicación completa:
https://www.calameo.com/books/008079775f514b4a75120


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Refus de visa étudiant et défaut d’instruction


 

Visado de estudios: no basta una evaluación superficial


 

عندما تتجاوز البيروقراطية حدود القانون: حكم إيطالي يصحح شروط تحويل تصاريح القاصرين

 عندما تتجاوز البيروقراطية حدود القانون: حكم إيطالي يصحح شروط تحويل تصاريح القاصرين

يكشف حكم حديث صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو عن مشكلة متكررة في نظام الهجرة في إيطاليا، تتمثل في اتخاذ قرارات إدارية قائمة على تفسيرات متشددة وغير دقيقة للنصوص القانونية.

الحكم، الصادر في 23 فبراير 2026، يتناول مسألة تحويل تصريح الإقامة الممنوح لقاصر أجنبي غير مصحوب إلى تصريح إقامة للعمل. ويمكن الاطلاع على تفاصيل القضية كاملة من خلال النشر المتاح على منصة كالاميو (https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a)، والذي يتيح فهماً أعمق للوقائع والمسائل القانونية المطروحة.

تدور القضية حول شاب أجنبي تم رفض طلبه لتحويل تصريح الإقامة. وقد بررت الإدارة قرارها بعدم مشاركته في برنامج للاندماج الاجتماعي لمدة لا تقل عن سنتين، وعدم حصوله على الرأي المطلوب بموجب القانون.

غير أن المحكمة تبنّت تفسيراً مختلفاً.

ففي حكمها، أوضحت أن القانون الإيطالي ينص على مسارين بديلين للحصول على تحويل تصريح الإقامة. المسار الأول يتعلق بالقاصرين الذين وُضعوا تحت الكفالة أو الوصاية، أما المسار الثاني فيخص من شاركوا في برنامج اندماج اجتماعي لمدة سنتين على الأقل. وهذان الشرطان بديلان وليس من الواجب توافرهما معاً.

وبفرضها الشرطين معاً، تكون الإدارة قد أضافت متطلبات أكثر تشدداً مما ينص عليه القانون.

كما تناول الحكم طبيعة الرأي الصادر عن لجنة القاصرين الأجانب، مؤكداً أنه إجراء إلزامي ضمن المسار الإداري، لكنه غير ملزم من حيث المضمون. والأهم من ذلك، أن مسؤولية الحصول عليه تقع على عاتق الإدارة، وليس على مقدم الطلب.

وهذه النقطة لها أثر عملي كبير، إذ إن العديد من الطلبات تُرفض بسبب نقص وثائق لا يُفترض قانوناً أن يوفرها صاحب الطلب بنفسه.

ويبعث الحكم برسالة واضحة: لا يجوز تطبيق قانون الهجرة كإجراء بيروقراطي آلي. بل يجب على الإدارة تقييم كل حالة بشكل واقعي، وممارسة سلطتها وفق معايير المعقولية والتناسب.

في هذه القضية، كان مقدم الطلب قد أثبت اندماجاً فعلياً من خلال عمل قانوني ووثائق محدثة، ومع ذلك تم رفض طلبه استناداً إلى تفسير شكلي للنص القانوني.

لذلك قررت المحكمة إلغاء قرار الرفض، وألزمت الإدارة بإعادة النظر في الطلب، والحصول على الرأي اللازم، والتحقق من توافر الشروط القانونية بشكل صحيح.

وتتجاوز أهمية هذا الحكم حدود القضية الفردية، إذ يؤكد مبدأ أساسياً: عندما تنحرف الإدارة عن تطبيق القانون، يبقى القضاء هو الضامن لإعادته إلى مساره الصحيح.

وفي مجال الهجرة، حيث يحدد الوضع القانوني مصير الأفراد، فإن هذا الدور القضائي يصبح حاسماً.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

sabato 4 aprile 2026

When Bureaucracy Goes Too Far: Italian Court Corrects Residence Permit Rules for Former Minors

 When Bureaucracy Goes Too Far: Italian Court Corrects Residence Permit Rules for Former Minors

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Lazio is drawing attention to a recurring problem in Italy’s immigration system: administrative decisions based on rigid and incorrect interpretations of the law.

The judgment, published on February 23, 2026, addresses the conversion of a residence permit issued to an unaccompanied minor into a work permit. The case, now available in full through a public legal publication on Calaméo (https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a), highlights how procedural misunderstandings can lead to unlawful refusals.

At the center of the dispute was a young foreign national whose application had been rejected by the authorities. The reason? According to the administration, he had not completed a two-year social integration program and had failed to obtain a required official opinion.

But the court saw things differently.

In a clear and structured decision, the judges emphasized that Italian law provides two alternative pathways for this type of residence permit conversion. One applies to minors placed under guardianship or entrusted to care, while the other concerns those who have completed a two-year integration program. These conditions are not cumulative.

By requiring both, the administration had effectively introduced a stricter standard than the law itself.

The court also addressed the role of the official opinion issued by the Committee for Foreign Minors. While this opinion is part of the procedure, it is not binding. More importantly, the responsibility for obtaining it lies with the administration—not with the applicant.

This distinction is far from technical. In practice, many applicants are denied residence permits due to missing documentation that they are not even legally required to provide themselves.

The ruling sends a strong message: immigration law cannot be applied as a mechanical checklist. Authorities must assess each case individually and ensure that administrative procedures serve their intended purpose, rather than becoming barriers.

In this case, the applicant had demonstrated real integration, including lawful employment and ongoing education. Yet his request had been denied on formal grounds that the court ultimately deemed unlawful.

The decision not only annuls the refusal but also orders the administration to re-examine the case properly, including obtaining the necessary opinion and reassessing the legal requirements.

Beyond the individual outcome, the broader implication is clear. When administrative bodies fail to apply the law correctly, courts remain a crucial safeguard.

And in the complex field of immigration, where legal status often determines the course of a person’s life, that safeguard makes all the difference.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

venerdì 3 aprile 2026

عندما يفشل الجمود الإداري: محكمة إيطالية تُبطل رفض تصريح إقامة للبحث عن عمل

 عندما يفشل الجمود الإداري: محكمة إيطالية تُبطل رفض تصريح إقامة للبحث عن عمل

أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في كالابريا حكماً مهماً يعيد التأكيد على مبدأ أساسي في قانون الهجرة: لا يمكن للإدارة أن تعتمد على تفسير شكلي جامد للقواعد دون مراعاة الواقع الفعلي للأشخاص.

تتعلق القضية بعامل أجنبي دخل إلى إيطاليا بشكل قانوني في إطار نظام الحصص (decreto flussi) الخاص بالعمل. غير أنه، بين صدور التأشيرة ووصوله إلى إيطاليا، توقّف صاحب العمل الذي تقدّم بطلب استقدامه عن ممارسة نشاطه. وبناءً على ذلك، رفضت المحافظة منحه تصريح إقامة لغرض البحث عن عمل (attesa occupazione).

من الناحية الشكلية، قد يبدو القرار متسقاً مع القواعد. لكن المحكمة رأت خلاف ذلك.

ففي حكمها الصادر بتاريخ 25 فبراير 2026، ألغت المحكمة القرار الإداري، معتبرة أن الإدارة لم تُجرِ تحقيقاً كافياً ولم تُقدّم تعليلاً مناسباً. وأكدت المحكمة على ضرورة تقييم الآثار الفعلية للوقائع، مشيرة إلى وجوب دراسة “الآثار التي تترتب على الوقائع التي عرضها الطاعن على الإجراءات الإدارية” .

العامل كان قد التزم بجميع المتطلبات القانونية: دخل البلاد بشكل نظامي، وبادر بسرعة إلى تسوية وضعيته، وأبدى رغبة حقيقية في الاندماج في سوق العمل. ومع ذلك، رفضت الإدارة طلبه دون النظر في البدائل الممكنة، مثل إمكانية العثور على عمل جديد، حتى في إطار نشاط مرتبط بالعمل الأصلي.

يبرز هذا الحكم مبدأً جوهرياً: قانون الهجرة لا يمكن تطبيقه بطريقة آلية جامدة. الهدف من هذا النظام ليس فقط تنظيم الدخول، بل أيضاً تمكين الاندماج الفعلي في سوق العمل.

وقد انتقدت المحكمة النهج الإداري الذي يتجاهل تطور الوقائع ويحمّل العامل نتائج ظروف خارجة عن إرادته. بالمقابل، شددت على ضرورة اعتماد تقييم واقعي ومتوازن لكل حالة على حدة.

يندرج هذا القرار ضمن توجه أوسع في القضاء الإيطالي يسعى إلى الحد من التشدد الإداري في قضايا الهجرة، ويفرض على الإدارة اعتماد مقاربة موضوعية تراعي الواقع وتحمي الحقوق بشكل فعّال.

تأثير هذا الحكم مهم. بالنسبة للعمال الأجانب، يعزز الحماية من القرارات التعسفية. أما بالنسبة للإدارة، فهو تذكير واضح: لا يكفي تطبيق القواعد بشكل ميكانيكي، بل يجب فهم كل حالة في سياقها الحقيقي.

في النهاية، الرسالة واضحة: إدارة الهجرة لا يمكن أن تختزل في منطق بيروقراطي، بل يجب أن تقوم على العقلانية والعدالة والفعالية.

للاطلاع على النص الكامل للنشر:
https://www.calameo.com/books/008079775f514b4a75120


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Residence Permit Conversion: the opinion is not decisive and integration is not always required

https://ift.tt/5squpzZ https://www.youtube.com/watch?v=IN1uX_Wubbw

Quand la bureaucratie dépasse la loi : une décision italienne rétablit les règles sur les titres de séjour des anciens mineurs

 Quand la bureaucratie dépasse la loi : une décision italienne rétablit les règles sur les titres de séjour des anciens mineurs

Une récente décision du Tribunal administratif régional du Latium met in luce un problème récurrent du système de l’immigration en Italie : l’adoption de décisions administratives fondées sur des interprétations rigides et juridiquement erronées.

Le jugement, publié le 23 février 2026, concerne la conversion d’un titre de séjour délivré à un mineur étranger non accompagné en titre de séjour pour travail. L’affaire est désormais accessible dans son intégralité à travers la publication disponible sur Calaméo (https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a), permettant d’en apprécier les implications concrètes.

Au cœur du litige, un jeune étranger dont la demande avait été rejetée par l’administration. Le motif avancé était double : l’absence de participation à un programme d’intégration sociale d’une durée de deux ans et le défaut d’un avis requis par la législation.

Le tribunal a toutefois adopté une lecture différente.

Dans une motivation claire, il rappelle que la loi italienne prévoit deux voies alternatives pour obtenir la conversion du titre de séjour. La première concerne les mineurs confiés ou placés sous tutelle ; la seconde s’applique à ceux ayant participé pendant au moins deux ans à un programme d’intégration sociale. Ces conditions ne sont pas cumulatives.

En exigeant simultanément ces deux éléments, l’administration a donc introduit un critère plus strict que celui prévu par la loi.

La décision apporte également une précision essentielle sur la nature de l’avis rendu par le Comité pour les mineurs étrangers. Cet avis est obligatoire dans la procédure, mais il n’est pas contraignant. Surtout, son obtention relève de la responsabilité de l’administration, et non du demandeur.

Ce point est loin d’être secondaire. Dans la pratique, de nombreux refus sont fondés sur l’absence de documents que l’étranger n’est pas juridiquement tenu de produire lui-même.

La décision envoie ainsi un message clair : le droit de l’immigration ne peut pas être appliqué comme un mécanisme automatique et formaliste. L’administration doit procéder à une évaluation concrète de chaque situation, en veillant à ce que la procédure serve sa finalité et ne devienne pas un obstacle.

Dans l’affaire examinée, le requérant avait pourtant démontré un véritable parcours d’intégration, notamment à travers une activité professionnelle régulière et un suivi éducatif. Malgré cela, sa demande avait été rejetée pour des motifs que le tribunal a jugés illégitimes.

Le jugement annule donc le refus et impose à l’administration de réexaminer la situation, en acquérant les éléments nécessaires et en appliquant correctement les dispositions légales.

Au-delà du cas individuel, cette décision rappelle une évidence souvent négligée : lorsque l’administration s’écarte de la loi, le juge reste le garant de sa correcte application.

Et dans le domaine du droit de l’immigration, où le statut juridique conditionne des parcours de vie entiers, ce contrôle juridictionnel est essentiel.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

martedì 31 marzo 2026

Conversión del permiso de residencia: el dictamen no es decisivo y la integración no siempre es nec

https://ift.tt/gjuCTDV https://www.youtube.com/watch?v=RUE5c9n4uIE

Kur burokracia shkon përtej ligjit: një vendim italian korrigjon kushtet për konvertimin e lejeve të qëndrimit për të mitur

 Kur burokracia shkon përtej ligjit: një vendim italian korrigjon kushtet për konvertimin e lejeve të qëndrimit për të mitur

Një vendim i fundit i Gjykatës Administrative Rajonale të Lazios nxjerr në pah një problem të përsëritur në sistemin e emigracionit në Itali: vendime administrative të bazuara në interpretime të ngurta dhe shpesh të gabuara të ligjit.

Vendimi, i publikuar më 23 shkurt 2026, trajton konvertimin e lejes së qëndrimit të dhënë për një të mitur të huaj të pashoqëruar në leje qëndrimi për punë. Rasti mund të lexohet i plotë në publikimin në Calaméo (https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a), ku paraqiten të gjitha aspektet juridike të çështjes.

Në qendër të mosmarrëveshjes është një i ri i huaj, kërkesa e të cilit ishte refuzuar nga administrata. Arsyeja: mungesa e pjesëmarrjes në një program integrimi social për të paktën dy vite dhe mungesa e mendimit të kërkuar nga ligji.

Megjithatë, gjykata ka dhënë një interpretim ndryshe.

Sipas vendimit, ligji italian parashikon dy rrugë alternative për të marrë konvertimin e lejes së qëndrimit. E para lidhet me të miturit nën kujdestari ose të besuar; e dyta me ata që kanë ndjekur një program integrimi për të paktën dy vite. Këto kushte janë alternative dhe jo kumulative.

Duke kërkuar të dyja njëkohësisht, administrata ka vendosur kritere më të rrepta se vetë ligji.

Vendimi sqaron gjithashtu një aspekt thelbësor: mendimi i Komitetit për të miturit e huaj është i detyrueshëm në procedurë, por nuk është detyrues në përmbajtje. Për më tepër, është detyrë e administratës ta sigurojë atë, jo e aplikuesit.

Ky është një element shumë i rëndësishëm në praktikë, pasi shumë kërkesa refuzohen për mungesë dokumentesh që ligjërisht nuk duhet të sigurohen nga vetë i interesuari.

Mesazhi i gjykatës është i qartë: e drejta e emigracionit nuk mund të zbatohet si një mekanizëm burokratik automatik. Administrata duhet të vlerësojë çdo rast në mënyrë konkrete, duke vepruar sipas parimeve të arsyeshmërisë dhe proporcionalitetit.

Në këtë rast, aplikuesi kishte provuar një integrim real, me punë të rregullt dhe dokumentacion të përditësuar. Megjithatë, kërkesa e tij ishte refuzuar mbi baza formale.

Për këtë arsye, gjykata anuloi refuzimin dhe urdhëroi administratën të rishqyrtojë rastin, duke siguruar mendimin e nevojshëm dhe duke verifikuar kushtet ligjore në mënyrë korrekte.

Ky vendim shkon përtej rastit individual dhe riafirmon një parim themelor: kur administrata nuk zbaton ligjin siç duhet, gjykata ndërhyn për të rikthyer ligjshmërinë.

Dhe në fushën e emigracionit, ku statusi juridik përcakton të ardhmen e individit, ky rol është thelbësor.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

TAR Emilia-Romagna: Police Headquarters Must Issue Seasonal Residence Permit, Cannot Simply Archive It

 TAR Emilia-Romagna: Police Headquarters Must Issue Seasonal Residence Permit, Cannot Simply Archive It

A significant ruling by the Regional Administrative Tribunal (TAR) of Emilia-Romagna, First Section, published on 27 February 2026 (case registered under general register number 1845 of 2025), clarifies an important principle in Italian immigration law: administrative delay cannot justify the archiving of a lawful application for a seasonal residence permit.

The full judgment is available here:
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

The case concerned a foreign national who had lawfully entered Italy with a seasonal work visa, obtained the necessary work authorization, signed the employment contract, and duly submitted the application for a seasonal residence permit. Despite compliance with all legal requirements, the Police Headquarters failed to proceed with the physical issuance of the permit card and later archived the application.

The administration justified its decision by referring to “short timeframes” between the administrative processing stage and the conclusion of the procedure, arguing that it had not been possible to print the residence permit in time.

The TAR rejected this reasoning. According to the Court, a delay attributable to the administration cannot operate to the detriment of the applicant. Where the substantive and formal requirements for issuing the permit are met, organizational inefficiencies cannot serve as a lawful basis for archiving the request.

Beyond the immediate procedural issue, the ruling has broader implications. The Court noted that the failure to issue the seasonal permit may have directly affected the applicant’s ability to apply for its conversion into a standard subordinate employment permit under Article 24 of Legislative Decree no. 286 of 1998.

While the Tribunal clarified that conversion cannot be assessed ex officio and must be requested through a specific application, it emphasized that the administration must first fulfill its obligation to issue the seasonal permit. Only thereafter can any evaluation concerning conversion take place.

The judgment reaffirms a core principle of administrative law: public inefficiency cannot become an indirect sanction against a foreign worker who has complied with all legal obligations. In the field of immigration law—where procedural timing often determines the difference between lawful stay and irregularity—such clarification is particularly significant.

This decision may serve as an important precedent in future disputes concerning delays in the issuance of residence permits and their impact on the continuity of lawful employment in Italy.

Avv. Fabio Loscerbo

lunedì 30 marzo 2026

Ascolta "Alerta en el SIS y anulación del visado el Tribunal Administrativo de Roma excluye el automatismo" su Spreaker.

Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

 Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

Une récente décision de la juridiction administrative italienne apporte une clarification importante concernant les effets des signalements dans le Système d’Information Schengen (SIS) sur les procédures relatives aux visas et aux titres de séjour.

L’affaire a été tranchée par le Tribunal administratif régional du Latium (TAR Lazio), Section V Quater, arrêt numéro 2728 de 2026, qui s’est prononcé sur la relation entre une alerte SIS et le pouvoir de l’administration d’annuler un visa déjà délivré.

La décision intégrale est publiée au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

L’affaire concernait une étudiante étrangère qui avait obtenu un visa pour études délivré par une ambassade italienne à l’étranger. Par la suite, les autorités d’un autre État de l’espace Schengen ont révoqué son titre de séjour et ont introduit un signalement dans le Système d’Information Schengen.

À la suite de ce signalement, l’autorité diplomatique italienne a décidé d’annuler le visa déjà délivré. En conséquence directe, la Questura de Milan a ensuite déclaré irrecevable la demande de titre de séjour pour études présentée par l’intéressée.

La requérante a contesté ces décisions devant la juridiction administrative, en soutenant que l’administration avait utilisé l’alerte SIS comme un motif automatique et contraignant pour annuler le visa, sans procéder à une véritable évaluation administrative.

Le tribunal administratif a accueilli cette argumentation.

Selon les juges, l’existence d’un signalement dans le Système d’Information Schengen ne peut pas, à elle seule, justifier automatiquement l’annulation d’un visa. Même en présence d’une alerte SIS, l’administration reste tenue d’effectuer une évaluation autonome et concrète de la situation individuelle.

Le tribunal a rappelé que toute décision administrative doit respecter des principes fondamentaux tels que la proportionnalité, l’adéquation de la mesure et la protection de la confiance légitime.

Dans cette affaire, l’administration avait considéré l’alerte SIS comme une obligation automatique d’annuler le visa, estimant ne disposer d’aucune marge d’appréciation. Cette approche a été jugée contraire aux principes du droit administratif.

Les juges ont souligné que l’administration aurait dû procéder à un examen plus approfondi de la situation avant d’adopter une mesure aussi restrictive. En l’absence d’une telle évaluation, la juridiction a annulé à la fois la décision d’annulation du visa et la décision ultérieure déclarant irrecevable la demande de titre de séjour.

Cette décision revêt une importance particulière, car elle rappelle un principe essentiel du droit européen de l’immigration : les systèmes d’échange d’informations entre États, comme le SIS, constituent des instruments de coopération, mais ils ne remplacent pas l’obligation des autorités nationales d’évaluer chaque situation de manière individuelle.

En pratique, cela signifie qu’une alerte dans le SIS ne peut pas être transformée en automatisme administratif. Les autorités doivent toujours s’assurer que leurs décisions sont proportionnées, motivées et fondées sur un examen réel des circonstances du cas.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

PROTEZIONE COMPLEMENTARE, RADICAMENTO SOCIALE E OBBLIGHI COSTITUZIONALI NEL SISTEMA POST DECRETO-LEGGE 20 DEL 2023

 

PROTEZIONE COMPLEMENTARE, RADICAMENTO SOCIALE E OBBLIGHI COSTITUZIONALI NEL SISTEMA POST DECRETO-LEGGE 20 DEL 2023

La recente pubblicazione del decreto del Tribunale Ordinario di Bologna su Calaméo (consultabile al seguente link: https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a) consente di tornare su un nodo centrale del diritto dell’immigrazione contemporaneo, ossia la ridefinizione della protezione complementare nel contesto normativo successivo al decreto-legge 10 marzo 2023, numero 20, convertito con modificazioni dalla legge 5 maggio 2023, numero 50.

Il provvedimento si colloca all’interno di un dibattito giurisprudenziale che, lungi dall’essersi esaurito con l’intervento normativo del 2023, ha trovato proprio nelle decisioni di merito più recenti un terreno di chiarificazione sistematica. In tale prospettiva, il decreto in esame assume un valore paradigmatico, in quanto affronta in modo diretto la questione della perdurante operatività della tutela della vita privata e familiare quale fondamento della protezione complementare.

Il Collegio bolognese muove da una ricostruzione rigorosa dell’articolo 19 del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, evidenziando come la riforma del 2023 abbia inciso esclusivamente su una parte della disciplina, senza intaccare il nucleo essenziale costituito dal richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. Tale impostazione consente di affermare, in termini netti, che il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, continua a rappresentare un parametro vincolante per l’autorità amministrativa e per il giudice.

Particolarmente significativa è la valorizzazione del principio di comparazione, quale criterio metodologico imprescindibile nella valutazione delle domande di protezione complementare. Il decreto richiama espressamente l’elaborazione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ribadendo che il giudizio deve articolarsi attraverso il confronto tra la condizione individuale del richiedente nel Paese di origine e il livello di integrazione raggiunto nel territorio nazionale. In tale contesto, il radicamento sociale non assume una funzione meramente accessoria, ma si configura come elemento strutturale della tutela, idoneo a incidere sulla stessa configurazione della vulnerabilità.

La decisione pubblicata su Calaméo si distingue, inoltre, per la chiarezza con cui affronta il rapporto tra diritto interno e fonti sovranazionali. Il Tribunale afferma che la tutela dei diritti fondamentali non può essere compressa sulla base di interpretazioni restrittive derivanti dal diritto convenzionale, ma deve essere letta in una logica di massima espansione delle garanzie, in coerenza con il sistema costituzionale. Ne deriva un’impostazione che riconosce alla protezione complementare una funzione di attuazione del diritto di asilo costituzionale, inteso quale strumento di garanzia di uno standard minimo di dignità della persona.

Sotto il profilo applicativo, il decreto offre un esempio concreto di come tali principi debbano essere declinati nel caso concreto. Il riconoscimento della protezione complementare viene fondato su una pluralità di elementi: la continuità dell’attività lavorativa, la stabilità abitativa, la conoscenza della lingua italiana e, più in generale, la costruzione di una rete di relazioni sociali. Tali elementi vengono letti unitariamente, quali indicatori di un radicamento effettivo, la cui interruzione determinerebbe una lesione significativa del diritto alla vita privata.

In questa prospettiva, la decisione si pone in linea con quell’orientamento che rifiuta una lettura riduttiva della protezione complementare come misura residuale, restituendole invece una funzione centrale nel sistema di tutela multilivello dei diritti fondamentali. Il riferimento costante agli obblighi costituzionali e internazionali consente di superare le incertezze interpretative generate dalla riforma del 2023, riaffermando la continuità del sistema e la necessità di un approccio sostanziale, ancorato alla realtà concreta delle persone.

L’analisi del decreto conferma, in definitiva, come la protezione complementare rappresenti oggi uno dei principali strumenti attraverso cui il diritto dell’immigrazione realizza un equilibrio tra esigenze di controllo dei flussi e tutela della dignità umana. In tale equilibrio, il radicamento sociale e il percorso di integrazione assumono un ruolo decisivo, imponendo al giudice una valutazione attenta e individualizzata, capace di cogliere la complessità delle situazioni concrete.

La pubblicazione su Calaméo consente dunque non solo la diffusione del provvedimento, ma anche la sua collocazione all’interno di un più ampio percorso di riflessione scientifica, nel quale la protezione complementare emerge come laboratorio privilegiato per l’interpretazione evolutiva dei diritti fondamentali nel diritto dell’immigrazione contemporaneo.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428


Illegittimità dell’archiviazione del permesso stagionale e obbligo di rilascio del titolo materiale: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna (Sez. I, 27 febbraio 2026, ruolo generale n. 1845/2025)

 TEMA: Illegittimità dell’archiviazione del permesso stagionale e obbligo di rilascio del titolo materiale: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna (Sez. I, 27 febbraio 2026, ruolo generale n. 1845/2025)

Abstract
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 27 febbraio 2026 (ruolo generale n. 1845/2025), affronta un nodo centrale nella gestione delle procedure amministrative in materia di lavoro stagionale: la possibilità per la Questura di archiviare una domanda di permesso di soggiorno per ragioni meramente organizzative, in assenza di motivi ostativi sostanziali. Il Collegio afferma un principio di particolare rilievo sistematico: l’omessa tempestiva istruzione del procedimento non può ridondare a danno del richiedente, né può incidere indirettamente sulla successiva facoltà di conversione del titolo.

Il testo integrale della decisione è disponibile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

  1. Inquadramento normativo e oggetto della controversia

La controversia trae origine dall’archiviazione di un’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale, presentata a seguito di nulla osta rilasciato ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

Il ricorrente aveva fatto ingresso regolare nel territorio nazionale con visto per lavoro stagionale, aveva sottoscritto il contratto e presentato domanda di permesso, adempiendo agli obblighi procedimentali previsti. Tuttavia, la Questura non aveva proceduto alla stampa materiale del titolo, motivando l’archiviazione con il riferimento ai “tempi stretti” tra istruttoria e conclusione del procedimento.

La questione giuridica sottoposta al TAR concerneva, dunque, la legittimità di un provvedimento di archiviazione fondato non su ragioni sostanziali ostative, bensì su una disfunzione temporale imputabile all’apparato amministrativo.

  1. Il principio affermato dal TAR: il ritardo amministrativo non può danneggiare l’istante

Il Collegio ha ritenuto la motivazione inidonea a giustificare l’archiviazione, evidenziando come l’omessa tempestiva istruzione del procedimento amministrativo non possa tradursi in un pregiudizio per il soggetto richiedente, in presenza dei presupposti normativi per il rilascio del titolo.

Il principio è coerente con l’impianto della legge 7 agosto 1990, n. 241, e con il dovere di buona amministrazione, nonché con l’obbligo di conclusione del procedimento entro termini ragionevoli. L’archiviazione non può surrogare un diniego sostanziale, né può fungere da rimedio organizzativo rispetto a inefficienze interne.

Sotto questo profilo, la sentenza si colloca nel solco di una giurisprudenza che tende a ricondurre l’esercizio del potere amministrativo entro i limiti della legalità sostanziale, evitando che il mancato rispetto dei tempi procedimentali si traduca in un effetto espulsivo di fatto.

  1. Il rilascio “materiale” del titolo e la questione della conversione

Di particolare interesse è il passaggio motivazionale relativo al rapporto tra rilascio del permesso stagionale e possibilità di conversione in lavoro subordinato ordinario, ai sensi dell’articolo 24, comma 10, del decreto legislativo n. 286 del 1998.

Il TAR osserva che la mancata stampa del titolo può aver determinato una situazione di incertezza giuridica tale da incidere sulla tempestiva attivazione della procedura di conversione. Pur ribadendo che la conversione richiede un’apposita istanza del lavoratore e non può essere valutata d’ufficio dall’Amministrazione, il Collegio sottolinea come il rilascio del titolo stagionale costituisca un presupposto logico e funzionale per l’esercizio pieno delle facoltà riconosciute dall’ordinamento.

Ne deriva che l’Amministrazione, in assenza di elementi ostativi di natura sostanziale, è tenuta a procedere al rilascio materiale del titolo, anche mantenendo la scadenza originaria, lasciando impregiudicata ogni successiva valutazione in ordine alla conversione.

  1. Profili sistematici: legalità amministrativa e tutela dell’affidamento

La decisione assume rilievo non solo per la materia specifica del lavoro stagionale, ma per l’impostazione di fondo: l’inefficienza amministrativa non può trasformarsi in una sanzione indiretta a carico del destinatario del procedimento.

Il principio di legalità amministrativa impone che ogni compressione di una posizione giuridica soggettiva trovi fondamento in ragioni sostanziali tipizzate dalla legge. Diversamente, si determinerebbe una forma di irregolarità “indotta”, non riconducibile a un comportamento dell’interessato, ma a una disfunzione dell’apparato pubblico.

In un sistema nel quale la regolarità del soggiorno condiziona l’accesso al lavoro, ai diritti sociali e alla continuità del progetto migratorio, il rispetto dei tempi e delle forme procedimentali non costituisce un aspetto meramente formale, ma una garanzia sostanziale.

  1. Considerazioni conclusive

La sentenza del TAR Emilia-Romagna del 27 febbraio 2026 (ruolo generale n. 1845/2025), pubblicata integralmente su Calaméo al link sopra indicato, rappresenta un arresto significativo in materia di permessi di soggiorno stagionali.

Essa riafferma un principio elementare ma spesso disatteso nella prassi: quando il richiedente ha adempiuto a tutti gli obblighi normativi, l’Amministrazione non può sottrarsi al rilascio del titolo invocando proprie carenze organizzative.

Si tratta di un passaggio importante in un contesto nel quale la corretta gestione della procedura amministrativa incide direttamente sulla distinzione tra soggiorno regolare e irregolare e, quindi, sulla concreta effettività dei diritti riconosciuti dall’ordinamento.

Avv. Fabio Loscerbo

domenica 29 marzo 2026

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

 

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

أصدرت محكمة إدارية إيطالية حكماً مهماً يوضّح أحد الجوانب الأكثر نقاشاً في قانون الهجرة في إيطاليا، وهو تحويل تصريح الإقامة للعمل الموسمي إلى تصريح إقامة للعمل التابع، ولا سيما في القطاع الزراعي.

الحكم صدر عن المحكمة الإدارية الإقليمية لإقليم بوليا (TAR Puglia)، الدائرة الثالثة، بالقرار رقم 292 لسنة 2026، المنشور في 10 مارس 2026 في القضية المسجلة تحت رقم السجل العام 175 لسنة 2026.

القضية: رفض تحويل تصريح الإقامة

بدأ النزاع بعد أن رفضت محافظة مدينة باري – عبر مكتب الهجرة الموحد – طلب عامل أجنبي لتحويل تصريح إقامته من عمل موسمي إلى عمل تابع.

ورأت الإدارة أن العامل لم يستوفِ الحد الأدنى المطلوب من النشاط العملي في القطاع الزراعي. ووفقاً للإدارة، لم يثبت العامل أنه قام بما لا يقل عن 39 يوم عمل خلال ثلاثة أشهر، بمتوسط 13 يوماً في الشهر، كما تنص عليه التوجيهات والقرارات الوزارية.

وقد اعتمد هذا القرار على تفسير صارم لمفهوم «ثلاثة أشهر»، باعتبارها أشهر تقويمية كاملة. ونتيجة لذلك تم استبعاد بعض أيام العمل التي وقعت بين نهاية شهر وبداية الشهر التالي من الحساب.

الإطار القانوني

وفقاً للمادة 24 الفقرة 10 من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998 (القانون الموحد للهجرة في إيطاليا)، يمكن للعامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في إيطاليا لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، أن يطلب تحويل تصريح إقامته إلى تصريح عمل عادي.

وفي القطاع الزراعي، غالباً ما يُحسب العمل بعدد أيام العمل الفعلية وليس بالأشهر الكاملة. ولهذا السبب أوضحت تعميمات وزارية مشتركة صادرة في 27 أكتوبر 2023 أن شرط الثلاثة أشهر يعني عملياً القيام بما لا يقل عن 39 يوم عمل مغطى بالاشتراكات الضمانية، بمعدل 13 يوماً في الشهر.

تفسير المحكمة

رفضت المحكمة التفسير الصارم الذي اعتمدته الإدارة. واعتبرت أن الإشارة إلى «ثلاثة أشهر» في القانون يجب أن تُفهم على أنها فترة تقارب 90 يوماً، وليس بالضرورة ثلاثة أشهر تقويمية كاملة.

فالتفسير القائم على الأشهر التقويمية فقط، بحسب المحكمة، يؤدي إلى نتيجة غير منطقية لأنه يستبعد أيام عمل تم أداؤها فعلاً.

وجاء في الحكم:

«إن الأحكام القانونية المعمول بها تكتفي بالنص على أن العامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في الأراضي الوطنية لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، يمكنه طلب تحويل تصريح الإقامة إلى تصريح عمل.»

كما أوضحت المحكمة أن فترة الحساب يجب أن تبدأ من تاريخ بدء العمل الفعلي وليس من بداية الشهر التقويمي.

أهمية القرار للقطاع الزراعي

يحمل هذا الحكم أهمية خاصة لأنه يرفض التفسير الإداري الشديد الشكلية، ويعترف بالواقع العملي للعمل الزراعي الذي يتسم بعدم الانتظام وبتقلب عدد أيام العمل بحسب المواسم والظروف الزراعية.

ومن خلال اعتبار أن «الثلاثة أشهر» تعني فترة تقارب 90 يوماً ابتداءً من بداية العمل الفعلية، تبنّت المحكمة تفسيراً أكثر انسجاماً مع هدف القانون، وهو التأكد من وجود نشاط عملي حقيقي.

وبناءً على ذلك، ألغت المحكمة قرار محافظة باري وطلبت من الإدارة إعادة النظر في طلب العامل خلال ثلاثين يوماً.

آثار أوسع على قانون الهجرة

يتجاوز هذا الحكم حدود القضية الفردية، إذ يسلط الضوء على مشكلة بنيوية في نظام الهجرة الإيطالي، وهي الفجوة بين المعايير الإدارية الصارمة والواقع الفعلي لسوق العمل، خصوصاً في قطاع الزراعة.

ومن خلال التأكيد على ضرورة تفسير القواعد القانونية وفقاً لغايتها الحقيقية، يساهم الحكم في ضمان تطبيق أكثر توازناً لقانون الهجرة، ويمنع أن تتحول الإجراءات الشكلية إلى عائق أمام استقرار العمال المهاجرين الذين يمارسون بالفعل نشاطاً اقتصادياً مشروعاً.


Avv. Fabio Loscerbo
محامٍ – قانون الهجرة
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Les conditions pour obtenir la protection spéciale selon une décision du Tribunal de Venise

https://ift.tt/Dq0VtA7 https://www.youtube.com/watch?v=mtZjX-1N2M8

Schengen Alert and Residence Permit

Schengen Alert and Residence Permit A recent judgment of the Consiglio di Stato confirms that a Schengen alert cannot automatically justify a refusal. Authorities must assess its specific reasons and current validity. Without proper investigation, the decision is unlawful https://www.youtube.com/watch?v=bdnNg_qK4xk

Çalışma İzninin İptali Sonrası İş Arama Amaçlı Oturum İzni Reddedildi: Emilia-Romagna İdare Mahkemesi’nden Önemli Karar

 Çalışma İzninin İptali Sonrası İş Arama Amaçlı Oturum İzni Reddedildi: Emilia-Romagna İdare Mahkemesi’nden Önemli Karar


Emilia-Romagna Bölge İdare Mahkemesi Birinci Dairesi tarafından 16 Mart 2026 tarihinde yayımlanan yeni bir karar, göç hukuku alanında çalışanlar açısından önemli bir açıklık getiriyor: yabancı bir kişinin iş arama amaçlı oturum izni hangi durumlarda verilebilir, hangi durumlarda verilemez?

2026 yılı 344 genel esas numarasıyla kayıtlı bu karar, uygulamada oldukça sık karşılaşılan bir durumu ele alıyor. Yabancı bir kişi İtalya’ya yasal olarak çalışma vizesiyle giriş yapmış, ancak işverenin oturum sözleşmesini imzalamaya gelmemesi nedeniyle iş ilişkisi hiç başlamamıştır.

Benzer durumlarda idari uygulama genellikle, iş ilişkisinin kurulamamasının yabancıdan kaynaklanmaması halinde, iş arama amaçlı oturum izni başvurusu yapılmasına izin verir. Bu mekanizma, ülkeye yasal şekilde giren ve iş piyasasına entegre olmaya hazır olan kişileri korumayı amaçlar.

Ancak mahkeme bu somut olayda farklı bir yaklaşım benimsemiştir.

Kararın tam metni şu bağlantıda yer almaktadır:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

Mahkemeye göre belirleyici unsur işverenin davranışı değil, daha önce alınmış bir idari karardır: İtalya’ya girişe imkan tanıyan çalışma izninin iptali.

Mahkeme, bu durumun hukuki çerçeveyi kökten değiştirdiğini açıkça ortaya koymaktadır. Çalışma izni iptal edildiğinde, ülkeye girişe ilişkin tüm prosedür baştan itibaren geçersiz sayılır. Bu durumda artık sadece bir iş ilişkisinin kurulamaması söz konusu değildir; aynı zamanda ülkede bulunmanın hukuki dayanağı da ortadan kalkmıştır.

Bu nedenle iş arama amaçlı oturum izni verilemez.

Karar, önemli bir hukuki ayrım yapmaktadır. İş arama izni, giriş prosedürü geçerli olduğu halde iş ilişkisinin işçiden kaynaklanmayan sebeplerle kurulamaması durumunda verilebilir. Buna karşılık, prosedürün kendisi geçersiz hale gelmişse, bu iznin verilmesini destekleyecek herhangi bir hukuki temel kalmaz.

Bu gerekçelerle başvuru reddedilmiştir.

Bu kararın uygulamada önemli sonuçları olacaktır. İş arama izni şartlarının daha dar ve katı yorumlanmasını pekiştirirken, ilk idari prosedürün geçerliliğinin belirleyici rolünü vurgulamaktadır. Avukatlar ve başvuru sahipleri açısından mesaj nettir: çalışma izninin iptaline karşı dava açılmadığı sürece, sonraki tüm başvuruların reddedilmesi kaçınılmazdır.

Daha geniş bir bakış açısıyla, bu karar göç hukukunda idari işlemlerin şekli geçerliliğine verilen önemin giderek arttığını göstermektedir.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

TAR Émilie-Romagne : la Questura doit délivrer le titre de séjour saisonnier, elle ne peut pas classer la demande

 TAR Émilie-Romagne : la Questura doit délivrer le titre de séjour saisonnier, elle ne peut pas classer la demande

Une décision importante du Tribunal Administratif Régional (TAR) d’Émilie-Romagne, Première Section, publiée le 27 février 2026 (recours inscrit au rôle général numéro 1845 de 2025), apporte une clarification significative en matière de droit de l’immigration : un retard administratif ne peut justifier l’archivage d’une demande régulière de titre de séjour pour travail saisonnier.

Le texte intégral de la décision est disponible ici :
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

L’affaire concernait un ressortissant étranger entré légalement en Italie avec un visa pour travail saisonnier, muni d’une autorisation de travail et ayant signé un contrat conforme à la réglementation. L’intéressé avait régulièrement déposé sa demande de titre de séjour et accompli les formalités prévues, notamment le relevé des empreintes.

Malgré cela, la Questura n’a pas procédé à l’émission matérielle du titre de séjour et a ultérieurement décidé de classer la demande.

L’administration a justifié sa décision en invoquant des délais trop courts entre l’instruction du dossier et la conclusion de la procédure, estimant qu’il n’avait pas été possible d’imprimer la carte de séjour à temps.

Le TAR a rejeté cette argumentation. Selon le Tribunal, un retard imputable à l’administration ne peut produire d’effets défavorables à l’égard du demandeur. Lorsque les conditions substantielles et formelles sont réunies, des difficultés organisationnelles internes ne sauraient constituer un fondement légitime pour l’archivage.

Au-delà de la question procédurale immédiate, la décision présente une portée plus large. Le Tribunal souligne que l’absence de délivrance du titre saisonnier peut avoir compromis la possibilité pour l’intéressé de demander sa conversion en titre de séjour pour travail salarié ordinaire, conformément à l’article 24 du décret législatif numéro 286 de 1998.

Si la conversion ne peut être examinée d’office et nécessite une demande spécifique du travailleur, l’administration demeure tenue, en premier lieu, de délivrer le titre saisonnier régulièrement sollicité. Ce n’est qu’ensuite que la question de la conversion peut être examinée.

La décision réaffirme un principe fondamental du droit administratif : l’inefficacité de l’administration ne peut se transformer en sanction indirecte à l’encontre d’un travailleur étranger ayant respecté toutes les obligations légales.

Dans un domaine où le respect des délais conditionne souvent la régularité du séjour, cette clarification revêt une importance particulière et pourrait constituer un précédent significatif pour les contentieux futurs relatifs aux retards dans la délivrance des titres de séjour.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 28 marzo 2026

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

 

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

Une récente décision du Tribunal administratif régional des Pouilles apporte un éclairage important sur l’un des aspects les plus débattus du droit de l’immigration en Italie : la conversion du permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié, notamment dans le secteur agricole.

La décision a été rendue par le Tribunal administratif régional pour les Pouilles (TAR Puglia), Section III, jugement n° 292 de 2026, publié le 10 mars 2026 dans la procédure inscrite au rôle général numéro 175 de 2026.

Le cas : un refus de conversion du permis

L’affaire est née du refus opposé par la Préfecture de Bari – à travers le guichet unique pour l’immigration – à la demande d’un travailleur étranger visant à convertir son permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié.

L’administration avait estimé que le travailleur ne remplissait pas le critère minimum d’activité exigé dans le secteur agricole. Selon les autorités, l’intéressé n’avait pas accompli au moins 39 journées de travail réparties sur trois mois, avec une moyenne de 13 journées de travail par mois, comme l’indiquent les circulaires ministérielles applicables.

Cette conclusion reposait sur une interprétation stricte de la notion de « trois mois », calculés comme trois mois calendaires. En appliquant ce critère, plusieurs journées de travail effectuées entre la fin d’un mois et le début du suivant avaient été exclues du calcul.

Le cadre juridique

Conformément à l’article 24, alinéa 10, du décret législatif n° 286 du 25 juillet 1998 (Texte unique sur l’immigration), un travailleur saisonnier qui a exercé une activité régulière sur le territoire italien pendant au moins trois mois et qui reçoit une offre d’emploi salarié peut demander la conversion de son permis de séjour.

Dans le secteur agricole, cependant, l’activité est souvent comptabilisée en journées de travail effectives et non en mois complets. Pour cette raison, une circulaire conjointe des ministères compétents, publiée le 27 octobre 2023, a précisé que la condition des trois mois correspond à au moins 39 journées de travail couvertes par des cotisations sociales, soit une moyenne de 13 journées par mois.

L’interprétation du tribunal

Le tribunal administratif a rejeté l’interprétation rigide adoptée par l’administration. Selon les juges, la notion de « trois mois » doit être comprise comme une période d’environ 90 jours, et non nécessairement comme trois mois calendaires complets.

Une interprétation strictement liée au calendrier mensuel conduirait, selon la juridiction, à un résultat excessivement pénalisant pour le travailleur, puisqu’elle exclurait des journées de travail effectivement accomplies.

Comme le souligne la décision :

« Les dispositions en vigueur prévoient simplement que le travailleur saisonnier ayant exercé une activité régulière sur le territoire national pendant au moins trois mois et disposant d’une offre d’emploi peut demander la conversion du permis de séjour en permis pour travail salarié. »

Le tribunal précise en outre que la période de référence doit commencer à partir du premier jour effectif de travail, et non à partir du premier jour du mois civil.

Une décision importante pour le secteur agricole

Cette décision revêt une importance particulière car elle évite une interprétation excessivement formaliste des règles administratives. Elle reconnaît la réalité du travail agricole, caractérisé par des périodes d’activité irrégulières et souvent dépendantes des cycles de production.

En considérant que le trimestre doit être compris comme une période d’environ 90 jours à compter du début effectif du travail, la juridiction adopte une lecture plus cohérente avec l’objectif de la loi : vérifier l’existence d’une activité professionnelle réelle.

Le tribunal a ainsi annulé le refus de la Préfecture de Bari et ordonné à l’administration de réexaminer la demande du travailleur dans un délai de trente jours.

Des implications plus larges pour le droit de l’immigration

Au-delà du cas concret, la décision met en évidence une question structurelle du système migratoire italien : la tension entre des critères administratifs stricts et les réalités pratiques du marché du travail, en particulier dans l’agriculture.

En rappelant que l’interprétation des normes doit rester conforme à leur finalité, la juridiction administrative contribue à garantir une application plus équilibrée du droit de l’immigration et à éviter que des obstacles purement formels ne compromettent des parcours professionnels déjà engagés.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat – Droit de l’immigration
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428