mercoledì 21 gennaio 2026

Disponible un nuevo episodio multilingüe del pódcast “Derecho de la Inmigración”: conversión del permiso estacional y control administrativo

 Disponible un nuevo episodio multilingüe del pódcast “Derecho de la Inmigración”: conversión del permiso estacional y control administrativo

Ya está en línea un nuevo episodio del pódcast Derecho de la Inmigración, dedicado a un tema de gran relevancia jurídica y práctica: la conversión del permiso de residencia por trabajo estacional, los límites de la extemporaneidad y el control judicial de la actuación administrativa, a la luz de la reciente jurisprudencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña.

El episodio analiza una decisión judicial que aclara aspectos centrales de la práctica de las Oficinas Únicas de Inmigración, con especial atención a las garantías procedimentales, a la verificación del requisito de las 39 jornadas laborales y al concepto de “razonabilidad” en la presentación de la solicitud de conversión. La sentencia rechaza expresamente los rechazos automáticos y las interpretaciones meramente formalistas por parte de la Administración.

Para garantizar la máxima accesibilidad y difusión, el episodio ha sido publicado en varios idiomas, todos disponibles en Spreaker a través de los siguientes enlaces:

Versión en árabe
https://www.spreaker.com/episode/thwyl-tsryh-alaqamt-ll-ml-almwsmy-altakhyr-fy-tqdym-altlb-walrqabt-aladaryt-twdyhat-almhkmt-aladaryt-alaqlymyt-laymylya-rwmanya--69217318

Versión en francés
https://www.spreaker.com/episode/conversion-du-titre-de-sejour-pour-travail-saisonnier-tardivete-et-controle-administratif--69217336

Versión en inglés
https://www.spreaker.com/episode/conversion-of-a-seasonal-residence-permit-late-filing-and-administrative-review--69217338

Versión en español
https://www.spreaker.com/episode/conversion-del-permiso-de-residencia-por-trabajo-estacional-extemporaneidad-y-control-administrativo--69217335

Versión en albanés
https://www.spreaker.com/episode/konvertimi-i-lejes-se-qendrimit-per-pune-sezonale-vonesa-ne-paraqitjen-e-kerkeses-dhe-kontrolli-administrativ--69217337

Esta iniciativa forma parte de una actividad continua de divulgación jurídica destinada a hacer comprensible el derecho de la inmigración a un público amplio y multilingüe, poniendo de relieve el impacto concreto de las prácticas administrativas en los derechos de las personas extranjeras.

Avv. Fabio Loscerbo

Permesso di soggiorno, condanne penali e integrazione: il lavoro non basta TAR Marche, sentenza del 16 dicembre 2025, ruolo generale 684 del 2025

 Permesso di soggiorno, condanne penali e integrazione: il lavoro non basta

TAR Marche, sentenza del 16 dicembre 2025, ruolo generale 684 del 2025

È stata pubblicata su Calameo la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche – Sezione Seconda, emessa il 16 dicembre 2025, relativa al procedimento iscritto al ruolo generale numero 684 del 2025, che affronta un tema di particolare rilievo nel diritto dell’immigrazione: il rapporto tra integrazione lavorativa, condanne penali e diniego del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

La sentenza è consultabile integralmente al seguente link:
👉 Pubblicazione su Calameo: https://www.calameo.com/books/008079775f468fd0c9ded
Link diretto: https://www.calameo.com/books/008079775f468fd0c9ded

Il caso

Il giudizio trae origine dal diniego opposto dalla Questura alla domanda di rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, presentata da uno straniero al quale era stato precedentemente revocato il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Nel corso del procedimento amministrativo era intervenuta una sentenza di condanna penale, con applicazione della pena su richiesta delle parti, per reati di maltrattamenti in ambito familiare e lesioni personali.

L’Amministrazione ha fondato il diniego sulla sussistenza di una pericolosità sociale ritenuta incompatibile con il rilascio del titolo di soggiorno, nonostante l’esistenza di un’attività lavorativa e la deduzione di legami familiari sul territorio nazionale.

Il principio affermato dal TAR

Con la decisione del 16 dicembre 2025, il TAR Marche respinge il ricorso e afferma un principio di particolare chiarezza: l’integrazione non può essere ridotta al solo dato lavorativo. Il lavoro costituisce un elemento rilevante nella valutazione complessiva, ma non è sufficiente, da solo, a neutralizzare un giudizio di pericolosità sociale, soprattutto quando le condotte penalmente rilevanti incidono su beni fondamentali tutelati dall’ordinamento, come la persona e le relazioni familiari.

Il Tribunale sottolinea come l’integrazione debba essere valutata in senso sostanziale, includendo anche il rispetto dei valori sociali e culturali del Paese ospitante. In tale prospettiva, il comportamento tenuto nella sfera privata e familiare assume rilievo giuridico pieno, tanto più quando i reati si consumano proprio all’interno di quel contesto.

Divieto di automatismi e valutazione discrezionale

Particolarmente rilevante è il passaggio dedicato all’articolo 5, comma 5, del Testo Unico Immigrazione. Il TAR ribadisce che il divieto di automatismi non equivale al riconoscimento di un diritto soggettivo al permesso di soggiorno. L’Amministrazione è tenuta a svolgere una valutazione comparativa tra l’interesse dello straniero alla permanenza sul territorio e l’interesse della collettività alla sicurezza pubblica, ma tale valutazione può legittimamente concludersi in senso sfavorevole allo straniero.

La presenza di legami familiari, inoltre, non assume carattere dirimente se non rientra nelle ipotesi rigorosamente tipizzate dal legislatore, né può trasformarsi in uno “scudo” rispetto a condotte di particolare allarme sociale.

La natura dell’articolo 9, comma 9, TUI

La sentenza offre anche un chiarimento netto sull’articolo 9, comma 9, del d.lgs. 286/1998. Il rilascio di un permesso di soggiorno di altro tipo dopo la revoca del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo è qualificato come facoltà dell’Amministrazione, non come obbligo. Tale facoltà resta subordinata alla verifica di tutti i presupposti di legge, inclusa l’assenza di pericolosità sociale.

Considerazioni conclusive

La decisione del TAR Marche, sentenza del 16 dicembre 2025, ruolo generale 684 del 2025, si inserisce in un orientamento giurisprudenziale che riafferma con chiarezza un dato spesso rimosso nel dibattito pubblico: il lavoro non è uno scudo automatico nel diritto dell’immigrazione. L’integrazione non è un fatto meramente economico, ma un percorso complesso che implica responsabilità, rispetto delle regole e adesione ai valori fondamentali dell’ordinamento.

La pubblicazione integrale della sentenza su Calameo consente agli operatori del diritto, agli studiosi e ai professionisti del settore di analizzare direttamente il testo del provvedimento e di coglierne appieno la portata sistematica.

Avv. Fabio Loscerbo

martedì 20 gennaio 2026

L’Italie reconnaît la protection complémentaire : lorsque l’intégration devient un bouclier juridique

 L’Italie reconnaît la protection complémentaire : lorsque l’intégration devient un bouclier juridique

Dans une décision administrative significative, l’Italie a une nouvelle fois confirmé que l’intégration effective dans la société peut jouer un rôle déterminant dans la protection des ressortissants étrangers contre l’éloignement. Le 18 décembre 2025, la Commission territoriale pour la reconnaissance de la protection internationale de Gênes a accordé la protection complémentaire à un ressortissant étranger, estimant qu’un retour forcé dans le pays d’origine entraînerait une violation disproportionnée des droits fondamentaux.

La décision intégrale a été publiée et est accessible au public au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/00807977586f4b5d40bb2

La protection complémentaire est une forme spécifique de protection prévue par le droit italien, régie par l’article 19 du décret législatif n° 286/1998 (loi sur l’immigration). Elle s’applique lorsque les conditions du statut de réfugié ou de la protection subsidiaire ne sont pas réunies, mais que l’expulsion ou l’éloignement serait contraire aux obligations de protection des droits fondamentaux, notamment au droit au respect de la vie privée et familiale.

Dans cette affaire, la Commission de Gênes a rejeté la reconnaissance du statut de réfugié et de la protection subsidiaire, tout en procédant à une évaluation autonome et individualisée de la situation personnelle du demandeur. L’élément décisif a été le niveau d’intégration réelle en Italie, en particulier sur les plans social et professionnel. La Commission a reconnu que l’intéressé avait construit des liens personnels et professionnels stables et que son éloignement entraînerait un préjudice grave et irréversible.

L’intérêt majeur de cette décision réside dans son raisonnement juridique. L’intégration n’a pas été considérée comme une récompense ou un facteur accessoire, mais comme un élément juridiquement pertinent de la vie privée, protégée par les normes européennes en matière de droits de l’homme. La Commission a conclu qu’un retour forcé constituerait une ingérence disproportionnée dans ces droits.

Cette approche s’inscrit dans une tendance plus large de la pratique administrative italienne, qui considère de plus en plus la protection complémentaire comme une garantie substantielle, et non comme une mesure résiduelle. Elle confirme que la politique de contrôle de l’immigration doit être constamment mise en balance avec l’obligation de respecter la dignité humaine et les droits fondamentaux.

Pour les étrangers résidant en Italie, cette décision délivre un message clair : la construction de liens réels et documentés avec le territoire peut produire des effets juridiques concrets. Le travail, les relations sociales et la stabilité à long terme ne sont pas de simples éléments factuels, mais peuvent devenir déterminants pour empêcher une mesure d’éloignement.

Pour les avocats et les praticiens, la décision de Gênes constitue un exemple important du fonctionnement concret de la protection complémentaire. Elle démontre que, même en cas de refus de la protection internationale, le droit italien prévoit des mécanismes visant à éviter tout éloignement en violation des droits fondamentaux.

Alors que les débats sur la migration se poursuivent en Europe, cette affaire rappelle un principe essentiel : l’intégration compte, non seulement sur le plan social, mais aussi sur le plan juridique.

Avv. Fabio Loscerbo

New Multilingual Episode of the Podcast “Immigration Law” Now Available: Seasonal Permit Conversion and Administrative Review

 New Multilingual Episode of the Podcast “Immigration Law” Now Available: Seasonal Permit Conversion and Administrative Review

A new episode of the podcast Immigration Law is now online, focusing on a highly relevant legal and practical issue: the conversion of a seasonal residence permit, the limits of late filing, and judicial control over administrative action, in light of recent case law from the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna.

The episode examines a court decision that clarifies key aspects of Immigration Office practice, with particular attention to procedural guarantees, the assessment of the 39-day work requirement, and the concept of “reasonableness” in filing a conversion request. The ruling expressly rejects automatic refusals and purely formalistic interpretations by the administration.

To ensure maximum accessibility and outreach, the episode has been published in multiple languages, all available on Spreaker at the following links:

Arabic version
https://www.spreaker.com/episode/thwyl-tsryh-alaqamt-ll-ml-almwsmy-altakhyr-fy-tqdym-altlb-walrqabt-aladaryt-twdyhat-almhkmt-aladaryt-alaqlymyt-laymylya-rwmanya--69217318

French version
https://www.spreaker.com/episode/conversion-du-titre-de-sejour-pour-travail-saisonnier-tardivete-et-controle-administratif--69217336

English version
https://www.spreaker.com/episode/conversion-of-a-seasonal-residence-permit-late-filing-and-administrative-review--69217338

Spanish version
https://www.spreaker.com/episode/conversion-del-permiso-de-residencia-por-trabajo-estacional-extemporaneidad-y-control-administrativo--69217335

Albanian version
https://www.spreaker.com/episode/konvertimi-i-lejes-se-qendrimit-per-pune-sezonale-vonesa-ne-paraqitjen-e-kerkeses-dhe-kontrolli-administrativ--69217337

This initiative is part of an ongoing legal outreach effort aimed at making immigration law accessible to a broader, multilingual audience, while highlighting the concrete impact of administrative practices on the rights of foreign nationals.

Avv. Fabio Loscerbo

lunedì 19 gennaio 2026

La riforma della cittadinanza del 2025: quadro sistematico, ratio legis e linee di frattura con la disciplina previgente

 

La riforma della cittadinanza del 2025: quadro sistematico, ratio legis e linee di frattura con la disciplina previgente

Abstract

La riforma della cittadinanza introdotta dal decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, segna un punto di svolta nel diritto della cittadinanza italiano. Pur mantenendo formalmente il principio dello ius sanguinis quale criterio cardine di attribuzione dello status civitatis, il legislatore interviene in modo incisivo sull’automatismo tradizionalmente connesso alla discendenza, introducendo limiti generazionali, condizioni di effettività del legame con l’ordinamento statale e rilevanti innovazioni sul piano procedurale e probatorio. Il presente contributo intende ricostruire il quadro complessivo della riforma, analizzarne la ratio dichiarata e individuare le principali linee di discontinuità rispetto alla legge n. 91 del 1992.


1. Inquadramento normativo e contesto di intervento

Il decreto-legge n. 36 del 2025 si inserisce in un contesto normativo e politico caratterizzato da una crescente tensione tra due esigenze contrapposte: da un lato, la tradizionale apertura dell’ordinamento italiano verso il riconoscimento della cittadinanza per discendenza; dall’altro, la volontà di limitare fenomeni ritenuti di “cittadinanza meramente formale”, sganciata da un rapporto effettivo con lo Stato.

Come evidenziato nel dossier parlamentare predisposto dai Servizi Studi di Camera e Senato, la disciplina vigente – fondata sulla legge 5 febbraio 1992, n. 91 – ha rappresentato, per oltre trent’anni, un punto di equilibrio tra continuità storica e adattamento ai mutamenti sociali, senza mai mettere in discussione la preminenza dello ius sanguinis quale criterio strutturale di appartenenza alla comunità nazionale

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.

Il decreto-legge del 2025 non abroga tale principio, ma ne ridefinisce profondamente la portata applicativa, incidendo sul momento genetico dell’acquisto della cittadinanza e sulla stessa qualificazione giuridica dello status civitatis nei casi di nascita all’estero.


2. La ratio dichiarata della riforma: il “legame effettivo” con lo Stato

La relazione illustrativa e il dossier parlamentare richiamano espressamente il principio del genuine link, elaborato in ambito di diritto internazionale e ricondotto, in particolare, alla giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia nel caso Nottebohm del 1955. Secondo tale impostazione, la cittadinanza non può essere ridotta a un mero dato formale o genealogico, ma deve riflettere un rapporto reale, sostanziale e attuale tra individuo e Stato.

Il legislatore del 2025 assume tale principio come criterio ispiratore dell’intervento normativo, sostenendo la necessità di “oggettivare” il legame con l’Italia attraverso elementi verificabili: residenza qualificata, esclusività della cittadinanza degli ascendenti, attivazione tempestiva del procedimento amministrativo o giudiziario.

È significativo che la riforma venga presentata non come una misura di restrizione in senso proprio, bensì come un intervento di “chiarificazione” dei presupposti originari dell’acquisto della cittadinanza, volto a evitare un’estensione potenzialmente indefinita del corpo civico a soggetti privi di un rapporto concreto con l’ordinamento statale

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3. La tecnica normativa: dalla perdita al mancato acquisto originario

Uno degli snodi concettuali più rilevanti della riforma risiede nella scelta di qualificare le nuove limitazioni non come ipotesi di perdita o revoca della cittadinanza, bensì come casi di “mancato acquisto” originario.

L’introduzione dell’art. 3-bis nella legge n. 91 del 1992 stabilisce che il soggetto nato all’estero, in possesso di altra cittadinanza, deve essere considerato come colui che “non ha mai acquistato” la cittadinanza italiana, anche se nato prima dell’entrata in vigore della norma, salvo il ricorrere di specifiche condizioni derogatorie

L 74 2025 cittadinanza

. Tale formulazione consente al legislatore di incidere retroattivamente su situazioni giuridiche consolidate solo in apparenza, evitando il confronto diretto con i principi costituzionali in materia di perdita dello status civitatis.

La scelta lessicale e concettuale non è neutra: essa mira a sottrarre la riforma al paradigma della sanzione o della decadenza, collocandola invece nell’alveo della disciplina genetica del rapporto di cittadinanza. In tal modo, il legislatore rilegge ex post il titolo di appartenenza alla comunità nazionale, subordinandolo alla verifica di requisiti ulteriori rispetto alla mera discendenza biologica.


4. Continuità e discontinuità rispetto alla legge n. 91 del 1992

Sotto il profilo sistematico, la riforma del 2025 si presenta come un intervento di continuità solo apparente. È vero che il principio dello ius sanguinis non viene formalmente abbandonato; tuttavia, l’introduzione di limiti generazionali e condizioni di effettività segna una frattura profonda rispetto all’impostazione tradizionale della legge del 1992, che concepiva la cittadinanza come status trasmissibile lungo la linea genealogica senza necessità di un radicamento territoriale o relazionale attuale.

La nuova disciplina, pur richiamandosi alla tradizione, ne rielabora il significato, trasformando la cittadinanza da dato identitario tendenzialmente permanente a rapporto giuridico condizionato, suscettibile di verifica e delimitazione nel tempo.


5. Considerazioni introduttive

Il decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, inaugura una stagione nuova nel diritto della cittadinanza italiano. Al di là delle singole disposizioni, esso introduce una diversa concezione del rapporto tra individuo e Stato, fondata sull’idea che l’appartenenza alla comunità nazionale debba essere il risultato di un legame effettivo e non esclusivamente di una continuità genealogica.

Nei contributi successivi della presente serie si procederà all’analisi puntuale delle singole innovazioni: dalla preclusione all’acquisto automatico per i nati all’estero, alle eccezioni previste, alla nuova disciplina dei minori, fino alle rilevanti modifiche in materia processuale e probatoria.


Fonti utilizzate e verificate
– Dossier Servizi Studi Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza, D.L. n. 36/2025 – A.C. 2402, 15 maggio 2025

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– Testo coordinato del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, G.U. n. 118 del 23 maggio 2025

L 74 2025 cittadinanza


Avv. Fabio Loscerb

Conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale: tardività, istruttoria e limiti del potere amministrativo nella giurisprudenza del TAR Emilia-Romagna

 

Conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale: tardività, istruttoria e limiti del potere amministrativo nella giurisprudenza del TAR Emilia-Romagna

La conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato continua a rappresentare uno dei punti di maggiore frizione tra amministrazione e cittadini stranieri. Su questo tema interviene una sentenza di particolare rilievo del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 22 dicembre 2025, nel ricorso di registro generale 1710 del 2025, che offre chiarimenti di sistema destinati ad avere un impatto concreto sulla prassi degli Sportelli Unici per l’Immigrazione.

Il caso trae origine dal diniego opposto dalla Prefettura di Modena a una richiesta di conversione presentata da un lavoratore stagionale, fondato su tre elementi ricorrenti: la presunta tardività della domanda, il mancato raggiungimento del requisito delle 39 giornate lavorative e l’asserita irrilevanza delle osservazioni difensive presentate nel procedimento. Il TAR smonta progressivamente questa impostazione, riaffermando principi che, pur non nuovi, risultano frequentemente disattesi nella gestione amministrativa quotidiana.

Sotto il profilo procedimentale, la sentenza valorizza in modo netto il contraddittorio endoprocedimentale, chiarendo che l’inosservanza dell’articolo 10-bis della legge 241 del 1990 non può essere relegata a vizio meramente formale. L’omessa valutazione delle osservazioni difensive incide direttamente sulla legittimità del provvedimento finale, poiché compromette l’istruttoria e svuota di contenuto l’obbligo di motivazione. In questo contesto, il Collegio esclude la possibilità di sanatoria ex articolo 21-octies, laddove il confronto con l’interessato risulti essenziale ai fini decisori.

Quanto al requisito delle 39 giornate lavorative, il Tribunale ribadisce che, nel lavoro agricolo stagionale, la verifica deve essere condotta sulla base delle giornate effettivamente lavorate e della contribuzione previdenziale. Nel caso esaminato, la documentazione prodotta dimostrava il superamento della soglia minima richiesta, mentre l’Amministrazione si era limitata a un’affermazione generica, priva di riscontri istruttori. Ne deriva un ulteriore vizio del provvedimento per carenza di istruttoria e motivazione.

Il passaggio di maggiore interesse sistematico riguarda la tardività della domanda di conversione. Il TAR riafferma che l’articolo 24, comma 10, del Testo Unico Immigrazione non prevede termini perentori e che la scadenza del permesso stagionale non costituisce, di per sé, un ostacolo automatico alla conversione. Il parametro decisivo è quello della ragionevolezza, che deve essere valutato caso per caso. Nel caso concreto, la continuità lavorativa del richiedente ha consentito di superare anche un ritardo temporalmente significativo, escludendo finalità elusive o distorsive dell’istituto.

La sentenza si conclude con l’accoglimento del ricorso e con l’ordine all’Amministrazione di rideterminarsi entro sessanta giorni. Ne emerge un messaggio chiaro e difficilmente eludibile: la gestione amministrativa dell’immigrazione non può fondarsi su automatismi, letture restrittive prive di base normativa o istruttorie superficiali, ma deve confrontarsi con i fatti, con il lavoro effettivamente svolto e con le garanzie procedimentali previste dall’ordinamento.

Il testo integrale della decisione è disponibile per la consultazione e lo studio al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775a789a666320a


Avv. Fabio Loscerbo

Comunicato – Pubblicazione nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”

 Comunicato – Pubblicazione nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”

Sono stati pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione”, dedicati a un tema di particolare rilevanza pratica e giuridica: il rapporto tra precedenti penali e rinnovo del permesso di soggiorno, nonché i limiti della discrezionalità amministrativa.

Gli episodi prendono spunto da una recente decisione della giurisprudenza amministrativa e affrontano, con linguaggio chiaro ma rigoroso, una questione centrale nella prassi delle Questure e nel contenzioso in materia di immigrazione: l’impossibilità di fondare il diniego del titolo di soggiorno su automatismi, in assenza di una valutazione concreta, attuale e individualizzata della presunta pericolosità sociale.

Il contenuto è stato pubblicato in più lingue, con l’obiettivo di raggiungere un pubblico ampio, inclusi cittadini stranieri, operatori del diritto e studiosi della materia.

🔗 Ascolta gli episodi:

🇬🇧 English
Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion
https://www.spreaker.com/episode/residence-permit-and-criminal-records-the-limits-of-administrative-discretion--69219203

🇸🇦 Arabo
تصريح الإقامة والسوابق الجنائية: حدود السلطة التقديرية للإدارة
https://www.spreaker.com/episode/tsryh-alaqamt-walswabq-aljnayyt-hdwd-alsltt-altqdyryt-lladart--69219204

🇪🇸 Spagnolo
Permiso de residencia y antecedentes penales: los límites de la discrecionalidad administrativa
https://www.spreaker.com/episode/permiso-de-residencia-y-antecedentes-penales-los-limites-de-la-discrecionalidad-administrativa--69219206

🇫🇷 Francese
Titre de séjour et antécédents pénaux : les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration
https://www.spreaker.com/episode/titre-de-sejour-et-antecedents-penaux-les-limites-du-pouvoir-discretionnaire-de-l-administration--69219205

🇦🇱 Albanese
Leja e qëndrimit dhe precedentët penalë: kufijtë e diskrecionalitetit administrativ
https://www.spreaker.com/episode/leja-e-qendrimit-dhe-precedentet-penale-kufijte-e-diskrecionalitetit-administrativ--69219202

Il podcast “Diritto dell’Immigrazione” prosegue così nel suo percorso di divulgazione giuridica, con l’obiettivo di rendere accessibili i principi fondamentali della materia, senza rinunciare al rigore tecnico e al confronto critico con la prassi amministrativa.

Avv. Fabio Loscerbo

Pubblicata la nuova puntata multilingue del podcast “Diritto dell’Immigrazione” sulla conversione del permesso stagionale

 Pubblicata la nuova puntata multilingue del podcast “Diritto dell’Immigrazione” sulla conversione del permesso stagionale

È online una nuova puntata del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicata a un tema di grande rilevanza pratica e giuridica: la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale, i limiti della tardività e il controllo dell’azione amministrativa, alla luce della più recente giurisprudenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna.

L’episodio analizza una sentenza che chiarisce punti centrali nella prassi degli Sportelli Unici per l’Immigrazione, soffermandosi sul rispetto del contraddittorio procedimentale, sulla verifica del requisito delle 39 giornate lavorative e sulla nozione di “ragionevolezza” nella presentazione della domanda di conversione, escludendo automatismi e letture meramente formalistiche.

Per favorire la massima accessibilità e diffusione, la puntata è stata pubblicata in più lingue, tutte disponibili su Spreaker ai seguenti link:

Versione in lingua araba
https://www.spreaker.com/episode/thwyl-tsryh-alaqamt-ll-ml-almwsmy-altakhyr-fy-tqdym-altlb-walrqabt-aladaryt-twdyhat-almhkmt-aladaryt-alaqlymyt-laymylya-rwmanya--69217318

Versione in lingua francese
https://www.spreaker.com/episode/conversion-du-titre-de-sejour-pour-travail-saisonnier-tardivete-et-controle-administratif--69217336

Versione in lingua inglese
https://www.spreaker.com/episode/conversion-of-a-seasonal-residence-permit-late-filing-and-administrative-review--69217338

Versione in lingua spagnola
https://www.spreaker.com/episode/conversion-del-permiso-de-residencia-por-trabajo-estacional-extemporaneidad-y-control-administrativo--69217335

Versione in lingua albanese
https://www.spreaker.com/episode/konvertimi-i-lejes-se-qendrimit-per-pune-sezonale-vonesa-ne-paraqitjen-e-kerkeses-dhe-kontrolli-administrativ--69217337

L’iniziativa rientra nell’attività di divulgazione giuridica volta a rendere comprensibili, anche a un pubblico non specialistico e multilingue, i principali snodi del diritto dell’immigrazione e dell’azione amministrativa, con particolare attenzione alle ricadute concrete sui diritti delle persone straniere.

Avv. Fabio Loscerbo

sabato 17 gennaio 2026

Protezione complementare e integrazione: il decreto del Tribunale di Bologna del 5 dicembre 2025 riafferma la centralità dei diritti fondamentali

 Protezione complementare e integrazione: il decreto del Tribunale di Bologna del 5 dicembre 2025 riafferma la centralità dei diritti fondamentali

Con il decreto emesso il 5 dicembre 2025, il Tribunale ordinario di Bologna, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, interviene in modo chiaro e strutturato su uno dei nodi più delicati dell’attuale diritto dell’immigrazione: la protezione complementare e il suo rapporto con l’integrazione sociale, lavorativa e familiare dello straniero, nel quadro normativo successivo al decreto-legge n. 20/2023, convertito dalla legge n. 50/2023.

Il Collegio bolognese prende posizione contro una lettura riduttiva della riforma del 2023, affermando che l’intervento legislativo non ha inciso sul nucleo essenziale delle tutele derivanti dagli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano. In particolare, viene ribadito che la protezione complementare continua a rappresentare lo strumento attraverso cui si dà attuazione al diritto d’asilo costituzionale ex art. 10, terzo comma, Cost., nonché alla tutela della vita privata e familiare sancita dall’art. 8 CEDU.

Il decreto si segnala per l’ampiezza e la profondità dell’argomentazione giuridica. Il Tribunale ricostruisce il quadro normativo dell’art. 19 del d.lgs. 286/1998, chiarendo che, anche dopo le modifiche del 2023, permane il divieto di allontanamento ogniqualvolta l’espulsione o il respingimento comportino una lesione significativa dei diritti fondamentali della persona. In tale prospettiva, l’integrazione non viene intesa come requisito automatico o meramente formale, ma come elemento sostanziale da valutare in concreto, attraverso un giudizio comparativo tra la condizione di vita raggiunta in Italia e quella che il richiedente troverebbe nel Paese di origine.

Particolarmente rilevante è il richiamo alla giurisprudenza di legittimità più recente, che il Tribunale utilizza per confermare come il radicamento sociale, lavorativo e familiare possa fondare, anche da solo, il riconoscimento della protezione complementare, quando l’allontanamento determini uno sradicamento incompatibile con uno standard minimo di vita dignitosa. Ne emerge una lettura coerente e costituzionalmente orientata dell’istituto, lontana da approcci emergenziali o meramente securitari.

Il provvedimento assume dunque un valore che va oltre il singolo caso deciso. Esso si colloca come punto di riferimento per operatori del diritto, giudici e avvocati, offrendo una ricostruzione solida dei criteri applicativi della protezione complementare e confermando che l’integrazione effettiva resta un parametro centrale nel bilanciamento tra interessi pubblici e diritti della persona.

Il testo integrale del decreto è disponibile nella pubblicazione su Calameo, consultabile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/0080797755d45c56b466f

Avv. Fabio Loscerbo

domenica 11 gennaio 2026

Il Tribunale di Firenze e la protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità costituzionale, radicamento e funzione sistemica dell’integrazione

 Il Tribunale di Firenze e la protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità costituzionale, radicamento e funzione sistemica dell’integrazione

Abstract

Il decreto emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento in materia di protezione internazionale e complementare, offre un contributo di particolare rilievo all’attuale dibattito sull’ambito applicativo della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, convertito con legge 50/2023. La decisione si colloca in una fase di riassestamento dell’istituto, segnata dall’abrogazione parziale dell’articolo 19, comma 1.1, del testo unico immigrazione e dal conseguente ritorno a un modello interpretativo fortemente ancorato ai parametri costituzionali e convenzionali. L’analisi del provvedimento consente di mettere a fuoco il ruolo centrale del radicamento sociale e lavorativo e di interrogarsi sulle implicazioni sistemiche della protezione complementare nel quadro di una più ampia riflessione sul rapporto tra integrazione, permanenza sul territorio e politiche di rientro.

1. Inquadramento normativo e contesto della decisione

Il Tribunale di Firenze opera in un contesto normativo profondamente segnato dall’evoluzione discontinua della tutela umanitaria prima e della protezione speciale poi. Con la riforma del 2020, il legislatore aveva tipizzato una serie di criteri di valutazione della vita privata e familiare, successivamente ridimensionati dal decreto-legge 20/2023. Quest’ultimo intervento, pur incidendo sulla struttura dell’articolo 19, non ha tuttavia eliminato il nucleo essenziale della tutela derivante dagli obblighi costituzionali e internazionali, come chiaramente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità.

Il decreto in esame si inserisce in questo solco, riaffermando che la protezione complementare continua a rappresentare uno strumento di salvaguardia dei diritti fondamentali, anche in assenza di una tipizzazione legislativa rigida dei criteri di comparazione. Il giudice fiorentino valorizza, in particolare, la continuità tra l’assetto previgente alla riforma del 2020 e l’assetto attuale, richiamando l’elaborazione giurisprudenziale maturata in epoca anteriore e riaffermata dalla Corte di cassazione nel 2025.

2. La centralità del radicamento e della vita privata

Il cuore motivazionale del decreto risiede nella valutazione del radicamento del richiedente sul territorio nazionale. Il Tribunale procede a un’analisi puntuale degli indici di integrazione sociale, lavorativa e abitativa, ponendoli in relazione con il diritto al rispetto della vita privata tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 del testo unico immigrazione.

La decisione ribadisce che l’integrazione non è un dato meramente economico, ma un processo complesso che comprende la stabilità abitativa, la continuità lavorativa, la partecipazione alla vita sociale e la conoscenza della lingua. In tale prospettiva, il radicamento maturato anche nel tempo necessario all’esame delle domande di protezione maggiore non può essere considerato irrilevante o artificiale, ma costituisce un elemento strutturale della vita privata dello straniero.

3. Continuità giurisprudenziale e funzione sistemica della protezione complementare

Particolarmente significativa è la lettura che il Tribunale di Firenze offre dell’intervento del 2023. L’abrogazione di parte dell’articolo 19, comma 1.1, non viene interpretata come una compressione della tutela, bensì come una riduzione della tipizzazione normativa, che restituisce centralità al giudizio di proporzionalità e al bilanciamento caso per caso. In questo senso, la protezione complementare torna a svolgere una funzione di garanzia del sistema, assicurando l’effettività del diritto d’asilo costituzionale e degli obblighi convenzionali.

La decisione evidenzia come l’assenza di pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica e la dimostrata capacità di integrazione rendano sproporzionato l’allontanamento dello straniero, in quanto produttivo di una lesione grave e irreversibile della sua vita privata. Tale impostazione si colloca in linea di continuità con le pronunce delle Sezioni Unite del 2021 e con la più recente giurisprudenza di legittimità, confermando un orientamento interpretativo ormai consolidato.

4. Implicazioni prospettiche: integrazione, permanenza e politiche di rientro

Sul piano sistemico, il decreto di Firenze sollecita una riflessione più ampia sul rapporto tra protezione complementare e politiche migratorie. La tutela riconosciuta non si fonda su una logica emergenziale o assistenziale, ma sul riconoscimento di un percorso di integrazione effettiva. In questa prospettiva, la protezione complementare può essere letta come uno strumento che distingue tra chi ha costruito una vita privata stabile nel territorio nazionale e chi, al contrario, non ha intrapreso un reale percorso di inserimento.

Ne deriva un modello coerente con una visione orientata al futuro, nella quale l’integrazione diviene il discrimine giuridico per la permanenza, mentre il rientro nel paese di origine si configura come opzione legittima nei casi di mancato radicamento. Il decreto fiorentino, pur muovendosi nel perimetro strettamente giurisdizionale, contribuisce così a delineare un paradigma nel quale la protezione complementare non è in contraddizione con politiche di rientro ordinate, ma ne costituisce il necessario contrappeso garantista.

Conclusioni

Il decreto del Tribunale di Firenze del 24 dicembre 2025 rappresenta un tassello rilevante nella definizione dell’attuale fisionomia della protezione complementare. Esso conferma la perdurante centralità della tutela della vita privata e familiare, riafferma la continuità con la giurisprudenza precedente alle riforme più recenti e offre una chiave di lettura sistemica che valorizza l’integrazione come criterio giuridico fondamentale. La decisione si presta, pertanto, a essere assunta come riferimento per future applicazioni dell’istituto, in un quadro normativo che, pur mutato, continua a richiedere interpretazioni rigorose e coerenti con i principi costituzionali e convenzionali.

La versione integrale del decreto è consultabile nella pubblicazione disponibile su Calameo:
https://www.calameo.com/books/0080797758860c0b59694

sabato 10 gennaio 2026

Relazione sull’attività di divulgazione giuridica svolta nel corso dell’anno 2025 Circa 172.000 fruizioni complessive nel periodo gennaio 2025 – gennaio 2026

 


Relazione sull’attività di divulgazione giuridica svolta nel corso dell’anno 2025

Circa 172.000 fruizioni complessive nel periodo gennaio 2025 – gennaio 2026

Nel corso del 2025 la mia attività professionale di avvocato, svolta prevalentemente nell’ambito del diritto dell’immigrazione, si è accompagnata a un’intensa e continuativa attività di divulgazione giuridica, finalizzata a favorire una maggiore comprensione di istituti normativi, orientamenti giurisprudenziali e profili procedurali di particolare rilevanza pubblica.

L’attività di divulgazione ha affiancato l’esercizio della professione forense e si è sviluppata attraverso la produzione e diffusione di contenuti informativi e di approfondimento giuridico, con l’obiettivo di rendere accessibili temi complessi del diritto dell’immigrazione, mantenendo un approccio rigoroso alle fonti normative e giurisprudenziali e nel rispetto dei principi di correttezza e continenza propri della funzione dell’avvocato.

In un’ottica di trasparenza e correttezza informativa, ritengo opportuno rendere pubblici alcuni dati aggregati relativi alla fruizione dei contenuti divulgativi nel periodo gennaio 2025 – gennaio 2026.

Nel periodo considerato, i contenuti giuridici diffusi nell’ambito di tale attività hanno registrato circa 172.000 fruizioni complessive, intese come:

  • letture di articoli e contributi informativi;

  • visualizzazioni di contenuti video;

  • ascolti di contenuti audio e podcast.

Il dato si riferisce esclusivamente a forme di effettivo consumo dei contenuti e non include metriche di mera esposizione o visibilità, adottando un criterio prudenziale e metodologicamente rigoroso.

I contenuti hanno riguardato, in particolare:

  • profili normativi e giurisprudenziali del diritto dell’immigrazione;

  • chiarimenti di carattere procedurale;

  • riflessioni di ordine sistemico su istituti e politiche migratorie;

  • contributi informativi rivolti sia ai cittadini interessati sia agli operatori del settore.

All’attività di divulgazione si è affiancata una diffusione informativa sui canali social professionali, in particolare su LinkedIn, dove nel medesimo periodo i contenuti pubblicati hanno registrato oltre 112.000 impressioni, raggiungendo circa 47.000 utenti unici.
Tali dati sono indicati separatamente in quanto riferiti a metriche di diffusione, e non rientrano nel computo delle fruizioni sopra richiamate.

La presente relazione intende offrire una rappresentazione sintetica e verificabile dell’impatto informativo di un’attività di divulgazione giuridica strettamente connessa all’esercizio della professione forense, svolta nel rispetto dei doveri di correttezza, rigore e responsabilità che caratterizzano la funzione dell’avvocato.

L’attività di divulgazione proseguirà anche nel 2026, in continuità con il mio impegno professionale, con l’obiettivo di contribuire a una maggiore consapevolezza giuridica in materia di diritto dell’immigrazione e delle sue ricadute normative e sociali.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato – Foro di Bologna

Pubblicato un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue: la protezione complementare riconosciuta per integrazione lavorativa

Pubblicato un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue: la protezione complementare riconosciuta per integrazione lavorativa

È online un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicato a un decreto di particolare rilievo emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, che ha riconosciuto la protezione complementare sulla base di un percorso di integrazione lavorativa effettiva.

Il provvedimento chiarisce in modo netto che, anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, l’integrazione – in particolare quella lavorativa – continua a rappresentare un criterio giuridico centrale per la tutela della vita privata dello straniero ai sensi dell’articolo 19 del testo unico immigrazione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Nel podcast vengono analizzati i passaggi chiave della decisione, il ruolo del lavoro stabile, dell’autonomia economica e del radicamento sociale, nonché il principio secondo cui l’integrazione maturata durante il tempo dell’attesa procedimentale non può essere considerata irrilevante o artificiale.

L’episodio è stato pubblicato in cinque versioni linguistiche, per raggiungere un pubblico più ampio e favorire una corretta informazione giuridica anche a livello internazionale:

🔹 Italiano
Titolo: Riconosciuta la protezione complementare per integrazione lavorativa: il decreto del Tribunale di Firenze del 24 dicembre 2025
https://www.spreaker.com/episode/riconosciuta-la-protezione-complementare-per-integrazione-lavorativa-il-decreto-del-tribunale-di-firenze-del-24-dicembre-2025--69379763

🔹 Inglese
Title: Complementary protection recognised on the basis of work integration: the Florence Court decision of 24 December 2025
https://www.spreaker.com/episode/complementary-protection-recognised-on-the-basis-of-work-integration-the-florence-court-decision-of-24-december-2025--69379762

🔹 Spagnolo
Título: Reconocida la protección complementaria por integración laboral: el decreto del Tribunal de Florencia de 24 de diciembre de 2025
https://www.spreaker.com/episode/reconocida-la-proteccion-complementaria-por-integracion-laboral-el-decreto-del-tribunal-de-florencia-de-24-de-diciembre-de-2025--69379761

🔹 Arabo
العنوان: الاعتراف بالحماية التكميلية بسبب الاندماج المهني: قرار محكمة فلورنسا الصادر في 24 ديسمبر 2025
https://www.spreaker.com/episode/al-nwan-ala-traf-balhmayt-altkmylyt-bsbb-alandmaj-almhny-qrar-mhkmt-flwrnsa-alsadr-fy-24-dysmbr-2025--69379765

🔹 Albanese
Titulli: Njohja e mbrojtjes plotësuese për integrim në punë: dekreti i Gjykatës së Firences i 24 dhjetorit 2025
https://www.spreaker.com/episode/njohja-e-mbrojtjes-plotesuese-per-integrim-ne-pune-dekreti-i-gjykates-se-firences-i-24-dhjetorit-2025--69379764

Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di analisi e divulgazione giuridica, con l’obiettivo di rendere accessibili decisioni giurisprudenziali complesse e di contribuire a un dibattito serio e informato sul diritto dell’immigrazione.

Avv. Fabio Loscerbo

giovedì 8 gennaio 2026

Communiqué de presse – Publication de nouveaux épisodes du podcast « Droit de l’immigration »

 Communiqué de presse – Publication de nouveaux épisodes du podcast « Droit de l’immigration »

De nouveaux épisodes du podcast « Droit de l’immigration » ont été publiés, consacrés à une question d’une grande importance pratique et juridique : le lien entre les antécédents pénaux et le renouvellement du titre de séjour, ainsi que les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration.

Ces épisodes s’inspirent d’une décision récente de la juridiction administrative et abordent, dans un langage clair mais juridiquement rigoureux, une problématique centrale de la pratique des préfectures de police et du contentieux en matière d’immigration : l’impossibilité de refuser un titre de séjour sur la base d’automatismes, en l’absence d’une évaluation concrète, actuelle et individualisée de la prétendue dangerosité sociale de la personne concernée.

Le contenu a été publié en plusieurs langues, dans le but de toucher un public large, comprenant notamment des ressortissants étrangers, des professionnels du droit et des chercheurs dans ce domaine.

🔗 Écouter les épisodes :

🇬🇧 Anglais
Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion
https://www.spreaker.com/episode/residence-permit-and-criminal-records-the-limits-of-administrative-discretion--69219203

🇸🇦 Arabe
تصريح الإقامة والسوابق الجنائية: حدود السلطة التقديرية للإدارة
https://www.spreaker.com/episode/tsryh-alaqamt-walswabq-aljnayyt-hdwd-alsltt-altqdyryt-lladart--69219204

🇪🇸 Espagnol
Permiso de residencia y antecedentes penales: los límites de la discrecionalidad administrativa
https://www.spreaker.com/episode/permiso-de-residencia-y-antecedentes-penales-los-limites-de-la-discrecionalidad-administrativa--69219206

🇫🇷 Français
Titre de séjour et antécédents pénaux : les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration
https://www.spreaker.com/episode/titre-de-sejour-et-antecedents-penaux-les-limites-du-pouvoir-discretionnaire-de-l-administration--69219205

🇦🇱 Albanais
Leja e qëndrimit dhe precedentët penalë: kufijtë e diskrecionalitetit administrativ
https://www.spreaker.com/episode/leja-e-qendrimit-dhe-precedentet-penale-kufijte-e-diskrecionalitetit-administrativ--69219202

Le podcast « Droit de l’immigration » poursuit ainsi son travail de diffusion juridique, avec l’objectif de rendre accessibles les principes fondamentaux de la matière sans renoncer à la rigueur technique ni à l’analyse critique de la pratique administrative.

Avv. Fabio Loscerbo

lunedì 5 gennaio 2026

Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

 Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

Sono online nuovi episodi del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicati al tema dell’autorizzazione al rientro in Italia dopo l’espulsione, alla luce del parere del Consiglio di Stato reso nel dicembre 2025.

Il contenuto analizza in modo chiaro e rigoroso i limiti giuridici del rientro nel territorio nazionale dopo un provvedimento di espulsione, il carattere discrezionale dell’autorizzazione amministrativa e il ruolo del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Un tema centrale per operatori del diritto, cittadini stranieri e per chi si occupa di immigrazione e diritto amministrativo.

Gli episodi sono stati pubblicati in più lingue, per raggiungere un pubblico internazionale:

Versione italiana
https://www.spreaker.com/episode/autorizzazione-al-rientro-in-italia-dopo-l-espulsione-il-parere-del-consiglio-di-stato--69296131

Versione inglese
https://www.spreaker.com/episode/re-entry-into-italy-after-expulsion-the-opinion-of-the-council-of-state--69296133

Versione francese
https://www.spreaker.com/episode/retour-en-italie-apres-une-expulsion-la-position-du-conseil-d-etat--69296130

Versione araba
https://www.spreaker.com/episode/al-wdt-aly-aytalya-b-d-altrd-mwqf-mjls-aldwlt--69296132

Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di divulgazione giuridica, offrendo analisi fondate su atti ufficiali e orientamenti giurisprudenziali, con un linguaggio accessibile ma tecnicamente corretto.

Gli episodi sono disponibili su Spreaker e sulle principali piattaforme di ascolto.

Avv. Fabio Loscerbo
Podcast Diritto dell’Immigrazione

domenica 4 gennaio 2026

Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

 Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

Sono online nuovi episodi del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicati al tema dell’autorizzazione al rientro in Italia dopo l’espulsione, alla luce del parere del Consiglio di Stato reso nel dicembre 2025.

Il contenuto analizza in modo chiaro e rigoroso i limiti giuridici del rientro nel territorio nazionale dopo un provvedimento di espulsione, il carattere discrezionale dell’autorizzazione amministrativa e il ruolo del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Un tema centrale per operatori del diritto, cittadini stranieri e per chi si occupa di immigrazione e diritto amministrativo.

Gli episodi sono stati pubblicati in più lingue, per raggiungere un pubblico internazionale:

Versione italiana
https://www.spreaker.com/episode/autorizzazione-al-rientro-in-italia-dopo-l-espulsione-il-parere-del-consiglio-di-stato--69296131

Versione inglese
https://www.spreaker.com/episode/re-entry-into-italy-after-expulsion-the-opinion-of-the-council-of-state--69296133

Versione francese
https://www.spreaker.com/episode/retour-en-italie-apres-une-expulsion-la-position-du-conseil-d-etat--69296130

Versione araba
https://www.spreaker.com/episode/al-wdt-aly-aytalya-b-d-altrd-mwqf-mjls-aldwlt--69296132

Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di divulgazione giuridica, offrendo analisi fondate su atti ufficiali e orientamenti giurisprudenziali, con un linguaggio accessibile ma tecnicamente corretto.

Gli episodi sono disponibili su Spreaker e sulle principali piattaforme di ascolto.

Avv. Fabio Loscerbo
Podcast Diritto dell’Immigrazione

Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento

 Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento

Abstract
Il contributo analizza il parere reso dalla Prima Sezione del Consiglio di Stato nell’adunanza del 4 dicembre 2025, relativo all’affare numero 669 del 2023, concernente l’annullamento in autotutela di un decreto di concessione della cittadinanza italiana ottenuto sulla base di documentazione risultata falsa. L’analisi si concentra sui presupposti applicativi dell’articolo 21-nonies della legge n. 241 del 1990, sui limiti del legittimo affidamento e sul rapporto tra falsità documentale e stabilità dello status civitatis.

1. Inquadramento della questione
La cittadinanza italiana, pur rappresentando il punto di approdo di un procedimento amministrativo, non è sottratta ai principi generali dell’azione amministrativa. In particolare, essa resta esposta al potere di autotutela dell’Amministrazione quando emerga che il provvedimento concessorio sia stato adottato sulla base di una falsa rappresentazione dei presupposti di fatto. Il parere in esame si inserisce in un filone giurisprudenziale volto a riaffermare la centralità del principio di legalità anche a fronte di posizioni soggettive consolidate nel tempo.

2. I fatti essenziali dell’affare
Nel caso esaminato, il decreto di concessione della cittadinanza, adottato nel 2017, è stato successivamente annullato a seguito dell’accertamento della falsità dei certificati di nascita e del certificato penale prodotti dal richiedente. A distanza di anni, l’Amministrazione ha ritenuto insanabilmente viziata l’istruttoria originaria, procedendo al ritiro del provvedimento. Il ricorrente ha invocato il decorso del tempo, la buona fede e l’asserita violazione delle garanzie partecipative, proponendo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

3. L’applicazione dell’art. 21-nonies l. 241/1990
Il Consiglio di Stato chiarisce che il limite temporale all’esercizio dell’autotutela non opera quando l’illegittimità del provvedimento derivi da una falsa rappresentazione dei fatti imputabile al destinatario. In tali ipotesi, il decorso del tempo non consolida la posizione soggettiva, poiché nessun affidamento meritevole di tutela può sorgere da un vantaggio conseguito mediante documentazione falsa. La valutazione sull’interesse pubblico risulta, in questi casi, intrinseca alla necessità di rimuovere un atto viziato alla radice.

4. Falsità documentale e irrilevanza della distinzione materiale/ideologica
Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Consiglio di Stato esclude rilevanza alla distinzione tra falsità materiale e falsità ideologica, nonché all’eventuale assenza di responsabilità penale del richiedente. Ciò che assume rilievo decisivo è l’oggettiva non veridicità dei documenti posti a fondamento del provvedimento favorevole, idonea a compromettere l’intero procedimento amministrativo.

5. Garanzie partecipative e comunicazione di avvio del procedimento
La decisione affronta anche il tema delle garanzie procedimentali, affermando che la comunicazione di avvio del procedimento può essere omessa quando la partecipazione del privato non sia in grado di incidere sull’esito finale. In presenza di una falsità documentale accertata e non contestata nel suo dato oggettivo, l’apporto partecipativo non potrebbe condurre a una diversa determinazione dell’Amministrazione.

6. Considerazioni conclusive
Il parere in commento conferma un orientamento rigoroso in materia di cittadinanza, riaffermando che lo status civitatis non può fondarsi su presupposti falsi e che la stabilità del rapporto giuridico è subordinata alla legittimità originaria del provvedimento. La pronuncia assume rilievo sistemico, poiché rafforza l’idea che l’integrazione giuridica dello straniero passi anche attraverso il rispetto delle regole procedimentali e della veridicità documentale, senza spazi per sanatorie di fatto fondate sul mero decorso del tempo.

Fonte primaria del provvedimento
La decisione oggetto di analisi è consultabile integralmente nella pubblicazione Calameo:
👉 https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568
(link diretto: https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568)

Avv. Fabio Loscerbo

Dichiarazione di trasparenza sulle fonti:
Il presente contributo si basa esclusivamente sull’analisi del testo ufficiale del parere del Consiglio di Stato, pubblicato nella versione integrale indicata sopra. Non sono state elaborate massime né parafrasi del principio di diritto diverse da quanto desumibile direttamente dalla motivazione del provvedimento.