lunedì 30 marzo 2026

Ascolta "Alerta en el SIS y anulación del visado el Tribunal Administrativo de Roma excluye el automatismo" su Spreaker.

Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

 Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

Une récente décision de la juridiction administrative italienne apporte une clarification importante concernant les effets des signalements dans le Système d’Information Schengen (SIS) sur les procédures relatives aux visas et aux titres de séjour.

L’affaire a été tranchée par le Tribunal administratif régional du Latium (TAR Lazio), Section V Quater, arrêt numéro 2728 de 2026, qui s’est prononcé sur la relation entre une alerte SIS et le pouvoir de l’administration d’annuler un visa déjà délivré.

La décision intégrale est publiée au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

L’affaire concernait une étudiante étrangère qui avait obtenu un visa pour études délivré par une ambassade italienne à l’étranger. Par la suite, les autorités d’un autre État de l’espace Schengen ont révoqué son titre de séjour et ont introduit un signalement dans le Système d’Information Schengen.

À la suite de ce signalement, l’autorité diplomatique italienne a décidé d’annuler le visa déjà délivré. En conséquence directe, la Questura de Milan a ensuite déclaré irrecevable la demande de titre de séjour pour études présentée par l’intéressée.

La requérante a contesté ces décisions devant la juridiction administrative, en soutenant que l’administration avait utilisé l’alerte SIS comme un motif automatique et contraignant pour annuler le visa, sans procéder à une véritable évaluation administrative.

Le tribunal administratif a accueilli cette argumentation.

Selon les juges, l’existence d’un signalement dans le Système d’Information Schengen ne peut pas, à elle seule, justifier automatiquement l’annulation d’un visa. Même en présence d’une alerte SIS, l’administration reste tenue d’effectuer une évaluation autonome et concrète de la situation individuelle.

Le tribunal a rappelé que toute décision administrative doit respecter des principes fondamentaux tels que la proportionnalité, l’adéquation de la mesure et la protection de la confiance légitime.

Dans cette affaire, l’administration avait considéré l’alerte SIS comme une obligation automatique d’annuler le visa, estimant ne disposer d’aucune marge d’appréciation. Cette approche a été jugée contraire aux principes du droit administratif.

Les juges ont souligné que l’administration aurait dû procéder à un examen plus approfondi de la situation avant d’adopter une mesure aussi restrictive. En l’absence d’une telle évaluation, la juridiction a annulé à la fois la décision d’annulation du visa et la décision ultérieure déclarant irrecevable la demande de titre de séjour.

Cette décision revêt une importance particulière, car elle rappelle un principe essentiel du droit européen de l’immigration : les systèmes d’échange d’informations entre États, comme le SIS, constituent des instruments de coopération, mais ils ne remplacent pas l’obligation des autorités nationales d’évaluer chaque situation de manière individuelle.

En pratique, cela signifie qu’une alerte dans le SIS ne peut pas être transformée en automatisme administratif. Les autorités doivent toujours s’assurer que leurs décisions sont proportionnées, motivées et fondées sur un examen réel des circonstances du cas.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

PROTEZIONE COMPLEMENTARE, RADICAMENTO SOCIALE E OBBLIGHI COSTITUZIONALI NEL SISTEMA POST DECRETO-LEGGE 20 DEL 2023

 

PROTEZIONE COMPLEMENTARE, RADICAMENTO SOCIALE E OBBLIGHI COSTITUZIONALI NEL SISTEMA POST DECRETO-LEGGE 20 DEL 2023

La recente pubblicazione del decreto del Tribunale Ordinario di Bologna su Calaméo (consultabile al seguente link: https://www.calameo.com/books/008079775e14bd2f3832a) consente di tornare su un nodo centrale del diritto dell’immigrazione contemporaneo, ossia la ridefinizione della protezione complementare nel contesto normativo successivo al decreto-legge 10 marzo 2023, numero 20, convertito con modificazioni dalla legge 5 maggio 2023, numero 50.

Il provvedimento si colloca all’interno di un dibattito giurisprudenziale che, lungi dall’essersi esaurito con l’intervento normativo del 2023, ha trovato proprio nelle decisioni di merito più recenti un terreno di chiarificazione sistematica. In tale prospettiva, il decreto in esame assume un valore paradigmatico, in quanto affronta in modo diretto la questione della perdurante operatività della tutela della vita privata e familiare quale fondamento della protezione complementare.

Il Collegio bolognese muove da una ricostruzione rigorosa dell’articolo 19 del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, evidenziando come la riforma del 2023 abbia inciso esclusivamente su una parte della disciplina, senza intaccare il nucleo essenziale costituito dal richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. Tale impostazione consente di affermare, in termini netti, che il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, continua a rappresentare un parametro vincolante per l’autorità amministrativa e per il giudice.

Particolarmente significativa è la valorizzazione del principio di comparazione, quale criterio metodologico imprescindibile nella valutazione delle domande di protezione complementare. Il decreto richiama espressamente l’elaborazione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ribadendo che il giudizio deve articolarsi attraverso il confronto tra la condizione individuale del richiedente nel Paese di origine e il livello di integrazione raggiunto nel territorio nazionale. In tale contesto, il radicamento sociale non assume una funzione meramente accessoria, ma si configura come elemento strutturale della tutela, idoneo a incidere sulla stessa configurazione della vulnerabilità.

La decisione pubblicata su Calaméo si distingue, inoltre, per la chiarezza con cui affronta il rapporto tra diritto interno e fonti sovranazionali. Il Tribunale afferma che la tutela dei diritti fondamentali non può essere compressa sulla base di interpretazioni restrittive derivanti dal diritto convenzionale, ma deve essere letta in una logica di massima espansione delle garanzie, in coerenza con il sistema costituzionale. Ne deriva un’impostazione che riconosce alla protezione complementare una funzione di attuazione del diritto di asilo costituzionale, inteso quale strumento di garanzia di uno standard minimo di dignità della persona.

Sotto il profilo applicativo, il decreto offre un esempio concreto di come tali principi debbano essere declinati nel caso concreto. Il riconoscimento della protezione complementare viene fondato su una pluralità di elementi: la continuità dell’attività lavorativa, la stabilità abitativa, la conoscenza della lingua italiana e, più in generale, la costruzione di una rete di relazioni sociali. Tali elementi vengono letti unitariamente, quali indicatori di un radicamento effettivo, la cui interruzione determinerebbe una lesione significativa del diritto alla vita privata.

In questa prospettiva, la decisione si pone in linea con quell’orientamento che rifiuta una lettura riduttiva della protezione complementare come misura residuale, restituendole invece una funzione centrale nel sistema di tutela multilivello dei diritti fondamentali. Il riferimento costante agli obblighi costituzionali e internazionali consente di superare le incertezze interpretative generate dalla riforma del 2023, riaffermando la continuità del sistema e la necessità di un approccio sostanziale, ancorato alla realtà concreta delle persone.

L’analisi del decreto conferma, in definitiva, come la protezione complementare rappresenti oggi uno dei principali strumenti attraverso cui il diritto dell’immigrazione realizza un equilibrio tra esigenze di controllo dei flussi e tutela della dignità umana. In tale equilibrio, il radicamento sociale e il percorso di integrazione assumono un ruolo decisivo, imponendo al giudice una valutazione attenta e individualizzata, capace di cogliere la complessità delle situazioni concrete.

La pubblicazione su Calaméo consente dunque non solo la diffusione del provvedimento, ma anche la sua collocazione all’interno di un più ampio percorso di riflessione scientifica, nel quale la protezione complementare emerge come laboratorio privilegiato per l’interpretazione evolutiva dei diritti fondamentali nel diritto dell’immigrazione contemporaneo.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428


Illegittimità dell’archiviazione del permesso stagionale e obbligo di rilascio del titolo materiale: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna (Sez. I, 27 febbraio 2026, ruolo generale n. 1845/2025)

 TEMA: Illegittimità dell’archiviazione del permesso stagionale e obbligo di rilascio del titolo materiale: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna (Sez. I, 27 febbraio 2026, ruolo generale n. 1845/2025)

Abstract
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 27 febbraio 2026 (ruolo generale n. 1845/2025), affronta un nodo centrale nella gestione delle procedure amministrative in materia di lavoro stagionale: la possibilità per la Questura di archiviare una domanda di permesso di soggiorno per ragioni meramente organizzative, in assenza di motivi ostativi sostanziali. Il Collegio afferma un principio di particolare rilievo sistematico: l’omessa tempestiva istruzione del procedimento non può ridondare a danno del richiedente, né può incidere indirettamente sulla successiva facoltà di conversione del titolo.

Il testo integrale della decisione è disponibile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

  1. Inquadramento normativo e oggetto della controversia

La controversia trae origine dall’archiviazione di un’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale, presentata a seguito di nulla osta rilasciato ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

Il ricorrente aveva fatto ingresso regolare nel territorio nazionale con visto per lavoro stagionale, aveva sottoscritto il contratto e presentato domanda di permesso, adempiendo agli obblighi procedimentali previsti. Tuttavia, la Questura non aveva proceduto alla stampa materiale del titolo, motivando l’archiviazione con il riferimento ai “tempi stretti” tra istruttoria e conclusione del procedimento.

La questione giuridica sottoposta al TAR concerneva, dunque, la legittimità di un provvedimento di archiviazione fondato non su ragioni sostanziali ostative, bensì su una disfunzione temporale imputabile all’apparato amministrativo.

  1. Il principio affermato dal TAR: il ritardo amministrativo non può danneggiare l’istante

Il Collegio ha ritenuto la motivazione inidonea a giustificare l’archiviazione, evidenziando come l’omessa tempestiva istruzione del procedimento amministrativo non possa tradursi in un pregiudizio per il soggetto richiedente, in presenza dei presupposti normativi per il rilascio del titolo.

Il principio è coerente con l’impianto della legge 7 agosto 1990, n. 241, e con il dovere di buona amministrazione, nonché con l’obbligo di conclusione del procedimento entro termini ragionevoli. L’archiviazione non può surrogare un diniego sostanziale, né può fungere da rimedio organizzativo rispetto a inefficienze interne.

Sotto questo profilo, la sentenza si colloca nel solco di una giurisprudenza che tende a ricondurre l’esercizio del potere amministrativo entro i limiti della legalità sostanziale, evitando che il mancato rispetto dei tempi procedimentali si traduca in un effetto espulsivo di fatto.

  1. Il rilascio “materiale” del titolo e la questione della conversione

Di particolare interesse è il passaggio motivazionale relativo al rapporto tra rilascio del permesso stagionale e possibilità di conversione in lavoro subordinato ordinario, ai sensi dell’articolo 24, comma 10, del decreto legislativo n. 286 del 1998.

Il TAR osserva che la mancata stampa del titolo può aver determinato una situazione di incertezza giuridica tale da incidere sulla tempestiva attivazione della procedura di conversione. Pur ribadendo che la conversione richiede un’apposita istanza del lavoratore e non può essere valutata d’ufficio dall’Amministrazione, il Collegio sottolinea come il rilascio del titolo stagionale costituisca un presupposto logico e funzionale per l’esercizio pieno delle facoltà riconosciute dall’ordinamento.

Ne deriva che l’Amministrazione, in assenza di elementi ostativi di natura sostanziale, è tenuta a procedere al rilascio materiale del titolo, anche mantenendo la scadenza originaria, lasciando impregiudicata ogni successiva valutazione in ordine alla conversione.

  1. Profili sistematici: legalità amministrativa e tutela dell’affidamento

La decisione assume rilievo non solo per la materia specifica del lavoro stagionale, ma per l’impostazione di fondo: l’inefficienza amministrativa non può trasformarsi in una sanzione indiretta a carico del destinatario del procedimento.

Il principio di legalità amministrativa impone che ogni compressione di una posizione giuridica soggettiva trovi fondamento in ragioni sostanziali tipizzate dalla legge. Diversamente, si determinerebbe una forma di irregolarità “indotta”, non riconducibile a un comportamento dell’interessato, ma a una disfunzione dell’apparato pubblico.

In un sistema nel quale la regolarità del soggiorno condiziona l’accesso al lavoro, ai diritti sociali e alla continuità del progetto migratorio, il rispetto dei tempi e delle forme procedimentali non costituisce un aspetto meramente formale, ma una garanzia sostanziale.

  1. Considerazioni conclusive

La sentenza del TAR Emilia-Romagna del 27 febbraio 2026 (ruolo generale n. 1845/2025), pubblicata integralmente su Calaméo al link sopra indicato, rappresenta un arresto significativo in materia di permessi di soggiorno stagionali.

Essa riafferma un principio elementare ma spesso disatteso nella prassi: quando il richiedente ha adempiuto a tutti gli obblighi normativi, l’Amministrazione non può sottrarsi al rilascio del titolo invocando proprie carenze organizzative.

Si tratta di un passaggio importante in un contesto nel quale la corretta gestione della procedura amministrativa incide direttamente sulla distinzione tra soggiorno regolare e irregolare e, quindi, sulla concreta effettività dei diritti riconosciuti dall’ordinamento.

Avv. Fabio Loscerbo

domenica 29 marzo 2026

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

 

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

أصدرت محكمة إدارية إيطالية حكماً مهماً يوضّح أحد الجوانب الأكثر نقاشاً في قانون الهجرة في إيطاليا، وهو تحويل تصريح الإقامة للعمل الموسمي إلى تصريح إقامة للعمل التابع، ولا سيما في القطاع الزراعي.

الحكم صدر عن المحكمة الإدارية الإقليمية لإقليم بوليا (TAR Puglia)، الدائرة الثالثة، بالقرار رقم 292 لسنة 2026، المنشور في 10 مارس 2026 في القضية المسجلة تحت رقم السجل العام 175 لسنة 2026.

القضية: رفض تحويل تصريح الإقامة

بدأ النزاع بعد أن رفضت محافظة مدينة باري – عبر مكتب الهجرة الموحد – طلب عامل أجنبي لتحويل تصريح إقامته من عمل موسمي إلى عمل تابع.

ورأت الإدارة أن العامل لم يستوفِ الحد الأدنى المطلوب من النشاط العملي في القطاع الزراعي. ووفقاً للإدارة، لم يثبت العامل أنه قام بما لا يقل عن 39 يوم عمل خلال ثلاثة أشهر، بمتوسط 13 يوماً في الشهر، كما تنص عليه التوجيهات والقرارات الوزارية.

وقد اعتمد هذا القرار على تفسير صارم لمفهوم «ثلاثة أشهر»، باعتبارها أشهر تقويمية كاملة. ونتيجة لذلك تم استبعاد بعض أيام العمل التي وقعت بين نهاية شهر وبداية الشهر التالي من الحساب.

الإطار القانوني

وفقاً للمادة 24 الفقرة 10 من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998 (القانون الموحد للهجرة في إيطاليا)، يمكن للعامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في إيطاليا لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، أن يطلب تحويل تصريح إقامته إلى تصريح عمل عادي.

وفي القطاع الزراعي، غالباً ما يُحسب العمل بعدد أيام العمل الفعلية وليس بالأشهر الكاملة. ولهذا السبب أوضحت تعميمات وزارية مشتركة صادرة في 27 أكتوبر 2023 أن شرط الثلاثة أشهر يعني عملياً القيام بما لا يقل عن 39 يوم عمل مغطى بالاشتراكات الضمانية، بمعدل 13 يوماً في الشهر.

تفسير المحكمة

رفضت المحكمة التفسير الصارم الذي اعتمدته الإدارة. واعتبرت أن الإشارة إلى «ثلاثة أشهر» في القانون يجب أن تُفهم على أنها فترة تقارب 90 يوماً، وليس بالضرورة ثلاثة أشهر تقويمية كاملة.

فالتفسير القائم على الأشهر التقويمية فقط، بحسب المحكمة، يؤدي إلى نتيجة غير منطقية لأنه يستبعد أيام عمل تم أداؤها فعلاً.

وجاء في الحكم:

«إن الأحكام القانونية المعمول بها تكتفي بالنص على أن العامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في الأراضي الوطنية لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، يمكنه طلب تحويل تصريح الإقامة إلى تصريح عمل.»

كما أوضحت المحكمة أن فترة الحساب يجب أن تبدأ من تاريخ بدء العمل الفعلي وليس من بداية الشهر التقويمي.

أهمية القرار للقطاع الزراعي

يحمل هذا الحكم أهمية خاصة لأنه يرفض التفسير الإداري الشديد الشكلية، ويعترف بالواقع العملي للعمل الزراعي الذي يتسم بعدم الانتظام وبتقلب عدد أيام العمل بحسب المواسم والظروف الزراعية.

ومن خلال اعتبار أن «الثلاثة أشهر» تعني فترة تقارب 90 يوماً ابتداءً من بداية العمل الفعلية، تبنّت المحكمة تفسيراً أكثر انسجاماً مع هدف القانون، وهو التأكد من وجود نشاط عملي حقيقي.

وبناءً على ذلك، ألغت المحكمة قرار محافظة باري وطلبت من الإدارة إعادة النظر في طلب العامل خلال ثلاثين يوماً.

آثار أوسع على قانون الهجرة

يتجاوز هذا الحكم حدود القضية الفردية، إذ يسلط الضوء على مشكلة بنيوية في نظام الهجرة الإيطالي، وهي الفجوة بين المعايير الإدارية الصارمة والواقع الفعلي لسوق العمل، خصوصاً في قطاع الزراعة.

ومن خلال التأكيد على ضرورة تفسير القواعد القانونية وفقاً لغايتها الحقيقية، يساهم الحكم في ضمان تطبيق أكثر توازناً لقانون الهجرة، ويمنع أن تتحول الإجراءات الشكلية إلى عائق أمام استقرار العمال المهاجرين الذين يمارسون بالفعل نشاطاً اقتصادياً مشروعاً.


Avv. Fabio Loscerbo
محامٍ – قانون الهجرة
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Les conditions pour obtenir la protection spéciale selon une décision du Tribunal de Venise

https://ift.tt/Dq0VtA7 https://www.youtube.com/watch?v=mtZjX-1N2M8

Schengen Alert and Residence Permit

Schengen Alert and Residence Permit A recent judgment of the Consiglio di Stato confirms that a Schengen alert cannot automatically justify a refusal. Authorities must assess its specific reasons and current validity. Without proper investigation, the decision is unlawful https://www.youtube.com/watch?v=bdnNg_qK4xk

Çalışma İzninin İptali Sonrası İş Arama Amaçlı Oturum İzni Reddedildi: Emilia-Romagna İdare Mahkemesi’nden Önemli Karar

 Çalışma İzninin İptali Sonrası İş Arama Amaçlı Oturum İzni Reddedildi: Emilia-Romagna İdare Mahkemesi’nden Önemli Karar


Emilia-Romagna Bölge İdare Mahkemesi Birinci Dairesi tarafından 16 Mart 2026 tarihinde yayımlanan yeni bir karar, göç hukuku alanında çalışanlar açısından önemli bir açıklık getiriyor: yabancı bir kişinin iş arama amaçlı oturum izni hangi durumlarda verilebilir, hangi durumlarda verilemez?

2026 yılı 344 genel esas numarasıyla kayıtlı bu karar, uygulamada oldukça sık karşılaşılan bir durumu ele alıyor. Yabancı bir kişi İtalya’ya yasal olarak çalışma vizesiyle giriş yapmış, ancak işverenin oturum sözleşmesini imzalamaya gelmemesi nedeniyle iş ilişkisi hiç başlamamıştır.

Benzer durumlarda idari uygulama genellikle, iş ilişkisinin kurulamamasının yabancıdan kaynaklanmaması halinde, iş arama amaçlı oturum izni başvurusu yapılmasına izin verir. Bu mekanizma, ülkeye yasal şekilde giren ve iş piyasasına entegre olmaya hazır olan kişileri korumayı amaçlar.

Ancak mahkeme bu somut olayda farklı bir yaklaşım benimsemiştir.

Kararın tam metni şu bağlantıda yer almaktadır:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

Mahkemeye göre belirleyici unsur işverenin davranışı değil, daha önce alınmış bir idari karardır: İtalya’ya girişe imkan tanıyan çalışma izninin iptali.

Mahkeme, bu durumun hukuki çerçeveyi kökten değiştirdiğini açıkça ortaya koymaktadır. Çalışma izni iptal edildiğinde, ülkeye girişe ilişkin tüm prosedür baştan itibaren geçersiz sayılır. Bu durumda artık sadece bir iş ilişkisinin kurulamaması söz konusu değildir; aynı zamanda ülkede bulunmanın hukuki dayanağı da ortadan kalkmıştır.

Bu nedenle iş arama amaçlı oturum izni verilemez.

Karar, önemli bir hukuki ayrım yapmaktadır. İş arama izni, giriş prosedürü geçerli olduğu halde iş ilişkisinin işçiden kaynaklanmayan sebeplerle kurulamaması durumunda verilebilir. Buna karşılık, prosedürün kendisi geçersiz hale gelmişse, bu iznin verilmesini destekleyecek herhangi bir hukuki temel kalmaz.

Bu gerekçelerle başvuru reddedilmiştir.

Bu kararın uygulamada önemli sonuçları olacaktır. İş arama izni şartlarının daha dar ve katı yorumlanmasını pekiştirirken, ilk idari prosedürün geçerliliğinin belirleyici rolünü vurgulamaktadır. Avukatlar ve başvuru sahipleri açısından mesaj nettir: çalışma izninin iptaline karşı dava açılmadığı sürece, sonraki tüm başvuruların reddedilmesi kaçınılmazdır.

Daha geniş bir bakış açısıyla, bu karar göç hukukunda idari işlemlerin şekli geçerliliğine verilen önemin giderek arttığını göstermektedir.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

TAR Émilie-Romagne : la Questura doit délivrer le titre de séjour saisonnier, elle ne peut pas classer la demande

 TAR Émilie-Romagne : la Questura doit délivrer le titre de séjour saisonnier, elle ne peut pas classer la demande

Une décision importante du Tribunal Administratif Régional (TAR) d’Émilie-Romagne, Première Section, publiée le 27 février 2026 (recours inscrit au rôle général numéro 1845 de 2025), apporte une clarification significative en matière de droit de l’immigration : un retard administratif ne peut justifier l’archivage d’une demande régulière de titre de séjour pour travail saisonnier.

Le texte intégral de la décision est disponible ici :
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

L’affaire concernait un ressortissant étranger entré légalement en Italie avec un visa pour travail saisonnier, muni d’une autorisation de travail et ayant signé un contrat conforme à la réglementation. L’intéressé avait régulièrement déposé sa demande de titre de séjour et accompli les formalités prévues, notamment le relevé des empreintes.

Malgré cela, la Questura n’a pas procédé à l’émission matérielle du titre de séjour et a ultérieurement décidé de classer la demande.

L’administration a justifié sa décision en invoquant des délais trop courts entre l’instruction du dossier et la conclusion de la procédure, estimant qu’il n’avait pas été possible d’imprimer la carte de séjour à temps.

Le TAR a rejeté cette argumentation. Selon le Tribunal, un retard imputable à l’administration ne peut produire d’effets défavorables à l’égard du demandeur. Lorsque les conditions substantielles et formelles sont réunies, des difficultés organisationnelles internes ne sauraient constituer un fondement légitime pour l’archivage.

Au-delà de la question procédurale immédiate, la décision présente une portée plus large. Le Tribunal souligne que l’absence de délivrance du titre saisonnier peut avoir compromis la possibilité pour l’intéressé de demander sa conversion en titre de séjour pour travail salarié ordinaire, conformément à l’article 24 du décret législatif numéro 286 de 1998.

Si la conversion ne peut être examinée d’office et nécessite une demande spécifique du travailleur, l’administration demeure tenue, en premier lieu, de délivrer le titre saisonnier régulièrement sollicité. Ce n’est qu’ensuite que la question de la conversion peut être examinée.

La décision réaffirme un principe fondamental du droit administratif : l’inefficacité de l’administration ne peut se transformer en sanction indirecte à l’encontre d’un travailleur étranger ayant respecté toutes les obligations légales.

Dans un domaine où le respect des délais conditionne souvent la régularité du séjour, cette clarification revêt une importance particulière et pourrait constituer un précédent significatif pour les contentieux futurs relatifs aux retards dans la délivrance des titres de séjour.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 28 marzo 2026

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

 

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

Une récente décision du Tribunal administratif régional des Pouilles apporte un éclairage important sur l’un des aspects les plus débattus du droit de l’immigration en Italie : la conversion du permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié, notamment dans le secteur agricole.

La décision a été rendue par le Tribunal administratif régional pour les Pouilles (TAR Puglia), Section III, jugement n° 292 de 2026, publié le 10 mars 2026 dans la procédure inscrite au rôle général numéro 175 de 2026.

Le cas : un refus de conversion du permis

L’affaire est née du refus opposé par la Préfecture de Bari – à travers le guichet unique pour l’immigration – à la demande d’un travailleur étranger visant à convertir son permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié.

L’administration avait estimé que le travailleur ne remplissait pas le critère minimum d’activité exigé dans le secteur agricole. Selon les autorités, l’intéressé n’avait pas accompli au moins 39 journées de travail réparties sur trois mois, avec une moyenne de 13 journées de travail par mois, comme l’indiquent les circulaires ministérielles applicables.

Cette conclusion reposait sur une interprétation stricte de la notion de « trois mois », calculés comme trois mois calendaires. En appliquant ce critère, plusieurs journées de travail effectuées entre la fin d’un mois et le début du suivant avaient été exclues du calcul.

Le cadre juridique

Conformément à l’article 24, alinéa 10, du décret législatif n° 286 du 25 juillet 1998 (Texte unique sur l’immigration), un travailleur saisonnier qui a exercé une activité régulière sur le territoire italien pendant au moins trois mois et qui reçoit une offre d’emploi salarié peut demander la conversion de son permis de séjour.

Dans le secteur agricole, cependant, l’activité est souvent comptabilisée en journées de travail effectives et non en mois complets. Pour cette raison, une circulaire conjointe des ministères compétents, publiée le 27 octobre 2023, a précisé que la condition des trois mois correspond à au moins 39 journées de travail couvertes par des cotisations sociales, soit une moyenne de 13 journées par mois.

L’interprétation du tribunal

Le tribunal administratif a rejeté l’interprétation rigide adoptée par l’administration. Selon les juges, la notion de « trois mois » doit être comprise comme une période d’environ 90 jours, et non nécessairement comme trois mois calendaires complets.

Une interprétation strictement liée au calendrier mensuel conduirait, selon la juridiction, à un résultat excessivement pénalisant pour le travailleur, puisqu’elle exclurait des journées de travail effectivement accomplies.

Comme le souligne la décision :

« Les dispositions en vigueur prévoient simplement que le travailleur saisonnier ayant exercé une activité régulière sur le territoire national pendant au moins trois mois et disposant d’une offre d’emploi peut demander la conversion du permis de séjour en permis pour travail salarié. »

Le tribunal précise en outre que la période de référence doit commencer à partir du premier jour effectif de travail, et non à partir du premier jour du mois civil.

Une décision importante pour le secteur agricole

Cette décision revêt une importance particulière car elle évite une interprétation excessivement formaliste des règles administratives. Elle reconnaît la réalité du travail agricole, caractérisé par des périodes d’activité irrégulières et souvent dépendantes des cycles de production.

En considérant que le trimestre doit être compris comme une période d’environ 90 jours à compter du début effectif du travail, la juridiction adopte une lecture plus cohérente avec l’objectif de la loi : vérifier l’existence d’une activité professionnelle réelle.

Le tribunal a ainsi annulé le refus de la Préfecture de Bari et ordonné à l’administration de réexaminer la demande du travailleur dans un délai de trente jours.

Des implications plus larges pour le droit de l’immigration

Au-delà du cas concret, la décision met en évidence une question structurelle du système migratoire italien : la tension entre des critères administratifs stricts et les réalités pratiques du marché du travail, en particulier dans l’agriculture.

En rappelant que l’interprétation des normes doit rester conforme à leur finalité, la juridiction administrative contribue à garantir une application plus équilibrée du droit de l’immigration et à éviter que des obstacles purement formels ne compromettent des parcours professionnels déjà engagés.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat – Droit de l’immigration
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

العنوان: تحويل تصريح الإقامة: الرأي ليس حاسماً والاندماج ليس مطلوباً دائماً

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Visa refusal and SIS alert: the Court annuls when the administration fails to prove the grounds

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Refuzohet leja e qëndrimit për kërkim pune pas revokimit të lejes së punës: një vendim i rëndësishëm i TAR Emilia-Romagna

 Refuzohet leja e qëndrimit për kërkim pune pas revokimit të lejes së punës: një vendim i rëndësishëm i TAR Emilia-Romagna


Një vendim i fundit i Gjykatës Administrative Rajonale të Emilia-Romagna, Seksioni i Parë, i publikuar më 16 mars 2026, po tërheq vëmendjen e juristëve të së drejtës së imigracionit për shkak të sqarimeve të rëndësishme që sjell mbi kushtet për përfitimin e lejes së qëndrimit për kërkim pune.

Vendimi lidhet me çështjen e regjistruar me numrin e përgjithshëm 344 të vitit 2026 dhe trajton një situatë shumë të zakonshme në praktikë. Një shtetas i huaj kishte hyrë ligjërisht në Itali me vizë pune, por marrëdhënia e punës nuk u realizua, pasi punëdhënësi nuk u paraqit për të nënshkruar kontratën e qëndrimit.

Në raste të tilla, praktika administrative zakonisht lejon që i huaji të aplikojë për një leje qëndrimi për kërkim pune, sidomos kur mungesa e punësimit nuk varet nga ai. Ky mekanizëm synon të mbrojë ata që kanë hyrë në mënyrë të rregullt dhe janë të gatshëm të integrohen në tregun e punës.

Megjithatë, në këtë rast gjykata ka ndjekur një qasje të ndryshme.

Sipas vendimit — i disponueshëm i plotë në këtë link:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

elementi vendimtar nuk ishte sjellja e punëdhënësit, por një akt administrativ paraprak: revokimi i lejes së punës që kishte bërë të mundur hyrjen në Itali.

Gjykata thekson se ky fakt ndryshon rrënjësisht kuadrin juridik. Kur leja e punës revokohet, e gjithë procedura e hyrjes konsiderohet e pavlefshme që nga fillimi. Nuk kemi të bëjmë thjesht me mungesë punësimi, por me zhdukjen e bazës juridike të qëndrimit.

Në këto kushte, leja e qëndrimit për kërkim pune nuk mund të jepet.

Vendimi vendos një dallim të qartë: kjo leje mund të jepet kur procedura e hyrjes është e vlefshme, por marrëdhënia e punës dështon për arsye që nuk varen nga punëmarrësi. Përkundrazi, kur vetë procedura është e pavlefshme, mungon çdo bazë juridike për dhënien e lejes.

Për këtë arsye, ankimi u rrëzua.

Ky vendim ka rëndësi të madhe praktike, pasi përforcon një interpretim më të rreptë të kushteve për marrjen e lejes për kërkim pune dhe nënvizon rëndësinë thelbësore të vlefshmërisë së procedurës fillestare administrative. Për avokatët dhe aplikantët, mesazhi është i qartë: kundërshtimi i revokimit të lejes së punës është vendimtar, sepse në të kundërt çdo kërkesë pasuese është e destinuar të refuzohet.

Në një perspektivë më të gjerë, vendimi pasqyron një tendencë të së drejtës së imigracionit për t’i dhënë përparësi rregullsisë formale të procedurave administrative, edhe përballë rrethanave individuale të personave të përfshirë.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Ascolta "Sentencia del TAR Emilia-Romaña la Jefatura de Policía debe expedir el permiso de trabajo estacional, no puede archivar la solicitud" su Spreaker.

venerdì 27 marzo 2026

Refus de visa et signalement SIS : le juge annule lorsque l’administration ne prouve pas les motifs

https://ift.tt/y9fu1Qp https://www.youtube.com/watch?v=-NbQXQIj-I4

Decreto Flussi: senza contratto di soggiorno il permesso di soggiorno è inammissibile

https://ift.tt/4OMYRkX https://www.youtube.com/watch?v=IxLAGnuUsRA

رفض تصريح الإقامة للبحث عن عمل بعد إلغاء تصريح العمل: حكم مهم للمحكمة الإدارية في إيميليا-رومانيا

 رفض تصريح الإقامة للبحث عن عمل بعد إلغاء تصريح العمل: حكم مهم للمحكمة الإدارية في إيميليا-رومانيا


أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في إيميليا-رومانيا، القسم الأول، حكمًا حديثًا بتاريخ 16 مارس 2026، يثير اهتمام العاملين في مجال قانون الهجرة، لما يقدمه من توضيح حاسم بشأن شروط الحصول على تصريح الإقامة للبحث عن عمل.

يتعلق الحكم بالطعن المسجل تحت رقم السجل العام 344 لسنة 2026، ويتناول حالة شائعة في الواقع العملي. فقد دخل مواطن أجنبي إلى إيطاليا بشكل قانوني بتأشيرة عمل، إلا أن علاقة العمل لم تكتمل لأن صاحب العمل لم يحضر لتوقيع عقد الإقامة.

في مثل هذه الحالات، تسمح الممارسة الإدارية عادةً للعامل بطلب تصريح إقامة للبحث عن عمل، خاصة عندما لا يكون سبب عدم التوظيف راجعًا إليه. ويهدف هذا الإجراء إلى حماية من دخلوا البلاد بشكل قانوني ولديهم استعداد للاندماج في سوق العمل.

لكن المحكمة اتخذت في هذه القضية موقفًا مختلفًا.

ووفقًا للحكم — المتاح كاملًا على الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

فإن العنصر الحاسم لم يكن تصرف صاحب العمل، بل إجراء إداري سابق يتمثل في إلغاء تصريح العمل الذي سمح أصلًا بالدخول إلى إيطاليا.

وأكدت المحكمة أن هذا الأمر يغير الإطار القانوني بالكامل. فعند إلغاء تصريح العمل، تُعتبر إجراءات الدخول غير صحيحة منذ البداية. وبالتالي، لا يتعلق الأمر فقط بعدم إتمام التوظيف، بل بزوال الأساس القانوني للإقامة.

وبناءً على ذلك، لا يمكن منح تصريح الإقامة للبحث عن عمل.

وقد رسم الحكم تمييزًا واضحًا: يمكن منح هذا التصريح عندما تكون إجراءات الدخول صحيحة لكن علاقة العمل لم تكتمل لأسباب لا تعود إلى العامل. أما إذا تم إلغاء الإجراءات نفسها، فلا يوجد أساس قانوني يسمح بمنح التصريح.

لذلك، تم رفض الطعن.

تُعد هذه القرار ذات أهمية كبيرة في التطبيق العملي، إذ تؤكد على تفسير أكثر صرامة لشروط الحصول على تصريح البحث عن عمل، وتبرز الدور الحاسم لصحة الإجراءات الإدارية الأولية. كما توجه رسالة واضحة للمحامين والمتقدمين: الطعن في قرار إلغاء تصريح العمل قد يكون ضروريًا، لأن أي طلب لاحق قد يُرفض في حال بقاء هذا القرار قائمًا.

وبشكل أوسع، يعكس هذا الحكم توجهًا متزايدًا في قانون الهجرة نحو إعطاء الأولوية لصحة الإجراءات الإدارية، حتى على حساب الاعتبارات المرتبطة بالظروف الشخصية للأفراد.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

martedì 24 marzo 2026

العنوان: التنبيه في نظام معلومات شنغن SIS لا يؤدي تلقائيًا إلى إلغاء التأشيرة: قرار مهم للمحكمة الإدارية الإيطالية

 العنوان: التنبيه في نظام معلومات شنغن SIS لا يؤدي تلقائيًا إلى إلغاء التأشيرة: قرار مهم للمحكمة الإدارية الإيطالية

أصدرت المحكمة الإدارية الإيطالية مؤخرًا قرارًا مهمًا يوضح الآثار القانونية للتنبيهات المدرجة في نظام معلومات شنغن (SIS) على الإجراءات المتعلقة بالتأشيرات وتصاريح الإقامة.

وقد صدر الحكم عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو (TAR Lazio)، الدائرة الخامسة كواتر، الحكم رقم 2728 لسنة 2026، حيث تناولت المحكمة العلاقة بين وجود تنبيه في نظام SIS وسلطة الإدارة في إلغاء تأشيرة سبق إصدارها.

النص الكامل للحكم متاح في هذا الرابط:
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

تتعلق القضية بطالبة أجنبية كانت قد حصلت على تأشيرة للدراسة صادرة عن سفارة إيطالية في الخارج. وفي وقت لاحق، قامت سلطات إحدى دول منطقة شنغن بإلغاء تصريح إقامتها وإدراج تنبيه في نظام معلومات شنغن.

وبناءً على هذا التنبيه، قررت الجهة الدبلوماسية الإيطالية إلغاء التأشيرة التي سبق منحها. ونتيجة لذلك، أعلنت شرطة الهجرة في ميلانو لاحقًا عدم قبول طلب تصريح الإقامة لأغراض الدراسة الذي قدمته الطالبة.

قامت صاحبة الشأن بالطعن في هذه القرارات أمام المحكمة الإدارية، مؤكدة أن الإدارة اعتمدت على التنبيه في نظام SIS كسبب تلقائي وملزم لإلغاء التأشيرة دون إجراء تقييم إداري فعلي للظروف الخاصة بالقضية.

وقد وافقت المحكمة على هذا الطعن.

وأوضحت المحكمة أن وجود تنبيه في نظام معلومات شنغن لا يمكن أن يشكل بحد ذاته سببًا تلقائيًا لإلغاء التأشيرة. وحتى في حال وجود تنبيه في النظام، تظل الإدارة ملزمة بإجراء تقييم مستقل وفعلي للحالة الفردية.

وأكد القضاة أن القرارات الإدارية يجب أن تحترم مبادئ أساسية مثل مبدأ التناسب، وملاءمة القرار، وحماية الثقة المشروعة للشخص المعني.

وفي هذه القضية، اعتبرت الإدارة أن التنبيه في نظام SIS يفرض عليها إلغاء التأشيرة بشكل تلقائي، وكأنها لا تملك أي سلطة تقديرية. وقد اعتبرت المحكمة أن هذا التفسير غير صحيح ويتعارض مع مبادئ القانون الإداري.

وأشارت المحكمة إلى أنه كان ينبغي على الإدارة إجراء فحص إداري أكثر عمقًا للوقائع قبل اتخاذ قرار بهذا الأثر الخطير. وبسبب غياب هذا التقييم، قررت المحكمة إلغاء كل من قرار إلغاء التأشيرة والقرار اللاحق الذي أعلن عدم قبول طلب تصريح الإقامة.

ويكتسب هذا الحكم أهمية خاصة لأنه يؤكد مبدأ أساسيًا في قانون الهجرة الأوروبي، وهو أن أنظمة تبادل المعلومات بين الدول، مثل نظام SIS، هي أدوات للتعاون بين الدول، لكنها لا تلغي واجب السلطات الوطنية في تقييم كل حالة بشكل فردي.

وبعبارة أخرى، لا يمكن أن يتحول التنبيه في نظام SIS إلى قرار إداري تلقائي. بل يجب أن تكون قرارات الإدارة دائمًا مبررة ومتناسبة ومبنية على تقييم حقيقي للظروف الخاصة بكل قضية.

المحامي فابيو لوتشيربو
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Job-Seeking Permit Denied After Revocation of Work Authorization: Key Ruling by the Emilia-Romagna Administrative Court

 Job-Seeking Permit Denied After Revocation of Work Authorization: Key Ruling by the Emilia-Romagna Administrative Court


A recent ruling by the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna, First Section, published on March 16, 2026, is drawing attention among immigration law practitioners for clarifying a critical issue: when a foreign worker can — and cannot — obtain a job-seeking residence permit.

The decision, concerning case registered under general docket number 344 of 2026, addresses a situation that is far from uncommon. A foreign national had legally entered Italy with a work visa, but the employment relationship never materialized because the employer failed to appear to sign the residence contract.

In many similar cases, administrative practice allows the worker to apply for a job-seeking permit, especially when the failure to hire is not attributable to the applicant. This mechanism is intended to protect individuals who entered the country lawfully and are ready to integrate into the labor market.

However, the Court took a different approach in this case.

According to the ruling — available in full at:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

the decisive factor was not the employer’s conduct, but the prior administrative act: the revocation of the work authorization that had originally allowed entry into Italy.

The Court made it clear that this element fundamentally changes the legal framework. When the work authorization is revoked, the entire entry procedure is considered invalid from the outset. This is not merely a failed hiring process — it is the collapse of the legal basis for the foreign national’s presence in the country.

As a result, the job-seeking permit cannot be granted.

The ruling draws a sharp legal distinction. A job-seeking permit may be issued when a valid entry procedure exists but the employment relationship fails for reasons beyond the worker’s control. But when the procedure itself is invalidated, there is no legal continuity to support such a permit.

The Court therefore dismissed the appeal.

This decision is likely to have significant practical implications. It reinforces a stricter interpretation of the requirements for job-seeking permits and highlights the importance of the underlying administrative procedure. For lawyers and applicants alike, it signals that challenging the revocation of the work authorization may be essential — otherwise, any subsequent application for a residence permit is likely to fail.

More broadly, the ruling reflects an increasingly formal approach in immigration law, where the validity of administrative procedures plays a decisive role, often outweighing equitable considerations related to the individual circumstances of the applicant.


Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

 

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Apulia aporta una aclaración relevante sobre uno de los aspectos más discutidos del derecho de extranjería en Italia: la conversión del permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo subordinado, especialmente en el sector agrícola.

La decisión fue dictada por el Tribunal Administrativo Regional para Apulia (TAR Puglia), Sección Tercera, sentencia número 292 de 2026, publicada el 10 de marzo de 2026 en el procedimiento inscrito en el registro general número 175 de 2026.

El caso: la negativa a convertir el permiso

El litigio surgió después de que la Prefectura de Bari —a través de la Oficina Única de Inmigración— rechazara la solicitud de un trabajador extranjero que pedía convertir su permiso de residencia de trabajo estacional en un permiso por trabajo subordinado.

La administración consideró que el trabajador no cumplía el requisito mínimo de actividad laboral exigido en el sector agrícola. Según la autoridad administrativa, el interesado no había demostrado haber trabajado al menos 39 jornadas dentro de tres meses, con una media de 13 jornadas por mes, conforme a las circulares ministeriales aplicables.

Esta conclusión se basó en una interpretación estricta del concepto de “tres meses”, entendido como tres meses naturales o calendarios. Aplicando este criterio, varias jornadas laborales realizadas entre el final de un mes y el inicio del siguiente quedaron excluidas del cómputo.

El marco jurídico

De acuerdo con el artículo 24, apartado 10, del Decreto Legislativo nº 286 de 25 de julio de 1998 (Texto Único de Inmigración), un trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en Italia durante al menos tres meses y que reciba una oferta de empleo subordinado puede solicitar la conversión de su permiso de residencia.

En el sector agrícola, sin embargo, el trabajo suele contabilizarse por jornadas laborales y no por meses completos. Por esta razón, una circular conjunta de los ministerios competentes, publicada el 27 de octubre de 2023, aclaró que el requisito de tres meses equivale a al menos 39 jornadas de trabajo cubiertas por cotización a la seguridad social, con una media de 13 jornadas por mes.

La interpretación del tribunal

El tribunal administrativo rechazó la interpretación rígida adoptada por la administración. Según los jueces, la referencia normativa a los “tres meses” debe entenderse como un período de aproximadamente 90 días, y no necesariamente como tres meses naturales completos.

Una interpretación estrictamente ligada al calendario mensual conduciría, según el tribunal, a un resultado excesivamente penalizador para el trabajador, ya que excluiría jornadas laborales efectivamente realizadas.

En la sentencia se afirma:

“Las disposiciones vigentes se limitan a prever que el trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en el territorio nacional durante al menos tres meses y al que se le ofrezca un contrato de trabajo subordinado puede solicitar la conversión del permiso de residencia en permiso de trabajo.”

El tribunal también aclaró que el período de referencia debe comenzar desde el primer día efectivo de trabajo, y no desde el primer día del mes calendario.

Una decisión relevante para el sector agrícola

Esta sentencia es particularmente importante porque evita una interpretación excesivamente formalista de las normas administrativas. Reconoce la realidad del trabajo agrícola, caracterizado por periodos de actividad irregulares y dependientes de las necesidades productivas.

Al considerar que el trimestre debe entenderse como un periodo de aproximadamente 90 días desde el inicio efectivo del trabajo, el tribunal adopta una interpretación más coherente con la finalidad de la norma: comprobar la existencia de una actividad laboral real.

Por este motivo, el tribunal anuló la decisión de la Prefectura de Bari y ordenó a la administración revisar nuevamente la solicitud del trabajador en un plazo de treinta días.

Implicaciones más amplias para el derecho de extranjería

Más allá del caso concreto, la sentencia pone de relieve una cuestión estructural del sistema migratorio italiano: la distancia entre criterios administrativos rígidos y la realidad práctica del mercado laboral, especialmente en sectores como la agricultura.

Al recordar que las normas deben interpretarse conforme a su finalidad, el tribunal contribuye a garantizar una aplicación más equilibrada del derecho de inmigración y evita que obstáculos puramente formales impidan la regularización de trabajadores que ya están integrados en el mercado laboral.


Avv. Fabio Loscerbo
Abogado – Derecho de inmigración
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

lunedì 23 marzo 2026

Ascolta "Segnalazione SIS e annullamento del visto il TAR Lazio esclude l’automatismo" su Spreaker.

Permesso per attesa occupazione, revoca del nulla osta e validità della procedura di ingresso nel diritto dell’immigrazione

 Permesso per attesa occupazione, revoca del nulla osta e validità della procedura di ingresso nel diritto dell’immigrazione

Abstract
La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 16 marzo 2026 (ruolo generale numero 344 del 2026), offre l’occasione per una riflessione sistematica sul rapporto tra permesso di soggiorno per attesa occupazione e validità della procedura di ingresso per lavoro subordinato. Il contributo analizza la portata conformativa della pronuncia, soffermandosi sulla distinzione tra mancata instaurazione del rapporto di lavoro e invalidità originaria del procedimento amministrativo, con particolare riguardo agli effetti della revoca del nulla osta.

L’oggetto della decisione e il quadro normativo
La sentenza in esame, pubblicata integralmente al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775df2d97653445

si colloca nell’ambito applicativo dell’art. 22 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, che disciplina l’ingresso per lavoro subordinato e i relativi presupposti procedurali. In tale contesto, il permesso di soggiorno per attesa occupazione rappresenta, nella prassi amministrativa, uno strumento di continuità giuridica volto a tutelare il lavoratore straniero nei casi in cui il rapporto di lavoro non si perfezioni per cause non imputabili allo stesso.

La giurisprudenza e le circolari ministeriali hanno progressivamente riconosciuto la possibilità di accedere a tale titolo anche in ipotesi di mancata sottoscrizione del contratto di soggiorno, purché la procedura di ingresso sia stata validamente instaurata e sussistano i presupposti sostanziali per l’assunzione.

La distinzione tra mancata assunzione e invalidità della procedura
Il punto centrale della decisione in commento risiede nella netta distinzione tra due fattispecie solo apparentemente assimilabili: da un lato, la mancata instaurazione del rapporto di lavoro; dall’altro, la caducazione dell’intero procedimento amministrativo.

Nel primo caso, il sistema consente il rilascio del permesso per attesa occupazione, in quanto l’ingresso dello straniero è avvenuto legittimamente sulla base di un nulla osta valido e la mancata assunzione è riconducibile a fattori esterni, quali l’inadempimento del datore di lavoro.

Nel secondo caso, invece, la revoca del nulla osta al lavoro incide retroattivamente sull’intera procedura, determinando l’insussistenza originaria dei presupposti per l’ingresso. In tale ipotesi, non vi è continuità tra la fase di ingresso e quella successiva, con la conseguenza che il permesso per attesa occupazione non può trovare applicazione.

La sentenza valorizza, in modo particolarmente rigoroso, la funzione genetica del nulla osta quale atto fondativo dell’intero procedimento, la cui invalidazione travolge ogni possibile sviluppo successivo.

La revoca del nulla osta e i suoi effetti sistematici
La pronuncia evidenzia come la revoca del nulla osta non si configuri quale mero incidente procedimentale, bensì come un atto di secondo grado idoneo a incidere in via radicale sulla legittimità dell’ingresso.

La mancata impugnazione di tale provvedimento determina, sul piano processuale, una preclusione decisiva: il giudice amministrativo non è chiamato a sindacare le ragioni della revoca, ma deve limitarsi a prenderne atto, riconoscendone gli effetti conformativi sull’intera vicenda.

Ne deriva che il permesso per attesa occupazione, lungi dall’essere un rimedio generalizzato alle disfunzioni del mercato del lavoro, presuppone un assetto procedimentale integro, non compromesso da vizi genetici.

Implicazioni operative e profili applicativi
La decisione assume particolare rilevanza per la prassi forense e amministrativa, in quanto impone una rigorosa verifica preliminare della validità della procedura di ingresso.

L’operatore del diritto è chiamato a distinguere con precisione tra ipotesi in cui il mancato perfezionamento del rapporto di lavoro è fisiologico e ipotesi in cui esso è conseguenza di un vizio originario della procedura. Solo nel primo caso è configurabile uno spazio applicativo per il permesso per attesa occupazione.

Sul piano difensivo, la pronuncia suggerisce altresì la necessità di impugnare tempestivamente gli eventuali provvedimenti di revoca del nulla osta, al fine di evitare che essi divengano definitivi e precludano ogni successiva possibilità di tutela.

Conclusioni
La sentenza del TAR Emilia-Romagna del 16 marzo 2026 si segnala per la chiarezza con cui delimita l’ambito applicativo del permesso per attesa occupazione, riaffermando il principio secondo cui tale titolo non può prescindere dalla validità originaria della procedura di ingresso.

L’intervento del giudice amministrativo si colloca, in questa prospettiva, non tanto come ampliamento delle tutele, quanto come operazione di ricostruzione sistematica, volta a preservare la coerenza del modello procedimentale delineato dal legislatore.

Ne emerge un orientamento che, se da un lato restringe l’accesso al titolo di soggiorno in esame, dall’altro contribuisce a chiarire i confini applicativi di un istituto frequentemente oggetto di interpretazioni estensive nella prassi.

Avv. Fabio Loscerbo
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Ascolta "Revocación del permiso de residencia de larga duración el Tribunal confirma la peligrosidad pero obliga a evaluar otro tipo de permiso" su Spreaker.

La conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato nel settore agricolo: interpretazione del requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre

 La conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato nel settore agricolo: interpretazione del requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre

La disciplina della conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato costituisce uno dei punti più delicati della normativa italiana sull’immigrazione lavorativa. La questione assume particolare rilievo nel settore agricolo, caratterizzato da modalità di prestazione lavorativa discontinue e spesso organizzate per giornate effettive di lavoro. In questo contesto si inserisce una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, che offre importanti chiarimenti interpretativi in ordine al requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre ai fini della conversione del titolo di soggiorno.

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Terza, numero 292 del 2026, pubblicata il 10 marzo 2026 nel procedimento iscritto al ruolo generale numero 175 del 2026, affronta il tema della corretta interpretazione dell’articolo 24, comma 10, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico sull’immigrazione) e delle relative circolari applicative.

Il caso trae origine dal rigetto disposto dalla Prefettura – Sportello unico per l’immigrazione – dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato presentata da un lavoratore straniero impiegato nel settore agricolo. L’Amministrazione aveva fondato il diniego sull’assenza del requisito minimo di attività lavorativa, ritenendo che il lavoratore non avesse svolto almeno 39 giornate lavorative distribuite in tre mesi solari con una media di 13 giornate mensili.

La questione interpretativa centrale riguarda la nozione di “tre mesi” prevista dalla normativa e dalle circolari amministrative. L’Ispettorato territoriale del lavoro aveva adottato un criterio rigidamente ancorato ai mesi solari, escludendo dal computo alcune giornate lavorative svolte “a cavallo” tra due mesi. Tale impostazione, secondo l’Amministrazione, impediva il raggiungimento del requisito minimo richiesto.

Il Tribunale amministrativo ha invece adottato una lettura più aderente alla ratio della normativa, sottolineando come l’articolo 24, comma 10, del Testo unico sull’immigrazione richieda semplicemente lo svolgimento di attività lavorativa stagionale per almeno tre mesi prima della conversione del titolo di soggiorno. In particolare la sentenza afferma testualmente:

“le disposizioni vigenti e la predetta circolare si limitano a prevedere che ‘il lavoratore stagionale, che ha svolto regolare attività lavorativa sul territorio nazionale per almeno tre mesi, al quale è offerto un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, può chiedere allo sportello unico per l'immigrazione la conversione del permesso di soggiorno in lavoro subordinato’”.

Nel settore agricolo, caratterizzato da prestazioni lavorative giornaliere, la circolare congiunta del 27 ottobre 2023 ha precisato che tale requisito deve essere interpretato come lo svolgimento di almeno 13 giornate lavorative mensili per tre mesi lavorativi, per un totale minimo di 39 giornate coperte da contribuzione previdenziale. Tuttavia la stessa pronuncia chiarisce che il riferimento ai “tre mesi” non deve essere necessariamente inteso come tre mesi solari consecutivi.

Il Collegio evidenzia infatti che un’interpretazione rigidamente ancorata al calendario mensile finirebbe per produrre effetti distorsivi e irragionevoli, escludendo dal computo giornate effettivamente lavorate solo perché collocate tra la fine di un mese e l’inizio del successivo. A questo proposito la decisione afferma:

“nel considerare il trimestre – attesa la genericità della previsione contenuta nell’art. 24, comma 10, del d.lgs. n. 286 del 1998 – deve ritenersi che il legislatore abbia inteso riferirsi ad un periodo di circa 90 giorni, che non deve necessariamente coincidere con un arco di tre mesi intesi in senso solare”.

Il Tribunale ha pertanto ritenuto illegittima l’interpretazione adottata dall’Ispettorato territoriale del lavoro, osservando che essa non trova fondamento in una disposizione normativa chiara e si rivela eccessivamente penalizzante per il lavoratore. L’approccio corretto consiste invece nel considerare un arco temporale di circa novanta giorni decorrente dall’inizio effettivo dell’attività lavorativa, all’interno del quale verificare il raggiungimento delle 39 giornate di lavoro.

La pronuncia assume particolare rilievo sistematico perché riafferma il principio secondo cui l’interpretazione delle norme in materia di immigrazione lavorativa deve essere coerente con la finalità sostanziale della disciplina. Nel caso della conversione del permesso stagionale, l’obiettivo perseguito dal legislatore è verificare l’effettivo inserimento del lavoratore nel mercato del lavoro italiano e non introdurre ostacoli formali basati su criteri temporali eccessivamente rigidi.

Il Collegio ha inoltre evidenziato che il lavoratore aveva effettivamente svolto attività lavorativa stagionale documentata e coperta da contribuzione, circostanza non contestata dall’Amministrazione. L’interpretazione restrittiva adottata dagli uffici amministrativi avrebbe quindi determinato una compressione ingiustificata del diritto del lavoratore a proseguire l’attività lavorativa attraverso la conversione del titolo di soggiorno.

Alla luce di tali considerazioni il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento di diniego e ordinando all’Amministrazione di riesaminare la posizione del richiedente entro trenta giorni. La decisione conferma l’orientamento giurisprudenziale volto a privilegiare un’interpretazione sostanziale dei requisiti previsti dall’articolo 24 del Testo unico sull’immigrazione, soprattutto nei settori produttivi caratterizzati da modalità di lavoro discontinue come quello agricolo.

Dal punto di vista sistematico, la sentenza contribuisce a chiarire uno degli aspetti più problematici della conversione dei permessi stagionali, evitando che criteri meramente formali possano ostacolare percorsi di stabilizzazione lavorativa già avviati. L’interpretazione adottata appare coerente sia con la ratio della normativa sia con i principi di ragionevolezza e proporzionalità che devono guidare l’azione amministrativa.

In un contesto in cui il lavoro agricolo rappresenta uno dei principali ambiti di impiego dei lavoratori stranieri stagionali, la definizione di criteri interpretativi chiari e non eccessivamente formalistici assume un’importanza decisiva per garantire certezza giuridica e uniformità applicativa da parte delle amministrazioni competenti.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

domenica 22 marzo 2026

Title: Schengen SIS Alert Cannot Automatically Cancel a Visa: Italian Administrative Court Clarifies

 Title: Schengen SIS Alert Cannot Automatically Cancel a Visa: Italian Administrative Court Clarifies

A recent decision of the Italian administrative judiciary has clarified an important legal principle concerning the Schengen Information System (SIS) and its impact on immigration procedures.

The case, decided by the Regional Administrative Court for Lazio (TAR Lazio), Section V Quater, Judgment number 2728 of 2026, addressed the relationship between SIS alerts and the administrative power to cancel a visa already issued by an Italian diplomatic authority.

The full decision is available at the following publication:
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

The case concerned a foreign student who had obtained a study visa issued by an Italian embassy abroad. Subsequently, the authorities of another Schengen State revoked the applicant’s residence permit and entered an alert in the Schengen Information System.

Following this alert, the Italian diplomatic authority decided to cancel the visa that had already been granted. As a direct consequence, the Questura of Milan later declared the residence permit application for study purposes inadmissible.

The applicant challenged these decisions before the administrative court, arguing that the authorities had relied on the SIS alert as an automatic and binding ground for cancelling the visa, without conducting a proper administrative assessment.

The Administrative Court agreed with this argument.

According to the judges, the existence of an alert in the Schengen Information System cannot automatically justify the cancellation of a visa. Even in the presence of an SIS alert, public authorities must still carry out an independent and concrete evaluation of the individual case.

The court emphasized that administrative decisions must respect fundamental principles such as proportionality, adequacy and the protection of legitimate expectations. In this case, the administration had treated the SIS alert as if it created a mandatory obligation to cancel the visa, effectively eliminating any discretionary assessment.

This approach was considered unlawful.

The judges stated that the authorities should have conducted a more thorough administrative investigation before adopting such a restrictive measure. Because this did not happen, the court annulled both the visa cancellation and the subsequent decision declaring the residence permit application inadmissible.

The ruling is particularly significant because it highlights an essential aspect of European migration governance: information-sharing systems such as SIS are instruments of cooperation between states, but they do not replace the duty of national authorities to evaluate each case individually.

In practice, this means that an SIS alert cannot be treated as an automatic administrative decision. Public authorities must always ensure that their actions are proportionate, justified and based on a proper examination of the specific circumstances.

This decision is likely to become an important reference point in future litigation involving visa cancellations, SIS alerts and administrative discretion in immigration law.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

TAR Emilia-Romaña: la Jefatura de Policía debe emitir el permiso estacional, no puede archivar la solicitud

 TAR Emilia-Romaña: la Jefatura de Policía debe emitir el permiso estacional, no puede archivar la solicitud

Una importante sentencia del Tribunal Administrativo Regional (TAR) de Emilia-Romaña, Sección Primera, publicada el 27 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general número 1845 de 2025), aclara un principio fundamental en materia de derecho de extranjería: el retraso administrativo no puede justificar el archivo de una solicitud válida de permiso de residencia por trabajo estacional.

El texto íntegro de la sentencia está disponible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

El caso se refiere a un ciudadano extranjero que había entrado legalmente en Italia con visado de trabajo estacional, había obtenido la autorización laboral correspondiente, firmado el contrato y presentado correctamente la solicitud del permiso de residencia. Además, cumplió con todas las formalidades previstas por la normativa, incluido el trámite de toma de huellas.

A pesar de ello, la Jefatura de Policía no procedió a la emisión material del permiso y posteriormente decidió archivar la solicitud.

La Administración justificó su decisión alegando que, debido al escaso tiempo entre la fase de instrucción y la conclusión del procedimiento administrativo, no fue posible imprimir la tarjeta de residencia dentro del plazo.

El TAR rechazó esta argumentación. Según el Tribunal, un retraso imputable a la Administración no puede perjudicar al solicitante. Cuando se cumplen los requisitos sustanciales y formales exigidos por la ley, las ineficiencias organizativas internas no constituyen una base legítima para archivar la solicitud.

La sentencia tiene además una relevancia práctica importante. El Tribunal señala que la falta de emisión del permiso estacional puede haber afectado directamente la posibilidad de solicitar su conversión en permiso de trabajo subordinado ordinario, conforme al artículo 24 del Decreto Legislativo número 286 de 1998.

Aunque la conversión requiere una solicitud específica del trabajador y no puede ser evaluada de oficio por la Administración, esta última debe, en primer lugar, cumplir con su obligación de emitir el permiso estacional solicitado. Solo después podrá examinarse la eventual conversión.

La decisión reafirma un principio esencial del derecho administrativo: la ineficiencia del aparato público no puede transformarse en una sanción indirecta contra un trabajador extranjero que ha cumplido todas las obligaciones legales.

En un ámbito donde el respeto de los plazos puede determinar la diferencia entre situación regular e irregular, esta sentencia representa una referencia relevante para futuros litigios relacionados con retrasos en la expedición de permisos de residencia.

Avv. Fabio Loscerbo

giovedì 19 marzo 2026

Protezione complementare, protezione speciale e convertibilità dopo il Decreto Cutro: una lettura sistematica tra norma e diritto vivente

 Protezione complementare, protezione speciale e convertibilità dopo il Decreto Cutro: una lettura sistematica tra norma e diritto vivente

Il tema della convertibilità del permesso per protezione speciale, nel sistema successivo al Decreto Cutro, non può essere affrontato in termini meramente letterali o isolati. La riforma introdotta dal Decreto-Legge 20/2023, convertito nella Legge 50/2023, ha certamente inciso in senso restrittivo sull’istituto, riducendone l’ambito applicativo e introducendo un espresso divieto di conversione in permessi per motivi di lavoro. Tuttavia, limitarsi a questo dato normativo significa non cogliere la reale dinamica del sistema.

Come emerge chiaramente dal contributo scientifico pubblicato su Calaméo
https://www.calameo.com/books/008079775f5d5eabd6d86
e dal lavoro di analisi dedicato al ruolo del dispositivo nella giurisprudenza di merito , la questione della convertibilità non si esaurisce nel contenuto della norma, ma si colloca nel punto di intersezione tra diritto scritto e diritto vivente.

Il legislatore ha inteso ricondurre la protezione speciale entro una dimensione residuale e temporanea, coerente con una logica di contenimento degli effetti stabilizzanti del soggiorno. Tuttavia, tale impostazione incontra un limite strutturale nella stessa architettura dell’ordinamento, che continua a essere permeata dagli obblighi costituzionali e internazionali. Il richiamo contenuto nell’art. 19 del d.lgs. 286/1998 agli obblighi derivanti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo impedisce di ridurre la protezione speciale a una misura meramente formale o transitoria.

È proprio in questo spazio che si inserisce il ruolo della giurisprudenza, e in particolare dell’elaborazione sviluppata dal Tribunale di Bologna. Le decisioni di merito analizzate mostrano un dato costante: il permesso per protezione speciale viene riconosciuto con caratteristiche ben definite, ossia durata biennale, rinnovabilità e possibilità di svolgere attività lavorativa. Questi elementi, lungi dall’essere accessori, assumono una funzione qualificatoria e incidono direttamente sulla natura giuridica del titolo.

Un permesso lavorabile e rinnovabile non è, per sua struttura, un titolo meramente temporaneo. Esso si colloca, piuttosto, nell’ambito dei titoli orientati alla stabilità e all’integrazione. In questo senso, la qualificazione operata nel dispositivo del provvedimento giurisdizionale diventa decisiva, poiché è proprio attraverso il dispositivo che il giudice conforma concretamente il contenuto del titolo e vincola l’amministrazione al suo rilascio nei termini stabiliti.

Il punto centrale, allora, non è tanto se la norma consenta o meno la convertibilità, ma quale sia la natura del titolo di soggiorno così come concretamente configurato. Se il titolo è strutturato in modo tale da consentire l’inserimento lavorativo e la continuità del soggiorno, la sua collocazione nel sistema non può che essere quella dei titoli suscettibili di evoluzione.

In questa prospettiva, la convertibilità non emerge come un attributo esplicito, ma come un effetto sistemico implicito. Essa deriva dalla coerenza interna del sistema e dalla qualificazione del titolo operata in sede giurisdizionale. Negare in modo assoluto la convertibilità di un permesso biennale, rinnovabile e lavorabile significherebbe introdurre una contraddizione logica, riconoscendo da un lato un percorso di integrazione e negandone, dall’altro, ogni possibile sviluppo.

Questo assetto interpretativo assume un rilievo che va oltre il piano tecnico e si collega direttamente al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Il sistema dell’immigrazione, per essere coerente, non può limitarsi a regolare l’ingresso e la permanenza, ma deve individuare criteri chiari per la stabilizzazione o, in alternativa, per l’uscita dal territorio.

L’integrazione rappresenta, in questo contesto, il criterio decisivo. Quando il soggetto ha sviluppato un radicamento effettivo – attraverso il lavoro, le relazioni sociali, la permanenza nel territorio – l’ordinamento non può ignorare tale situazione senza entrare in contrasto con i propri principi fondamentali. La protezione speciale, così come ricostruita dalla giurisprudenza, diventa allora lo strumento attraverso cui tale integrazione viene riconosciuta sul piano giuridico.

Se questa è la funzione dell’istituto, la convertibilità non può essere considerata un’eccezione o una concessione. Essa costituisce, piuttosto, la naturale evoluzione di una posizione giuridica già orientata alla stabilità. In questo senso, il divieto introdotto dal Decreto Cutro continua a operare come regola generale sul piano astratto, ma incontra un limite nella concreta configurazione del titolo e nella necessità di garantire coerenza sistemica.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” consente di leggere questa dinamica in modo unitario. Non si tratta di ampliare indiscriminatamente gli spazi di permanenza, ma di distinguere in modo netto tra situazioni integrate e situazioni non integrate. Nel primo caso, la stabilizzazione del soggiorno rappresenta un esito coerente e necessario; nel secondo, l’ordinamento deve prevedere strumenti di uscita.

La protezione speciale, nella sua configurazione attuale, si colloca esattamente in questo spazio intermedio, ma non come misura ambigua o indefinita. Essa opera come meccanismo di emersione giuridica dell’integrazione, destinato a evolvere verso forme più stabili quando ne ricorrano i presupposti.

In definitiva, la questione della convertibilità non può essere affrontata come un problema isolato, ma deve essere ricondotta alla struttura complessiva del sistema. La giurisprudenza di merito, e in particolare l’orientamento del Tribunale di Bologna, dimostra che la protezione speciale, anche dopo il Decreto Cutro, continua a essere un titolo dinamico, strutturalmente compatibile con i meccanismi di evoluzione del soggiorno.

È proprio in questa dimensione che si coglie il significato più profondo dell’istituto: non una misura residuale, ma uno strumento di equilibrio tra esigenze di controllo e tutela dei diritti fondamentali, nel quale l’integrazione diventa il criterio decisivo per la stabilizzazione della posizione dello straniero.


Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea (ID: 280782895721-36)
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428